I tecnomonarchi e le radici liberali della nuova destra
di PATRIZIO PAOLINELLI ♦
Nel panorama politico statunitense la corrente reazionaria oggi più in auge è rappresentata da Elon Musk, Peter Thiel e Curtis Yarvin. In Tecnomonarchi. Gli ideologi della nuova destra all’attacco della democrazia, (Donzelli, 2025, pp. 208), Alessandro Mulieri ricostruisce le origini di questo movimento politico, economico e tecnologico. Per quanto critica, la sua analisi non esce dall’alveo della democrazia liberale e muove dalla preoccupazione per la dirompente radicalità politica degli ideologi legati alla Silicon Valley e al trumpismo.

Secondo Mulieri, con l’attuale amministrazione statunitense non si assiste soltanto a un assalto alle istituzioni democratiche, ma a una «rivoluzione reazionaria» promossa da imprenditori, ideologi e politici definiti tecnomonarchi. Pur non formando un blocco omogeneo, essi condividono la sfiducia nella democrazia egualitaria e immaginano uno Stato amministrato secondo logiche aziendali.
La nuova destra rielabora temi di Thomas Carlyle, Friedrich Nietzsche, René Girard e Carl Schmitt ricavandone l’idea che uguaglianza e democrazia siano costruzioni artificiali contrarie all’ordine naturale delle cose. Progetta così una società gerarchica guidata da un’élite tecnologica e finanziaria. Le posizioni di Curtis Yarvin, Nick Land, Peter Thiel, Hans-Hermann Hoppe e Elon Musk fondono concezioni premoderne, come la gerarchia naturale e la disuguaglianza ontologica, con la celebrazione della tecnologia.
L’approccio di Mulieri presenta però un limite: resta nel pensiero dominante e nella narrazione atlantista. Pur denunciando le tendenze dispotiche della nuova destra, non considera il nesso strutturale tra democrazia liberale e capitalismo. Il fenomeno appare così una deviazione autoritaria da un corpo sano, mentre la democrazia liberale è storicamente intrecciata con il colonialismo, l’imperialismo, lo sfruttamento e il razzismo. La deriva dei tecnomonarchi non sembra dunque una patologia estranea al sistema, ma una possibilità immanente al capitalismo.
Anche sul piano epistemologico il modello statunitense rimane il riferimento: oggi sarebbe in crisi per il trumpismo, ma potrebbe tornare liberale con opportuni aggiustamenti. Sotto questo aspetto, il libro mostra quanto sia difficile pensare fuori dagli schemi politico-culturali statunitensi. Tuttavia, Mulieri ammette che la democrazia liberale potrebbe prima o poi esaurire il proprio ciclo storico, ma non indica quale ordinamento possa sostituirla. Si limita a contrapporre alla nuova destra una versione idealizzata di quel modello politico.
Nel rapporto tra capitalismo e democrazia, la nuova destra sembra più una figlia ribelle della tradizione liberale che un’anomalia. Se lo scontro per la società futura avviene tra l’anima moderata e quella reazionaria del liberalismo, resta irrisolta la questione dell’alternativa. I tecnomonarchi vogliono ridurre i vincoli democratici e concentrare il potere nelle élite tecnologiche e finanziarie, trasformando in senso oligarchico il sistema che li ha prodotti, fino a costituire un ordine sociale neofeudale. Il saggio documenta questo processo, ma diventa ancora più utile se si mettono in discussione anche le condizioni economiche e politiche che hanno favorito l’ascesa della nuova destra.
PATRIZIO PAOLINELLI

Patrizio ottima recensione! Fai molto bene a citare e far conoscere questo testo. L’arroganza di Silicon Valley è il vero grande problema del futuro (e noi stiamo andando dietro ai nostri miseri problemini nazionali).
In particolare è Thiel a preoccupare perchè oltre che tecnocrate è un uomo di pensiero (ha studiato con Girard). Le idee che hanno sembrano essere epocali: la tecnologia come kathecon, il potere apocalittico che trattiene l’Anticristo (cioè il caos democratico). Il gioco al massacro della competitività liberale sul mercato che per via della emulazione mimetica(Girard) condurrà al fallimento, dunque un controllo centrato sul nuovo Principe (Leviatano tecnologico). Lo stato di eccezione che richiede, come dice Schmitt, l’intervento di leggi speciali ed anti democratiche.
E’ su questi temi che dovremmo indagare non cadendo nella trappola, da loro posta, di innamoramento della IA. L’ordine del mondo è minacciato e non tanto dalle guerre classiche ma da questa visione che figlia del capitalismo travalica lo stesso. Un feudalesimo tecologico? Questo dovrebbe essere il tema da dibattere.
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Ottima recensione! Il 3 agosto 2026, contestualmente alla pubblicazione dei risultati relativi al secondo trimestre dell’esercizio, Palantir Technologies ha diffuso la tradizionale Letter to Shareholders, firmata dal cofondatore e amministratore delegato Alex Karp. Le lettere agli azionisti delle società quotate hanno normalmente una finalità ben definita: illustrare i risultati economici, spiegarne le cause, indicare le prospettive dell’impresa e rafforzare il rapporto fiduciario con gli investitori. invece Karp ne ha fatto un manifesto “politico”: la tecnologia è la AI come strumenti di potere e di vassallaggio. Proporrò un articolo per la prossima settimana.
Paolo Poletti
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