L’ECONOMIA DI CIVITAVECCHIA FRA LE DUE GUERRE MONDIALI – CAPITOLO 4: LE ATTIVITA’ ECONOMICHE (seconda parte)
a cura di MARIA BONCOMPAGNI ♦
Le attività industriali
Durante il periodo tra le due guerre Civitavecchia ebbe un discreto sviluppo industriale. Il complesso industriale che sembrava il più importante per lo sviluppo della città e il suo comprensorio fu la società anonima Prodotti Chimici Napoli. Lo stabilimento sorgeva presso la stazione Aurelia ed era stato approntato per la lavorazione di ventimila tonnellate di leucite (minerale i cui giacimenti erano anche vicini alla città) pur prevedendosi per il futuro la lavorazione di un milione di tonnellate della stessa con conseguente occupazione di circa 6.000 operai e 500 impiegati, per i quali erano state addirittura già costruite alcune case vicino alla fabbrica. La costruzione di tale stabilimento richiamò dalle zone circostanti verso Civitavecchia una massa di immigrati, che però furono impiegati solo in parte. In questa prima fase, infatti, non si superò la quota di 2.000 operai di manodopera. Dopo pochi mesi di esercizio la produzione fu però sospesa per la ristrutturazione dell’azienda, o almeno così si disse allora (cfr. O.T. Locchi, in Civitavecchia: Vedetta imperiale sul mare latino, op. cit., p. 283). La verità è che fu sospesa sia a causa della crisi mondiale – il capitale investito era infatti americano – sia perché, nel frattempo, fu possibile riprodurre in laboratorio con minor spesa il nitrato potassico e l’ossido di alluminio estratti dalla leucite. Già nel 1936 il personale era stato ridotto a pochi tecnici e a circa 200 operai specializzati; in seguito la fabbrica fu smantellata e infine i macchinari inviati in Argentina nel 1952. Ricordiamo inoltre la società Industrie Minerarie e Chimiche, che produceva solfato di allume ed allume di rocca, acido solforico e super-fosfati. La produzione di questi ultimi era importante per l’agricoltura, allo scopo di facilitare la bonifica agricola a cui l’Italia tendeva per l’esecuzione del piano ordinato con legge n. 3134 del 1928. Anche la società Spiga preparava concimi misti. L’industria di materiali da costruzione e quella cementizia conobbe, in quegli anni, progressi. In particolare, la società Italcelcementi nel 1930 raddoppiò la produzione registrata nel 1922 (da 60.000 tonnellate si passò a 120.000 tonnellate) e anche l’esportazione dei materiali sopraddetti aumentò. Tutto ciò permise di perfezionare gli impianti, di costruire il nuovo centro delle “Sassecare” e di raddoppiare lo stabilimento di Civitavecchia. Anche la Società Cementi di Santa Marinella (F.lli Cerrano di Giuseppe) vide aumentare la propria produzione. A fianco di queste grandi industrie nacquero tante piccole industrie affini, per la maggior parte di materiali cementizi. Un discreto sviluppo ebbero le industrie metallurgiche, che aumentarono di numero e migliorarono in efficienza. Tra le più importanti ricordiamo il Deposito ferroviario, l’Officina elettrica con fonderia Arci e Saladini, l’officina meccanica Matarese e Sportiello. Nel ramo navale citiamo soltanto la più importante, vale a dire l’Officina Meccanica di Picchiotti Emilio, specializzata nella costruzione di piccoli bastimenti e nelle riparazioni al naviglio. Anche le industrie alimentari si svilupparono. Ad esempio venne ampliato il Molino Silvestrelli, dotandolo di silos e rendendolo capace di potere lavorare oltre mille quintali di farina al giorno. Similmente, la Società Silos e Magazzini Generali, di cui si è già parlato in precedenza, costruì sulla Banchina del Molo del Bicchiere silos per cereali, per sale e silos frigoriferi. In quegli anni si costituì inoltre la prima flottiglia di piro-pescherecci per la pesca meccanica e le vecchie paranze furono ammodernate, mentre la Società Pesce Oceanico Conservato costruì lo stabilimento per l’inscatolamento del pesce. Tra le industrie della pesca a primeggiare era la ditta Capaccioli Industria Pesca Atlantica che ogni dieci giorni sbarcava a Civitavecchia 50 tonnellate di pesce che poi veniva irradiato sui mercati italiani o ad altre piccole ma importanti ditte. Ne menziono alcune: le ditte Mattioli e C., Fratelli Foschi, Memmoli Gennaro e Figli, Luca Giordano, Donato Guida, Nanni Palomba e C.. Tra le altre grandi società che operavano a Civitavecchia occorre infine ricordare la Società Volsinia di elettricità, che costruì un impianto di trasformazione in località S. Francesco da Paola, la Tuscan Gas Company, la Società Olii minerali Folgor, la Società Carboniferi Italiani, la Società Giulio e Riccardo Castagnola per ferro e attrezzi per marina, la Società Imbarchi e Sbarchi Morando e Bellettieri.
Attività terziarie
Ai fini dell’economia di una città sono importantissime le sue capacità di collegamento con altre città. Negli anni da noi presi in considerazione Civitavecchia poteva comunicare con la capitale sia attraverso la strada nazionale Aurelia sia attraverso la linea ferroviaria, che si trovava e si trova tuttora su una linea a grande traffico come la Roma-Torino. La linea Civitavecchia-Orte, inaugurata nel 1928, poneva Civitavecchia a diretto contatto col viterbese e sarebbe dovuta essere il primo troncone di una linea che avrebbe collegato la nostra città con Terni ed Ancona convogliando con ciò al suo porto tutto il traffico del Centro-Nord. I piani per questa linea erano ambiziosi, tanto che il regime prevedeva per essa anche uno scalo marittimo (cfr. F. Cinciari, Civitavecchia fascista, Civitavecchia, 1931, p. 199). Invece, fallita la politica di ingrandimento e potenziamento del porto, anche quest’opera non fu mai compiuta e perciò la Civitavecchia-Orte finì per non incidere realmente sull’economia della città. Il traffico ferroviario era comunque notevole: le merci raggiungevano circa le 200.000 tonnellate, mentre il movimento dei viaggiatori si aggirava sulle 100.000 persone all’anno. Civitavecchia era anche collegata con la Sardegna (con corse giornaliere) e con i porti dell’Africa settentrionale (con corse settimanali). Da Civitavecchia partivano infine numerose linee automobilistiche che la collegavano con i paesi a monte e con le sue frazioni. Ricordiamo le corse giornaliere Civitavecchia-Allumiere-Tolfa, gestite dalla Ditta Vergati, e la corsa Civitavecchia-Tarquinia-Monteromano-Vetralla, gestita dalla Società Garbini e C.. . È opportuno notare come molte ditte locali traessero guadagno dal porto commerciando in prodotti nazionali ed esteri, in questo modo contribuendo a rifornire gli abitanti del comprensorio. D’altro canto gli abitanti dei paesi vicini si recavano ai mercati di Civitavecchia, che furono istituiti settimanalmente proprio in questo periodo, sia per rifornirsi dei prodotti di cui avevano bisogno, sia per vendere i propri prodotti. Dal 1925 al 1928 il Ministro della Guerra (ovvero Benito Mussolini, ministro ad interim fino al 1929) decise il trasferimento di molte scuole militari a Civitavecchia. Ciò fu molto importante per l’economia della città. Di seguito pertanto l’elenco di tali scuole: Comando delle Scuole Centrali Militari, trasferito nel settembre del 1923 a Civitavecchia da Oriolo Romano; Scuola Centrale di Fanteria, trasferita a Civitavecchia sempre da Oriolo e per la quale fu appositamente costruita la caserma Stegher; Scuola Centrale di Artiglieria, trasferita da Bracciano nel 1925; Scuola Centrale Genio, trasferita da Manziana nel 1924; Nucleo Truppe Celeri. L’arrivo di scuole militari a Civitavecchia significò la costruzione di fabbricati per abitazione, sistemazione di strade etc. per i quali il Comune spese ben 2.274.772 lire, dietro un canone annuo da parte dello Stato di lire 115.000 e di lire 160.000 ad opere compiute. Una breve parentesi: a Civitavecchia nel 1935 fu istituita una scuola nautica per giovani sionisti, detta di Betar, per volontà di Mussolini. Questa scuola, che sotto la guida del comandante Nicola Fusco della regia marina italiana formò 153 sionisti, fu soppressa nel 1938 a causa della promulgazione delle scellerate leggi razziali. Alcuni di questi giovani, ovvero quelli che riuscirono a sfuggire alla Shoah, raggiunsero Israele. Tornando al tema principale, il sopraddetto movimento di militari (tra i 3.000 e i 6.000 uomini, di cui 2.000 potevano considerarsi fissi) favorì il prosperare di bar, alberghi, negozi, pensioni, trattorie, cinema e teatri. I cinema del tempo erano superaffollati, soprattutto il Roma e il Guglielmi, con quest’ultimo che richiamava grandi compagnie di teatro e di riviste. Il teatro Traiano invece era specializzato per le opere liriche ed era indirizzato a un ceto sociale superiore. Alberghi e trattorie potevano ospitare circa tremila persone e soprattutto le trattorie potevano contare sul turismo settimanale dei romani che venivano a Civitavecchia per mangiare la nostra zuppa di pesce. Non ultima risorsa di Civitavecchia era il turismo, sia di lusso che di massa. Il Grande Hotel delle Terme, con annesso lo stabilimento termale, aveva 40 camere da bagno, gabinetto per analisi, installazioni di terapia fisica, sale per massaggi, doccia inalatoria, cure ginecologiche: il tutto sotto la direzione di medici e assistenti. Disponeva inoltre di 100 camere, 25 appartamenti con bagni privati alimentati dall’acqua termale, saloni, american bar, terrazze sul mare, giardino, campi da tennis. L’acqua che alimentava le terme sgorgava a tre km circa dalla città. Quest’acqua limpida e inodore, batteriologicamente pura, ha, come ben sappiamo, grandi proprietà terapeutiche. Già gli antichi conoscevano tali proprietà tanto che l’imperatore Traiano fece realizzare terme grandiose alimentate da un gruppo di acque dette “Tauri”. In seguito, più precisamente nel periodo rinascimentale, si fece ricorso a un gruppo di sorgenti a circa 3 km ad ovest delle Taurine, quella di Sferracavallo e quella della Ficoncella. In epoca fascista l’acqua della Ficoncella richiamava anche persone che non potevano permettersi il Grande Hotel e che si recavano a curarsi direttamente alla sorgente. La spiaggia di Civitavecchia, anche se rocciosa, richiamava persone provenienti spesso dai monti e dal viterbese, soprattutto quelli che avevano bisogno di cure iodiche. A tal proposito era famoso “Il Pirgo”, uno stabilimento fornito di albergo e di ogni comfort. Anche Ladispoli richiamava villeggianti: anche alla sua sabbia ferruginosa, infatti, erano state riconosciute proprietà curative. Santa Marinella, infine, contava 5.000 bagnanti estivi rispetto a una popolazione di 2.000 abitanti.
MARIA BONCOMPAGNI
