IL VANTAGGIO DI NASCERE PLEBEI
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
Sua Altezza la Regina venne accomodata sul letto e, al modo di un sipario che s’apre allo spettacolo, si procedette con riguardosa reverenza. La sontuosa veste damascata e foderata di ermellino lentamente sollevata. Fu poi la volta delle due sottane di taffetà. Seguì l’allentamento del corsetto e lo sganciamento della pettorina per permettere una respirazione più libera. Infine si sollevò con prudente accortezza e pudicizia la chamise di seta. La visione del palcoscenico, una volta aperto il sipario e divaricate le quinte sceniche da parte della Prima e Seconda Dama, aveva lo scopo di preparare il campo alla battaglia ma,soprattutto, era atto di fede e di speranza per la possanza di Sua Maestà il Re.
Sua Maestà il Re era stato edotto lungamente circa i movimenti, la dinamicità, il giusto impeto da modulare onde non compromettere l’atto. Aveva Sua Maestà il Re diritto a replicare gli assalti nella misura prudenziale di tre lasciando uno spazio temporale fra ogni impeto di modo da permettere a Sua Maestà la Regina di riassestare la postura concedendole un benefico rilassamento generale.
Con molto garbo, il Re fa i primi passi, accompagnato dai cerusici e dal Primo Ciambellano, verso il regale giaciglio ospitante la Regina già pronta alla bisogna. I due sovrani si fronteggiano, l’uno in piedi al limite del letto con le regali brache a mezz’asta, l’altra nella posizione precedentemente descritta del sipario spalancato sul proscenio.
Come d’uso si scambiano delle regali cortesie prima di procedere, ignorando del tutto l’indiscreta postura che una Natura, laida quanto triviale, obbliga per ottenere fertilità e ciò al pari della volgare plebaglia e del mondo animalesco.
Il Re. Speriamo che la Maestà Vostra abbia riposato con serenità e tranquillità onde affrontare il dovere verso lo Stato e verso l’Altissimo con quella disposizione dell’animo confacente all’impegno che ci apprestiamo ad eseguire. Peraltro, le offro qual lieta novella che l’Astronomo di corte ha insistito non poco sul fatto che la luna si ponga propizia all’evento. Posso, ordunque, permettermi di apprendere il Vostro pensiero a riguardo?
La Regina. La Vostra Maestà mi onora delle sue attenzioni che di certo avrei maggiormente gradito in situazioni, come dire, più agevoli ma, come tutti ben possono notare con immediatezza, la Maestà Vostra mi trova completamente e decisamente sottomessa alla volontà di Dio e della Monarchia. Le Dame che mi sono accanto faranno del tutto per agevolare l’impresa di Vostra Grazia che, come vado osservando…. con piacere, si va di momento in momento predisponendo per il meglio.
Ed è a questo punto che il Protomedico reale, confermando la giusta osservazione della Regina, constata la vigoria dello spirito vitale del Re e dichiara di conseguenza ufficialmente che l’impresa può avere inizio.
Un membro della corte sussurra. Introibo ad altare deae,ad deam quae laetificat iuventutem meam .
Un grande respiro di sollievo echeggia nella reale stanza: il primo assalto è stato sferrato e si va concludendo. Ma ecco seguire un lamentoso mormorio dei cortigiani quando la testa del cerusico ispezionante si dondola con preoccupazione. Necessita un secondo assalto! Nulla di fatto!
La Regina. La Vostra Maestà non abbia a palesare preoccupazione, nonché affanno. Ho ordinato alle mie Dame di permettermi una pausa di riposo e dunque mi sia concesso di assumere una postura di mio comodo. Purtuttavia, la mia persona è pronta ad assecondare ogni sforzo di Vostra Maestà, in tal guisa sarò ben lieta nell’assumere le adatte posizioni che il Protomedico ed i cerusici vorranno suggerire affinchè Vostra Grazia possa essere meglio favorito. Le mie Dame prontamente acconceranno la disposizione migliore perchè tutto vada per il meglio.
Il Re. Miserrimo il mio animo. Ma a pro del mio atto so di poter dire di più della evidente mancanza. Pur se l’animo infiammato mi condusse all’avanzata, non fu di certo il moto precipitoso che frenò l’impeto bensì….avvertii come se un maligno male mi volesse distogliere dal compito anelato. Potrei arguire che, essendo il fianco dolente assai, una possibile stecca del suo augusto corsetto abbia, involontariamente, offeso il lombo che fieramente partecipava del fremito generale.
Riaggiustata la situazione al secondo assalto seguì il terzo e la tenzone volse al termine con somma soddisfazione della Regina sconvolta, del Re in posizione di fierezza e sovrana erezione, del Protomedico sorridente, dei cerusici soddisfatti, della Dame a latere affannate, dei cortigiani osannanti.
Nel mentre la Regina ricomposta dei suoi regali indumenti, rinfrescata di acqua di rose, profumata di muschio ed ambra grigia, soffiata di cipria di amido di riso si apprestava alfine a guadagnare l’atteso spazio privato, dove l’attendevano pozioni atte a facilitare i processi alchemici uterini, il Re, rimboccate le brache, assestato e riposto a domicilio il reale augello, asciugato del sudore agostano salutava la folla plaudente dei cortigiani gaudiosi.
Versailles, 18 agosto 1777.
Ogni storia ha la sua morale: non è oro tutto ciò che luce! Molti risponderebbero: tu fammi avere comunque l’oro! La storia di Versailles di cui sopra (vera nel contesto ma non vera nei particolari ma di certo verosimile) tuttavia insiste nel dire: Magna servitus est magna fortuna. Non tutti saranno d’accordo ma, questo l’ottimo Seneca pensa. Nascere plebei ha i suoi vantaggi, almeno questo.
CARLO ALBERTO FALZETTI

Buongiorno. Letto ed apprezzato. Un caro saluto.
"Mi piace""Mi piace"