DE-CREATION
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
Fu Giove, forse Saturno. Uno dei due, forse entrambi, alterarono le rispettive orbite. Era già accaduto. Miliardi di anni fa. Allora, una pioggia di asteroidi colpì il Pianeta ed una massa di esso si staccò creando la luna.
Ora accadeva di nuovo. Un asteroide si avvicinava a velocità verso la Terra. Non si conoscevano bene le cause effettive, ma poco importava. Melancholia era stato battezzato. Una ironia tragica!
Clarice osservava la creatura infissa sul cielo come una grossa luna piena visibile nettamente anche di giorno. Osservava silente. La gente era impazzita. Le Chiese, finalmente zeppe di postulanti, destavano la gioia tragicomica del clero. La auto correvano velocemente in su ed in giù verso mete assurde, senza alcun senso. I politici invocavano la calma attraverso tutti i mezzi di comunicazione ma i primi ad essere allarmati ed angosciati erano proprio loro. Le guerre del globo si erano placate magicamente, nessuno sparava più un colpo. L’unico grande assalto era contro i supermercati: si comprava, si depredava, si riempivano i frigo e le credenze . Ma era come per le auto vaganti, non esisteva alcuno scopo. Si faceva solo per fare qualcosa, per distrarre l’angoscia, tutto senza una ragione. Tutti attendevano l’impatto, tutti anelavano alla deviazione.
Clarice appoggiava le sue mani sul gelido marmo della balaustra da dove osservava il cielo arricchito dalle due lune, la familiare e la nuova intrusa. Accanto a lei era Simone avvoltolata in insulso cappottino grigio che mirava il cielo senza un fremito. Meditava il volto incontaminato della Necessità, di quella gravità che governa il mondo: “Passiamo la vita a mentire Clarice. Crediamo il mondo fatto a nostra misura, inventiamo consolazioni, protettori. Dio, Clarice, governa questo mondo solo attraverso la Necessità spietata della Natura. Guarda, questo asteroide obbedisce ad una traiettoria, insensibile alla nostre lacrime, insensibile come lo è una bilancia al peso di una morbida piuma. Sai perché è bello l’universo? Lo è solo per la sua indifferenza sovrana!”
Clarice alzò la mano indicando con il dito l’asteroide che si faceva di ora in ora sempre più grande: “Guarda Simone, guarda come scende. Non ha fretta. Un occhio cieco che viene a chiudere i nostri occhi. Guarda ora questa lurida blatta agonizzante, gli insetti stanno iniziando a morire e forse anche gli uccelli. Io ti dico, Simone, che questa blatta, questo marmo, la mia carne, la tua carne, la roccia che incombe sopra le nostre teste, tutto questo è il divino. Il divino non sta nei cieli puliti ma nel neutro vivente, negli scarti, nelle secrezioni, in questa repellente blatta morente . Non esiste distinzione fra sacro e profano. E’ la vita il grande miracolo, quella impersonale non gravata dal nostro utilitarismo egoistico. La vita della blatta come la vita dell’essere più nobile. Ma ora questa roccia celeste viene. Non viene a giudicarci, viene solo a mescolarsi con noi. Tutto, fra poco, ritornerà identico, tutto sarà ventre cieco della materia. La vita terminerà dovunque! E ciò mi angoscia più d’ogni altra cosa.”
Con gli occhi fissi al cielo Simone sussurrò: “Clarice tu confondi la vita con il biologico. Ciò che deve morire fra poco non è la carne ma l’Io, il tuo ego, la tua volontà di essere! Ascoltami, sai quanto me , perché siamo pur sempre ebree, che Dio per poter creare ha dovuto fare un passo indietro, ha dovuto svuotare di se stesso uno spazio, altrimenti non poteva sorgere qualcosa. Ha dovuto contrarsi. Dio si è ritirato per permettere di essere a qualcosa che non fosse lui. Ebbene, noi, poveri idioti, pensiamo di essere autonomi. Di essere come se questo fosse un diritto da noi stessi prodotto. Clarice una sola è la cosa che dobbiamo fare: non urlare il diritto alla sopravvivenza ma semplicemente abdicare come Dio ha fatto. Fare il cammino a ritroso. Far passare il creato nell’increato. Riconsegnare il proprio io al silenzio originario. De- creation! Questo enorme sasso là in alto prima di colpire la carne deve trovare che la carne non ha più un io che la domina, la comanda, la dispone”.
Clarice si allontanò dalla balaustra dirigendosi verso il bosco. Si girò con dolcezza verso Simone: “
“La materia sta facendo il suo corso. Il pianeta non ci odia, non ci punisce. Il divino è immanente alla materia. La Natura non chiede di essere capita né tantomeno perdonata. La materia umana non deve redimersi da nessun peccato originale. L’essenza di ogni cosa è essere, perseverare. Ma per l’uomo, che sa comprendere, la morte è solo un rientrare nella sostanza divina. Accetto serenamente questa morte che scende dal cielo. Il mio mondo finito io lo riconsegno all’infinito. Tu, Simone, vuoi farti trasparente, perdere la gravità del tuo ego per passare alla luce di un Dio assente. Io voglio farmi terra che fiorisce alla vita pur sapendo dell’imminente grandine. Io voglio dar vita alla vita sia pur per qualche attimo. Addio, mia dolce Simone.”
Inoltratasi nel bosco, Clarice, incontrò un uomo seduto che fissava tra i rami la grande nuova luna nel cielo.”Voglio che tu mi renda fertile- scandì Clarice- Ascolta, non ti allarmare, fra non molto tutto sarà terminato. Feconda il mio ventre. Non aver timore. Ti prego. Farò del tutto per facilitarti. Lo prometto. Non tirarti indietro. E’ importante dar vita ad una vita. Non ha alcuna importanza il fine. Rammenta questo prima che sia troppo tardi: ogni cosa al mondo fiorisce senza perché. Non domandarti altro. Ecco il mio corpo , uomo senza nome!”
Breve fu il tempo dopo il quale un vento si diffuse con estrema intensità. Un vento che non spingeva ma attirava a sé come un enorme magnete. Ogni cosa, la cotica erbosa, le rocce, i mattoni delle case, l’acqua dei fiumi e dei mari, le cellule della carne, gli atomi delle cose, tutto si dissolse attratto da un immenso turbine. Poi l’asteroide penetrò la Terra.
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Clarice Lispector, Simone Weil. Un giorno la vita ebbe cura di accogliervi.
CARLO ALBERTO FALZETTI
