“AGORA’ SPORTIVA” A CURA DI STEFANO CERVARELLI – DONNA ARBITRO (ultima parte)
di STEFANO CERVARELLI
Non sono certamente io a scoprirlo: è risaputo che la competizione tecnica havarcato la linea di demarcazione dovuta al genere. Questo quindi vale anche per gli arbitri donne.
La loro biografia ce lo dice.
Tori Penso , 39 anni è ormai considerata un arbitro top a livello globale, e viene utilizzata indistintamente sia per il calcio femminile( per alcuni ancora unico “luogo di lavoro”c per le donne) he per il calcio maschile.
Katia Garcia,33 anni,ha messo da parte li sogno di diventare calciatrice per investire la sua untelligenza calcistica nel fischietto arrivando a vigere nelle olimpiadi e nella Gold cCup.
Le sei professioniste impegnate nel mondiale vantano già esperienze nei maggiori palcoscenici internazionali e rappresentando in tal modo l’espressione maggiore di un settore in pieno viluppo.
Certamente non sono lì per assecondare “ una quota rosa” ,i test atletici ,attitudinali e fisici voluti dalla FIFA, non perdonano nessuno! E non hanno certo parametri, come dire? “ concilianti” con le donne.
La parità sul piano atletico e regolamentare uindi è già un fatto compiuto.
La domanda che qualcuno si può porre è: cosa manca per rendere “ verosimile” e attuabile una designazione femminile per una finale di un mondiale?
La risposta è semplice e scontata.
Manca l’atto finale, quello che permette il definitivo superamento del pregiudizio culturale nel quale è ancora avvolta l’autorevolezza femminile.
Dietro questa considerazione cè anche un aspetto culturale non differente del quale bisogna tener conto.
Vedere una donna arbitrare una finale mondiale maschile davanti ad ottantamila persone, in un contesto geografico e sociale meno aperto alla parità di genere, sarebbe un messaggio molto potente che andrebbe oltre i novanta minuti di gioco.
Nel calcio( come pure negli altr sport) l’arbitro non è solo la persona che applica il regolamento, ma anche, e forse sopratutto, n garante dell’ordine,che poi è la stessa cosa perché non c’ è ordine se non c’è rispetto delle regole.
L’arbitro rappresenta inoltre l’incarnazione di un potere terzo in un contesto ad altissima tensione emotiva, fisica e geopolitica.
Cosa vuol dire questo?
Vuol dire che affidare la finale di un mondiale a una donna significherebbe riconoscere he l’autorevolezza e il comando non sono più prerogative maschili.
Tuttavia non mi nascondo che questo possa essere un passaggio che richiede tempo.
Perché?
Perché il calcio maschile rimane uno degli ultimi bastioni di una cultura patriarcale che fatica a cedere le chiavi del comando.
Nonostante questo però negli ultimi ani molto è cambiato.
Nel 2022, al tempo delle prime apparizioni delle donne arbitro l’attesa mediatica era abbastanza alta; i cameraman, agli ordini dei loro registi si soffermano lungamente sui volti delle direttrici di gara, sulle loro espressioni, cercando di cogliere in quei volti un qualsiasi segno che dimostrasse una crepa emotiva di apprensione.
Poi nel 2026 l’inquadratura è cambiata.
I calciatori in campo-stars multimilionarie-abituate ad imporsi anche caratterialmente iniziano a rapportarsi con le direttrici usando un mix di rispetto e formale protesta come riservavano a qualsiasi arbitro.
La barriera di genere oggi si dissolve nel momento in cui viene fischiato il calcio d’inizio.
Ma se questo avviene in campo non avviene sulle tribune dove l’accettazione di donna arbitro trova ancora una resistenza che richiederà tempo per essere debellata.
Comunque oggi non rappresenta più un’illusione, ne fa più crepare dalle risate pensare ad una finale di un mondiale diretta da una donna; rappresenta invece una scommessa sul futuro che richiede ovviamente coraggio istituzionale.
il traguardo lo si raggiungerà quando la direzione di questa partita affidata a una donna non rappresenterà più l’eccezionalità con il seguito di commenti vari ,ma la sua normalizzazione.
Mi avvio alla conclusione.
Alla stregua di molti altri ruoli apicali della nostra società- nella politica,nella scienza,nella magistratura- credo che la vera parità sarà raggiunta soltanto quando la designazione di arbitro per la partita più importante del mondo, avverrà esclusivamente in base ai meriti espressi dal campo;
ma soprattutto quando l genere di chi ha il fischietto in mano, non farà più notizia.
Fino a quel giorno le corse sul prato verde di tutte le ragazze arbitro, non saranno più state oggetto di sarcasmo e semplici direzioni di gare, bensì passi verso la demolizione dell’ultimo tabù.
Si perché una donna che fischiala partita di calcio più importante del mondo o qualsiasi altra partita importantissima, rappresenterebbe davvero la caduta della differenza di genere.
STEFANO CERVARELLI

Evviva il calcio e le donne che lo amano! Grazie, Stefano
Maria Zeno
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