Albero sì! ma con gusto (degli altri)

di LUCA GUERINI

Si può piantare un albero sugli scogli? Se lì è nato, egli vive, cresce, si fortifica tra gli scogli. Gli altri alberi, o forse teneri fusti (alcuni non adatti alle gelate dell’inverno, moriranno lentamente) lo guarderanno quasi non capendo perché tende verso l’alto quei rami. “Ha il gusto di essere albero!” diranno alcuni. E’ più facile essere albero da frutto nel campo di un contadino che si sveglia alle 5 del mattino, in un convento con gruppi di frati che lo curano ogni giorno a suon di preghiere (e adulazioni), in una piazza dove ogni tanto ci scappa pure la foto di un turista attento! Ogni tanto un frutto, un fiore e qualcuno che passa (perso tra i suoi mille pensieri) nota che è bello questo o quel fiore, ma lì finisce. Per lui (permettetemi di continuare questa personificazione) non ci sono innaffiatoi, solo poca pioggia quando la Siccità decide di non colpire quella zona. Quasi ci si dimentica che c’è stato quell’albero e la dimora di nuove piante da parte degli uomini di quel posto continua lontano da lì. Eppure non mancano le occasioni per ricordarsi che esiste: zia Margh si è fatta una foto col suo cappello rosa ed ha fatto il giro del mondo tanto da far venire su quegli scogli altri stranieri ad ammirare quei rami che crescono nonostante tutto. Quelli che abitano lì vicino no, se ne disinteressano. Niente acqua. Nessuna cura. Nessuna attenzione. Lontano da lì i frutti raccolti vengono apprezzati, se ne parla sui giornali di fuori. Nulla in quella città. Nulla vicino a quegli scogli. Avviene che, in una primavera delle tante, l’albero cammina (come è buffa quest’immagine!) in un campo distante da lì, continua a crescere e far frutti. A questo punto la nostra storia finisce o meglio diventa attualità e cambia la nostra domanda: Può non crescere l’albero dove è nato? A parte la retorica e le considerazioni botaniche che non sono sicuramente di nostro interesse, bisognerebbe capirne il motivo, a chi “dare le colpe” e quali sono stati i propri (quelli dell’albero, insomma) sbagli. L’albero della nostra favola si chiama Skenexodia ed è una realtà teatrale che ho fondato 13 anni fa con quattro bambini dell’Oratorio Salesiano di Civitavecchia. Dopo dieci anni in città nei quali raramente ho avuto componenti civitavecchiesi ed attratto invece attori professionisti e volti televisivi da Torino alle Isole. Adesso l’albero vive a Pesaro dove mi son trasferito due anni fa per prendere la seconda (e poi la terza) laurea, ho cinquanta attori motivati e la scorsa settimana in dieci giorni del calendario in otto era segnato “SPETTACOLO”.

di LUCA GUERINI