FRATE FRANCESCO OTTOCENTO ANNI DOPO
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
Al tempo dello inverno santo Francesco volle uscir fori a Ierusalemme per incontrare uno lupo grandissimo, terribile, feroce lo quale divorava le cose, le case, l’animali e, eziandio, anche li bambini e le femmine e l’homini tutti.
Per la qualcosa santo Francesco nutrendo tanta compassione per la gente che era ammassata lungo la marina si volle incontrare con questo lupo.
Ed ecco che veggendo molti homini i quali erano venuti a vedere questo evento il detto lupo si fè incontro a lo santo. Ma lo detto lupo non era solo. S’accompagnava a isso una iena maculata con li occhi piccoli che veniva dalla Sarmatia ed uno cattivo bestione fulvo che veniva oltre il grande mare.
Lo lupo, la iena, e lo bestione fulvo si fecero incontro a Francisco colla bocca aperta che gocciolava saliva e schiuma bavosa. Santo Francesco fece loro lo segno della croce e chiamandoli a sé diceva: “Frate lupo, sorella iena, frate bestione voi fate molti danni in queste parti e altrove. Grandissimi malefici voi fate e guastate e uccidete le creature di Dio senza alcuna sua licenza, anzi lo fate nello nome di isso Iddio stesso. Per la quale cosa voi sete degni delle forche come omicidi pessimi.
La terra matre v’è innimica. Lo frate Sole è radiante ma voi lo fate malato e bollento. Sorella Aqua è umile et pretiosa e casta e voi la sudiciate. Frate Aere che è nubilo e sereno non è più sostentamento per le creature.
Rammentate, fratello lupo, sorella iena, frate bestione che a la morte corporale nullo homo vivente po’ scappare “
Appena finito di parlare frate Francesco levò li occhi e s’avvide che negli arbori vicini stava una moltitudine di uccelli che subitamente vennero a lui ed insieme tutti quanti stettero fermi mentre Francisco compiè di predicare e poi impartì loro la benedizione. E disse lo santo guardando le tre belve ammutolite: “Vedete queste creature non seminano, non mietono e Iddio le pasce e dà loro fiumi e fonti pe’ bere, valli e monti pe’ rifuggiassi, e l’arbori tanti pe’ fare lo nido. Ed essi non sanno filare ne cucire ma Iddio li veste e li colora. Guardatevi tutte, oh creature di Dio, animali uomini e cose, dalla ingratitudine. Nessuno homo può dirsi sicuro. Nessuno homo può dirsi indipendente. Pure il più potente, il più ricco, il più temuto non potrà sfuggire al giudizio sulla sua vita in Terra”.
E guardando le tre belve disse: “Quanto malanno avete fatto! Io voglio far pace fra voi e le vostre vittime, fra i morti e gli ancora in vita. Sicchè voi non offendiate più, ed esse vittime perdonino ogni offesa passata.
Le tre belve gaglioffe allora, sentito il comandamento, fecero assemblea e ognuno di loro decise di come eliminare lo intruso venuto da un da uno dio ignoto che niuno dei tre soleva riconoscere come lo “proprio dio”, quello per cui ed in nome del quale essi compivano i loro indegni misfatti.
Lo bestione fulvo propose immediata la sua soluzione. Per isso, lo frate, non poteva che apparire al popolo plaudente come uno pitocco, come un essere bizzarro, una caricatura. Lo pauperismo che questo homo italicus cova nella mente, argomentava lo bestione, mena verso lo disfacimento del successo e della forza danarosa. Niente censure, niente costrizioni: demolirlo gettando su lui il ridicolo e facendo isso apparire pieno di tristizia, come mosso da altri, dalle volpi scaltre avversari innimiche politiche dello bestione.
Per la astuta e maculata iena lo pacifismo sfascia l’ allegrezza interna riconquistata col modo bellico. La tradizione comanda che la perdizione avvenga per lo merito de la burocratica via. La “verità” da diffondere nell’aere è che isso sia uno “agente straniero”poscia: confinamento verso i luoghi remoti e freddi, i più remoti possibili. La convinzione salda della iena ridens è che “voce disarmata più perigliosa è” per l’ordine pubblico e la dottrina patriottica. Allo confino, dunque! Poi chissà , pazientemente, la provvidenza potrebbe apparecchiare qualche imprevisto malanno a danno dello frate impertinente.
Infine il lupo digrignando i denti disse in faccia dello istesso Poverello:” Tu predichi lo Messia. Ma lo Messia è di là dal venire e quando esso verrà, quello in veritate, sarà pace nello mondo: spezzeremo le loro spade e ne faremo aratri, così Isaia! Ma nell’attesa, ricorda bene che da noi fa legge la Regula: se uno viene per ucciderti, previeni isso ed isso uccidi! Nella santa Tanakh esiste necessità storica e necessità teologica della difesa della terra e del popolo. Tu, Francesco, sei il portavoce di un evento che si è già consumato ed è perciò che esso smentisce, vanifica, drammaticamente tutta la nostra fede. Sei troppo periglioso per poter vivere nuovamente! Necatelo! (Crucifige, crucifige, homo che se fa rege…)
Che mondo strano- mormorava fra sé Francesco mentre prestava ascolto a quei ignobili ceffi, veggendo ormai che il suo pensiero non si adempiva- nella mia prima vita quaggiù quando andai dal Sultano in Terra Santa disarmato a parlare di pace egli ne fu quasi convinto. Mi rilasciò felice. Era una brava persona. Certo, proprio un brav’uomo. Che strano, vedo qui tanto progresso per le cose del mondo,eppure tanta tristezza fra gli hommini. Che strano il progresso!
E fatta la constatazione, poco prima della dipartita disse alla folla che ascoltava: fate degno affidamento a Dio. E Iddio vi libererà dallo lupo e dalla iena e dallo bestione e, più ancora, nel futuro dallo foco infernale!
E, affranto, dipartissi.
CARLO ALBERTO FALZETTI

Vorrei trovare soltanto uno sprazzo della grande illuminazione di Francesco, lui sì veramente “dies” nel senso proprio della luce: vorrei trovare anche solo un piccolo spazio meditativo, uno spazio in cui il tempo rallenti per lasciare spazio al respiro. Maria Zeno
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