LE DONNE VINCONO E GLI UOMINI?
di STEFANO CERVARELLI ♦
Le donne vincono e gli uomini? Un po’ di meno.
Le donne dello sport italiano oramai da più di un biennio vincono più degli uomini negli appuntamenti internazionali.
Giochi olimpici di Parigi: sette ori per le donne, tre per gli uomini.
Giochi olimpici vernali di Milano-Cortina: sei ori per le donne su dieci complessivi.
E la storia si è ripetuta ancora in questi giorni agli Europei di nuoto e tuffi a Parigi, e agli Europei di atletica a Birmingham, in Inghilterra.
Inoltre sembra oramai certo che alle prossime olimpiadi, quelle di Los Angeles, per la prima volta nella storia vedremo più atlete che atleti; si calcola infatti una presenza di 5.333 donne contro le 5.167 presenze maschili.
Ma vediamo qualche numero riguardante in maniera specifica le nostre nazionali e per farlo partiamo dai campionati europei acquatici disputatisi a Roma nel 2022.
Nell’edizione parigina le medaglie complessive sono calate del 30%; quattro anni fa sono state 67 (24 ori, 24 argenti, 19 bronzi) mentre a Parigi il bilancio complessivo è stato di 43 (13, 15, 15). Quello che colpisce però è il dato riguardante il genere: gli ori maschili sono passati da 13 a 2; mentre quelli femminili sono aumentati di due passando da sette a nove, grazie alle imprese di Chiara Pellacani, di Ginevra Balducci di Simona Quadarella e di Sara Curtis.
Uguale tendenza si è riscontrata nell’atletica leggera.
Qui siamo passati dalle 24 medaglie di Roma 2024 (11 ori, 9 argenti, 4 bronzi) alle 22 di Birmingham (10, 6, 6). Le medaglie d’oro femminili, ma con più atlete partecipanti, sono passate da 4 a 5 per merito di Nadia Battocletti, Dariya Derkach, Sofia Fiorini, Larissa Iapichino, mentre i successi maschili sono scesi da 7 a 5.
Insomma, quella che viene definita “la rivoluzione silenziosa” che ha avuto in Julio Velasco un eccellente condottiero, continua.
E continua proprio a distanza di un secolo dall’impresa di Alfonsina Strada, la ciclista che, sfidando il sistema e gli uomini, corse, portandolo a termine, il Giro d’Italia; e continua questa rivoluzione, fatemelo dire, perché inserita nell’unico vero sistema meritocratico del paese: quello sportivo, dove a parlare sono solo il cronometro e il metro.
Le donne vincono e lo fanno principalmente per loro stesse, non avendo più niente da dimostrare a nessuno.
Ritengo quindi che classifiche di genere, a questo punto non dovrebbero più esistere né tanto meno fare notizia .
Eppure certi concetti hanno bisogno di essere rimarcati perché ci sono obiettivi che devono essere ancora raggiunti, come quello della parità nell’accesso e nella pratica dello sport, la parità dei premi.
Nel 2024 in Italia il 33,1% degli uomini svolgeva attività sportiva in maniera continuativa, mentre a farlo era il 24,3% delle donne.
Da tener presente che questo divario è così da 10 anni e mostra il suo lato più negativo nelle regioni del sud.
C’è poi da considerare il notevole divario economico che ancora rappresenta “lo zoccolo duro” negli ingaggi, negli investimenti degli sponsor e nei montepremi di molti sport meno ricchi del calcio (che tra l’altro vince molto di meno….).
Se poi guardiamo alle donne dirigenti nel mondo sportivo ci accorgiamo che la percentuale è ferma da qualche tempo al 15%.
Ecco dunque spiegato, in conclusione, come le vittorie oltre a dare alle atlete prestigio, servano alle ragazze per riaffermare sempre più indiscutibilmente il loro diritto ad essere considerate al pari dei loro colleghi maschi.
Questo potrà accadere sopratutto quando si guarderà allo sport femminile con occhio diverso cercando di vederlo come vero e determinante momento per il raggiungimento completo della parità di genere.
STEFANO CERVARELLI
