L’Ucraina e l’eterno ritorno della guerra
di NICOLA R. PORRO ♦
La guerra in Ucraina l’abbiamo metabolizzata? Voglio dire: la consideriamo un evento indesiderato la cui causa va attribuita all’uno o all’altro dei contendenti affidandoci non a riflessioni in qualche modo probanti bensì a vecchi pregiudizi o ad umori che poco hanno a che fare con una credibile e documentata analisi del caso? Uno studioso come Jeffrey Sachs, certo non sospettabile di approcci improvvisati a tematiche che interessano la pace e la guerra, ha sviluppato una stimolante riflessione sullo scenario politico internazionale.
L’interminabile guerra di Ucraina, la progressiva espansione della NATO nel corso dell’ultimo quinquennio, la irrisolta “questione russa” e le crescenti tensioni nelle relazioni est-ovest suggeriscono al politologo americano un’analisi non rassicurante del rapporto fra la Russia e le democrazie occidentali. Quella che si viene affermando giorno dopo giorno nell’opinione pubblica gli sembra infatti una rappresentazione fuorviante e pericolosa del confronto fra le potenze occidentali a guida americana (a vocazione trumpiana) e una Russia che pare regredire giorno dopo giorno al modello sovietico.
L’analisi di Sachs poggia infatti sul postulato che la guerra, questa guerra, non rappresenti semplicemente l’ennesima riedizione del mai superato conflitto tra Russia e Ucraina. Si può piuttosto sostenere che esso rappresenti un preoccupante ritorno agli ultimi anni della guerra fredda, quando si consumò la speranza di una pacifica transizione a una pace garantita dalle democrazie occidentali. Sachs chiama conseguentemente in causa tutti gli attori in campo, a cominciare proprio dall’Europa. Denuncia però, allo stesso tempo e con particolare severità, le responsabilità degli Usa che avrebbero pregiudizialmente ignorato le non sempre infondate preoccupazioni russe, soprattutto in materia di sicurezza.
La politica trumpiana avrebbe insomma preferito reiterare un anacronistico, sebbene temperato, ritorno alla filosofia della guerra fredda. Il panorama internazionale ha risentito non poco di questo indesiderato revival. In pochi mesi sono infatti venuti al pettine alcuni nodi irrisolti di particolare rilevanza. Si pensi soltanto alle rinnovate tentazioni espansionistiche che serpeggiano in alcuni Paesi della Nato come effetto inintenzionale della riunificazione tedesca. È del resto evidente come il repentino tracollo dell’Unione Sovietica e l’altrettanto celere affermarsi di un’egemonia unipolare americana abbia paradossalmente prodotto una riedizione dell’ordine mondiale non troppo diversa da quella che aveva fatto seguito alla Seconda Guerra Mondiale.
Sachs sottolinea però convincentemente come la nuova stagione della guerra fredda non si esaurisca in un pur preoccupante ritorno alle opposizioni ideologiche. Basti pensare in primis ai costi stratosferici della rivoluzione tecnologica che interessa gli apparati militari senza sottovalutare gli effetti della corruzione alimentata a tutte le latitudini dalle logiche della geopolitica. Un fenomeno, si badi, che sta silenziosamente monopolizzando la stessa gestione dell’intelligenza artificiale e dei suoi impieghi. A parere di Sachs, insomma, solo un’autentica neutralità dell’Ucraina, garantita dalle maggiori potenze, può favorire quel rapido ridimensionamento delle ambizioni della Nato che è necessario al ritorno della pace. Vasto programma…
NICOLA R. PORRO

Nicola ci offre oggi un interessante quesito: la Russia sta ritornando al modello sovietico per cui sta iniziando una nuova fase di guerra fredda anni 50, 60?
Certamente la tesi dello studioso citato da Nicola è giusta . Tuttavia esistono alcune differenze rispetto al periodo dalgli anni n’40 al 1989. Innanzitutto un bipolarismo iimperfetto, asimmetrico (la Russia ha un PIL ben più basso degli Usa, pari al solo 2% mondiale). La mancanza di ideologia(puro capitalismo ibrido con nostagie irrilevanti). Situazione satellitare con la Cina. Guerra convenzionale con dissolvimento dei trattati un tempo esistenti.
La Russia appare il partner minore del vero attore, la Cina. La guerra fredda sembra essere quella tra Occidente e colosso cinese. Una guerra fredda però con sistemi di sicurezza minori del passato per cui l’errore di calcolo è oggi ben più evidente.
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Da Rosamaria: condivido l’analisi di Sachs, sostengo da sempre la neutralità dell’Ucraina per mille ragioni; sono stata sempre contraria all’ingresso nella Nato di paesi che hanno usi costumi tradizioni troppo distanti dai valori occidentali e penso che la neutralità dell’Ucraina possa garantire un maggiore equilibrio
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Un’analisi lucida che sposta giustamente il fuoco dal contingente al sistemico. Ridurre la crisi ucraina a un semplice scontro bilaterale significa ignorare le faglie geopolitiche globali che stiamo pericolosamente riattivando. La vera domanda che pone l’articolo e che dovremmo farci tutti non è solo come fermare le armi, ma come ridisegnare un equilibrio di sicurezza europeo che non si basi sulla logica obsoleta dei blocchi contrapposti, soprattutto in un’era in cui la tecnologia e l’intelligenza militare corrono più veloci della diplomazia.
Viviamo nell’illusione di esserci lasciati alle spalle la Guerra fredda, mentre stiamo solo assistendo al suo aggiornamento tecnologico e digitale. Come sottolinea l’articolo, il rischio più grande non è solo il ritorno a vecchi fantasmi ideologici, ma l’assuefazione a un conflitto permanente che sta ridefinendo il potere globale attraverso la militarizzazione dell’innovazione. La neutralità e la diplomazia non sono segni di debolezza, ma l’unica vera via d’uscita da questo eterno ritorno.
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L’analisi di Sachs scorda di cercare la relativa quota di responsabilità del regime Russo come chi, a fronte di due coniugi che vanno a separarsi, considerasse le responsabilità solo di uno e non quelle dell’altro. Lui, come altri in questa vicenda, invocano una sorta di diritto di sicurezza per la Russia in qualche modo sovraordinato al diritto di altri paesi sovrani di allearsi con chi gli pare. Per altro l’analisi di Sachs dimentica di considerare i motivi per i quali gli Ucraini non hanno propriamente buoni ricordi degli ‘amici russi’.
É vero che il cane NATO “ha abbaiato” al cane russo, ma l’abbaio non può legittimare una risposta fatta di morsi letali.
Si condanna giustamente il genocidio dei Palestinesi e le politiche inumane ed abominevoli di Israele ma si giustificano i carri armati, i missili e le bombe russe. Sachs giudica illegale l’invasione russa, ma non attribuisce alcuna ‘responsabilità’ russa al conflitto in corso confinandola tutta nella politica espansiva della NATO, negando non solo il diritto dei paesi sovrani a scegliersi gli alleati che credono, ma anche il diritto alla sicurezza tanto pretestuosamente invocato dai russi. Ignorando anche le molte dichiarazioni di Putin e non solo, sulla ‘inesistenza’ dell’Ucraina come nazione sovrana, ipotizzando quindi una sorta di diritto a riprendere possesso di quei territori. Questo a Sachs sfugge?
Luciano Damiani
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