LA VIA
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
Dove ti nascondesti, amato, lasciandomi gemente? Mi alzo, vado in giro per la città, per le strade e piazze a cercare l’amore della mia vita. Lo cerco e non lo trovo. Mi incontrano le guardie della città: “Avete visto l’amore della mia vita?”Una voce! Il mio amante bussa. Mi sono tolta la tunica dovrei rimetterla?Il mio amante mette la mano nella fessura, le mie viscere fremono per lui. Mi alzo per aprire al mio amante, le mie mani colano mirra e la mirra delle mie dita scende sul manico del chiavistello. Nelle fessure tutte succulenti i miei frutti squisiti, novelli e passiti, serbati per te, o mio amante….. Sì i tuoi abbracci mi eccitano più del vino……..
Frammenti scagliati da un passato lontano che appena ho terminato di leggere.
Leggere a Julia.
Occhi che vedo piccoli, come sempre. Lucenti come bagliore di candela. Fissi, come non mai.
E’ con intensità inquietante che penetrano il fondo del mio animo e turbano. Ho di fronte il temibile perché superbo.
Lieve ascolta e attende. Attende che io chieda.
La sensualità di Juan de la Cruz e del Cantico dei Cantici perché trova quiete nel sacro? Perché il verso di un mistico spagnolo assieme a brani di qualcosa che si dice essere “parola di Dio”? Perché tutto questo declinare del finito nell’infinito?
Julia ha la mia età, è una autorità come filosofa, linguista, psicanalista, scrittrice. Jula Kristeva, profumo di rosa bulgara, enigma di fenice. Ho letto il suo Histoires d’amour ed ho compreso il suo pensiero d’amore. Ma sono le sue parole che il mio animo vuole assorbire.
Caro! Forse potrei, volgere in carissimo?
Io vedo qui, innanzitutto, la nascita di qualcosa che inebria. E’ il soggetto femminile che incanta,che giubila soave poi che ebbro della sua forza, comprendi? Alle soglie della civiltà una donna prende la parola e lo fa così audace da esprimere ciò che sente nei recessi più celati del suo animo, e lo fa percorrendo un clivo scosceso irto di incomprensioni e fraintendimenti, e lo fa come soggetto attivo del discorso e non più oggetto passivo. Sente ed esprime il piacere, il ritmo del suo corpo, il delirio della passione, palpito dopo palpito. Ascolta, solo una donna sa veramente far sgorgare il soave.
Mi interroghi? Come è possibile che il sacro appaia quale luce che folgora in un fogliame lussureggiante di desiderio?
Prima del Cantico l’amore sacro era pari a Legge: Amerai il Signore Dio tuo! Si ama per comando in modo asimmetrico. Un Dio che fa violenza che costringe perchè forte della sua immane potenza. Con il Cantico non è più così. Subentra l’eros pulsionale umano che non cancella quello spirituale ma…. lo abita! (Lo abita: che bello questo pensiero della carne che abita lo spirito). Amare non per ubbidire al comando ma amare per “desiderio di amare”: uno scardinamento! La Legge non è più scritta su tavole di pietra ma emerge nel tormento e l’estasi del desiderio sensibile. L’amore sessuale non è più un fine ma una soglia per andare oltre. La percezione del corpo dell’altro costringe ad uscire dall’isolamento egoico ed indica una possibilità di rigenerazione della comunità. La via platonica ancora una volta trova conferma.
Mi considero non credente ma se il legame con Dio è quello del Cantico allora sono pronta a condividerlo fino in fondo. Per esprimere amore l’uomo non ha di meglio che il suo linguaggio erotico. Il mondo femminile lo ha sempre compreso e la mistica delle grandi mulieres medievali e successive lo attesta.
Ebbene io ti dichiaro dall’alto dei miei ottantacinque anni prossima come te ad esaurire il ciclo vitale che solo la via dell’amore può salvare. Solo questa è la via. L’amore non è un algoritmo ottimizzabile ma l’accettazione radicale dell’altro nella sua finitezza e imperfezione. L’amore, questo incrocio del tempo con l’eterno.
Ascolta! E’ Martha Argevich. Ha la stessa nostra età. Come possono mani avvizzite ed esauste produrre la stessa melodia di sempre? Il corpo invecchia ma l’atto creativo rimane intatto. L’amore è una potenza che opera anche quando la materia si fa trasparente, quasi accidentale, quasi invisibile.
CARLO ALBERTO FALZETTI
