A che punto é l’autonomia differenziata?
di ANNA LUISA CONTU – ENRICO VENERUSO ♦
L’autonomia differenziata cacciata dalla porta con il pronunciamento della Corte Costituzionale contro la legge Calderoli n 36/2024 tenta di rientrare dalla finestra attraverso le intese firmate dalle quattro regioni del nord: Lombardia , Liguria, Piemonte e Veneto. L’autonomia differenziata è un fiume carsico, come da un articolo recente de “ il manifesto” appare e compare ma é sempre lì che incombe.
Certo il pronunciamento della Consulta le ha imposto una forte battuta d’arresto imponendo vincoli stringenti sul fatto che il decentramento possa riguardare solo funzioni specifiche e non intere materie e basate sul principio di sussidiarietà. Inoltre resta il problema della definizione dei LEP ( livelli essenziali delle prestazioni ) per cui il ministro aveva messo al lavoro una commissione con a capo il professor Sabino Cassese. La Consulta ha decretato che i LEP che devono essere garantiti in tutto il territorio nazionale, devono essere approvati con legge dal Parlamento.
L’articolo 116 della Costituzione riformata nel 2001 concede particolari forme di autonomia alle regioni a statuto ordinario che ne facciano richiesta, ma la concessione deve avvenire in relazione alle specificità, storiche, economiche, culturali, dei territori. Tuttavia le intese delle 4 regioni richiedenti sembrano scritte da una sola mano con il copia incolla.
La legge Calderoli prevedeva che le intese fossero approvate senza che il parlamento potesse discuterne o le emendasse . Per tutto il mese di giugno si sono svolte davanti alle commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato le audizioni sulle intese preliminari tra il governo e le quattro regioni. Sono stati auditi numerosi professori di diritto costituzionale ed economia( Viesti, Calvano, Guzzetta, Gabiddu, Villone) , i rappresentanti dí Cgil, Cisl e UIL, la fondazione Gimbe. Tutti hanno motivatola contrarietà al disegno di legge.
Il 16 luglio in Senato e il 21 luglio alla Camera sono state approvate le relazioni di maggioranza che impegnano il governo a concludere le intese definitive. Tutto ciò nonostante le numerose critiche e perplessità evidenziate dai costituzionalisti ed economisti di cui sopra, persino l’ ufficio parlamentare di bilancio e la Banca d’Italia.
Le richieste delle regioni coinvolgono sia materie soggette ai LEP che materia non LEP . Per le materie non LEP viene richiesta maggiore autonomia su:
- Protezione civile, cioè la possibilità di attuare procedure d’urgenza, di assumere personale a tempo determinato, di emettere ordinanze per calamità naturali.
- Professioni, istituzione dell’album.
- Previdenza complementare e integrativa.
Le richieste più importanti rimangono quelle sulla tutela della salute soprattutto:
- Remunerazione e rimborso alle strutture sanitarie.
- Gestione delle risorse trasferite dallo Stato per gli investimenti, il patrimonio tecnologico ed edilizio.
- Fondi per assumere personale medico e sanitario.
Questo tipo di autonomia puó innescare una competizione tra regioni, orientando l’offerta di lavoro di medici e infermieri e nel contempo aumentando il pendolarismo sanitario.
Forti perplessità hanno espresso le regioni a guida centro sinistra sul federalismo fiscale , delega che Calderoli ha riesumato dopo un anno e mezzo, perplessità che riguardano il fondo perequativo. Ma vi sono resistenze anche tra le regioni del centro destra del sud, Calabria, Basilicata, Marche. Lo stesso ministro sottolinea che é “ la quadratura del cerchio mettere insieme autonomia finanziaria ed equilibrio di bilancio, senza produrre un incremento della pressione fiscale”.
COME PROSEGUIRANNO ?
Il governo dovrà preparare quattro disegni di legge per ciascuna regione interessata con due allegati per ciascuna delle materie non LEP e l’altra per le materie LEP . Dopo l’approvazione da parte delle regioni interessate, i disegni di legge passeranno in parlamento per l’approvazione. Calderoli vuole concludere l’iter prima delle prossime elezioni , e presentarlo all’elettorato leghista. A questo disegno si oppongono i comitati per il ritiro di ogni autonomia e in parlamento i parlamentari di Pd, M5S, AVS nonché i presidenti di Puglia e Campania attraverso il ricorso alla Corte Costituzionale.
A noi cittadini, ai professori, agli economisti agli intellettuali che nel silenzio dei grandi media hanno portato allo scoperto quello che si stava preparando e cioé una “riforma” spacca Italia e il tentativo di riscrivere l’ordinamento della Repubblica, a noi cittadini tocca ricominciare.
ANNA LUISA CONTU – ENRICO VENERUSO

Premesso che sono contrario a qualsiasi forma di autonomia differenziata, all’inizio questa legge doveva coinvolgere praticamente tutto, quindi se alla fine la montagna partorirà un topolino e finirà per esserci l’autonomia differenziata solo negli ambiti citati nell’articolo direi che possiamo vedere il bicchiere mezzo pieno. Anzi, pieno per 3/4.
"Mi piace""Mi piace"