JIHADISMO e IA, LE NUOVE ROTTE DEL TERRORISMO DAL CARCERE AL WEB
di DELFINA ANGELONI ♦
Di Delfina Angeloni
Jihadismo, radicalizzazione e Costituzione.
La minaccia jihadista nelle sue potenzialità di operare con attentati sul suolo Europeo è segnalata fra le minacce di rischio più elevato dagli analisti, nelle istituzioni e dalle intelligence del nostro continente. Ne sono cambiati i caratteri fondativi, ossia le peculiarità che determinano all’ interno di un tessuto di appartenenza religioso radicalizzato la declinazione di forme violente e sovversive. Parlando di radicalizzazione occorre considerare come per la costituzione italiana essa non costituisca un reato entro i confini del rispetto della morale comune e della decenza pubblica, almeno fintanto che non progetti od operi fattivamente una eversione violenta. Atti concreti che spostano la declinazione di una appartenenza religiosa all’ interno della giurisdizione penale. È lecito professare il proprio credo, riunirsi per celebrarlo e diffonderlo entro questi limiti. È indubbio dunque che il jihadismo, quale estremismo islamista, sia un insieme stretto e ben circoscritto all’interno del più ampio e non necessariamente pericoloso insieme della radicalizzazione. I margini di questa bolla jihadista interna devono essere immaginati come piuttosto opachi e duttili nello scambio con l’insieme più grande della radicalizzazione di cui fa parte e dal quale viene foraggiata spesso. Ma non sempre. Ma cosa significa jihad? il jihad, è un sostantivo di genere maschile. Esso è, all’interno della dottrina islamica, anzitutto uno sforzo. Una tensione spirituale nel percorso di fede verso il Dio, contro le proprie passioni e nel miglioramento spirituale della propria persona. L’ accezione di “guerra santa” condita da un fervore Occidentale figlio dell’epoca delle Crociate, fa riferimento al jihad al-asghar ossia il piccolo jihad. La difesa, anche armata, dal nemico esterno alla comunità islamica. Il meccanismo di scambio fra i due insiemi, ossia quello che porta la radicalizzazione a foraggiare le frange terroristiche nel nostro territorio, non è sempre l’unico meccanismo destinato consequenzialmente a portare in evidenza fatti come quelli più recenti al Pride di Berlino, durante il quale un cittadino tedesco di origini libanesi Abdoul Ballout, già noto alle autorità tedesche perché legato ad ambienti islamisti e uscito dal carcere a Maggio di quest’anno, si è scagliato contro la folla con un furgone durante il Pride della capitale tedesca del 26 Luglio. Il giovane in questione, sembra appunto non essersi radicalizzato nella pregressa esperienza carceraria ma grazie a strumentazioni ad oggi molto più diffuse e meno tracciabili come chat di piattaforme criptate, anche con l’uso dell’Intelligenza artificiale.
IA, misoginia e offuscamento di ideologie commiste.
Il carcere e altri luoghi di aggregazione come le moschee, sono stati almeno fino ai primi anni Dieci del 2000, grandi bacini di riferimento per il reclutamento e la diffusione dell’estremismo sunnita jihadista. Ne fu un esempio la moschea di Finsbury Park a Londra tra la fine degli anni 90’ e il 2004, dove l’Imam egiziano Abu Hamza Al Masri diffondeva il radicalismo religioso reclutando numerosi Foreign Fighters per i campi di addestramento dell’ISIS in Medio-Oriente.
Oggi, il reclutamento o meglio, la scelta che fa passare dal radicalismo religioso al terrorismo operativo non è sempre così presenziale come nei luoghi di aggregazione quali moschee e carceri e corre anche sul web. Per Abdoul Ballout sembra essere stata l’emulazione dell’esperienza jihadista con lo stato islamico di zio e cugini. Pare tuttavia che il ragazzo fosse anche un piccolo criminale già noto e che passasse molto tempo sul web. La sua esperienza di radicalizzazione è stata seguita anche dal giornale la “Stampa” con più di un articolo di F. De Felice.
Nel guazzabuglio di commistioni fra estremismi che corrono sul web, c’è anche la frangia jihadista in alcuni casi commista al nichilismo della destra eversiva e al neonazismo. Occorre sottolineare come la cassa di risonanza del sistema delle chat online e dell’algoritmo, noto come “Rabbit Hole”, non abbia lasciato spazio a vere e proprie ideologie organicamente declinate ma piuttosto a duttili forme opache e offuscate di estremismi. Nel caso del jihadismo non sempre chi compie un attentato è un attento conoscitore della sunna, delle declinazioni filosofiche della religione islamica e può non esserne un indefesso praticante. In questo significativo quadro di volatilità algoritmiche, commistioni opache ideologiche anche intercontinentali e ottundimento sistemico di funzionamento del web, il monitoraggio e la previsione del rischio diventano una faccenda complicata. Vi è inoltre la recente piega misogina dell’estrema destra che ha trovato nella radicalizzazione islamista una buona scusa per potenziare l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale con il plauso illecito della diffusione di entrambe le forme di radicalizzazione. Nel caso del radicalismo islamista la misoginia è fondata come strumento di controllo anche infragruppo, praticata dalle donne sulle donne e poi, nella narrazione nota dell’aggressione alla “donna del nemico” occidentale. Il tessuto della misoginia ha un potenziale esponenziale di rappresentazione e diffusione grazie all’ IA ma anche di commistione per offuscamento tra pseudo-ideologie estremiste. L’ anonimato spesso garantito da queste forme virtuali anche di duplicazione degli elementi, non è sempre di così facile “smascheramento”. L’ IA è un nuovo strumento di propaganda e indottrinamento anche per il jihadismo determinando anche una profilazione ibrida fra gli estremismi.
La prevenzione del fenomeno, aspetti critici per un intervento reale.
L’Italia nei primi anni di questo secolo non ha contato molti Foreign Fighters tra le file dello Stato Islamico in Iraq, eccezion fatta per alcuni casi isolati di acquisizione radicale molto interessanti ma oltremodo specifici e caratterizzati. Francia, Germania e Inghilterra hanno visto molti fra i loro cittadini di religione musulmana abbracciare l’estremismo sunnita e lasciare il paese per poi farvi rientro contribuendo all’ ultima stagione nota di recrudescenza jihadista nei primi anni Dieci del 2000, tra i quali l’attentato al “Bataclan” di Parigi nel Novembre del 2015.
I progetti di recupero sociale nelle carceri italiane che potrebbero far fronte anche al problema della radicalizzazione non hanno visto una strategia efficace da parte nel nostro ordinamento. I cosiddetti P/CVE esistenti sono spesso finanziati dall’ Europa ma ottengono un vaglio critico spesso severo dalle nostre istituzioni e sono stati oggetti di numerose critiche, fra le quali la securitizzazione della società, il rischio di confondere convinzioni radicali legittime con l’estremismo violento e la discriminazione alla base della comunità islamica. Questi programmi non hanno inoltre risultati visibili in merito alla loro efficacia. Non è infatti possibile dire che in assenza di reati, essi abbiano funzionato in quanto non è possibile acquisire prove tangibili di questo comportamento sociale corretto.
Il neonatissimo partito degli “Europeisti” in Italia sta facendo discutere molto per una recente posizione ideologica di proposta governativa che vorrebbe vietare l’utilizzo alle donne musulmane del ni-qab, il velo che copre interamente corpo e volto lasciando scoperti solo gli occhi. La confusione fra radicalizzazione, estremismo violento e i problemi di rischiosa securitizzazione sociale segnalati da questa proposta rischiano di declinare forme legislative anch’esse estremiste come la laicizzazione della società.
La profilazione di un potenziale terrorista, l’individuazione degli in-put strategici che portano alla radicalizzazione e la segnalazione preventiva di soggetti a rischio, dovrebbero avvenire all’ interno dei presidi sociali di riferimento quali ad esempio le scuole. La nota resistenza accademica di collaborazione e compenetrazione del lavoro delle figure professionali che sarebbero coinvolte non sta lasciando ancora una volta lo spazio necessario di intervento per la prevenzione di questi fenomeni. L’Italia è ad oggi il paese più addestrato e efficiente nell’ intervento operativo sul terrorismo e nella sua prevenzione da parte degli apparati militari, anche come risultato della lotta alla mafia. Tuttavia, è rispetto alla minaccia recente dello jihadismo violento anche per la prevenzione della radicalizzazione capillare con le nuove tecnologie e IA, che si dovrebbe pensare a progetti di sensibilizzazione e recupero come un’occasione di intervento preventivo che tuteli il rispetto del dialogo interculturale, la libertà cultuale e una risposta non necessariamente solo punitiva di questi fenomeni e abbandonando le resistenze alle collaborazioni accademiche e professionali più ottuse ed egoiche. La nuova soglia critica di minaccia operativa sul territorio Europeo, impone interventi reali e condivisi che non possono essere procrastinati ad un intervento squisitamente emergenziale.
DELFINA ANGELONI
