I RACCONTI BREVI DI ANDREA BARBARANELLI – NEPPURE PER SBAGLIO.
di ANDREA BARBARANELLI ♦
“Ti sei sbagliato o volevi farmi sentire
quel passaggio di violino?”, mi scrive,
rispondendo al mio messaggio, mia figlia.
Chissà? Mentre ascoltavo
un concerto per oboe e archi
del mio amato Vivaldi,
avevo premuto, senza intenzione, un tasto
del cellulare, registrando la musica
e inviandogliela, quindi,
sempre senza intenzione: diavolerie
(come mi piace chiamarle)
dell’epoca in cui sto abusivamente vivendo,
io, uomo di un altro secolo. Guardavo,
mentre questo accadeva,
la foto della facciata del duomo di Milano
che mia figlia mi aveva inviato, dal suo telefono al mio,
quasi identica a quella stampata
sulla copertina di Schwindel. Gefühle di Sebald, aperto
sul tavolino accanto alla mia poltrona, e
mi aveva impressionato la coincidenza
fra la mia lettura di quel libro e l’invio della foto,
da parte di mia figlia, in viaggio a Milano,
con la stessa, identica immagine.
Fu allora che,
dopo averle risposto e interrotto
il contatto telefonico, sono stato travolto
da un’emozione talmente violenta
da costringermi a alzarmi, camminare per casa
accostarmi alla finestra, guardare fuori: la strada bagnata dalla pioggia,
il parco già autunnale, la roggia gonfia d’acqua, le paperelle,
come io chiamo i germani reali che ci nuotano in fila
con la loro incantevole grazia
davanti a casa mia,
per distrarmi
da quello che mi stava succedendo dentro, dal pensiero
dell’interruzione definitiva di ogni contatto,
fra mia figlia e me,
prima o poi, certamente fra non molto, fra poco,
fra una manciata di anni o forse di mesi o di giorni, di ore,
tenendo conto della mia età,
tenendo conto della comune mortalità: l’interruzione
una volta per tutte, una volta
per sempre, senza possibilità
di richiamare il numero del suo cellulare, di mandare un messaggio,
di inviare una foto o riceverla,
neppure senza intenzione,
neppure per sbaglio.
ANDREA BARBARANELLI
