LA LOGICA DEL POTERE
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
Le osservazioni sulla centralità non superficiale dell’uomo nonostante l’ingerenza della IA sono un auspicio che molti pensatori (da ultimo Benanti nel suo La nuova logica del dominio)vanno effondendo. Tuttavia perché parlare di auspicio? La risposta evidente è che dietro l’IA si collochi qualcosa di più terribile e che trasformi lo strumento, grande conquista della umanità, un mezzo di solo esercizio di potere.
Condivido le osservazioni riduttive di Marcello Rocchetti ma il tema del potere sollevato da Paolo Poletti è da evidenziare e chiarire in tutta la sua portata. In precedenti articoli mi sono più di una volta soffermato sulla dimensione epistemica dell’IA: può essa confrontarsi con la coscienza umana? Fino a che punto la macchina può simulare la mente? Le risposte, avvalendosi dei grandi progressi della logica (Teoremi di Godel), pongono un divario fra artificiale ed umano impedendo la perfetta emulazione.
Ma il fatto che permane è l’aspetto etico del problema che certo non va sottovalutato. E con l’etica, ovvero col “maneggiare lo strumento”, che nasce il problema del potere.
Il tema centrale del momento è allora quello di comprendere in che modo oggi e nel prossimo futuro il potere viene e verrà esercitato nel mondo. Quale modello di umanità si va prospettando dato il livello di tecnologia esistente?
E’ possibile individuare 4 livelli distinti.
PRIMO LIVELLO: Sovranità classica (Hobbes). Scambio simmetrico cittadini-Leviatano (Stato): si cede sovranità in cambio di sicurezza. La linea di separazione è netta fra ciò che è pubblico, cioè il singolo come cittadino dotato di dimensione politica, civica e spirituale (bios), e ciò che è privato, cioè il singolo nella sua nuda vita (zoè).La logica è “far morire o lasciar vivere” ovvero lo Stato non si interessa di come mangi, vivi, ti relazioni, ti curi, interviene solo se violi la legge del Principe col pensiero e l’azione e se paghi le tasse imposte.
SECONDO LIVELLO: Biopotere (Foucault). Slittamento dello Stato nella gestione della nuda vita (zoè) dovuta alla introduzione del Welfare State (Stato assistenziale, medico, disciplinare). La logica è “far vivere e lasciar morire”, lo Stato crea ospedali, gestisce l’igiene pubblica, si interessa di come far morire. Ma per far questo deve schedare (seppur in modo benevolo), sapere le identità, disciplinare anche il privato (zoè). Iniziano protocolli, orari, controlli. Nasce l’era “fordista” basata sulla attenta sorveglianza. La burocratizzazione assume dimensioni elevate. Il Welfare è però una sorta di “cavallo di Troia” permettendo allo Stato di interessarsi della dimensione intima, fisiologica. Per secoli lo Stato è andato non oltre la soglia del corpo e della coscienza. Con il Welfare abbiamo invece abituato lo Stato ad interessarsi della nostra biologia delegando al Leviatano l’accesso al nostro intimo biologico.
TERZO LIVELLO: Società di controllo (Deleuze). Questo benessere dovuto allo Stato assistenziale certamente è una conquista della umanità ma presenta, come detto, un costo che aumenta nel tempo. Il costo è rappresentato dal fatto che lo scambio fra cittadini e Stato non è più simmetrico: se si pretende che la nuda vita vada protetta “costi quel che costi” (si pensi al Covid, al caldo, alla sicurezza da eventi naturali…) si deve accettare docilità biologica ed interconnessione assoluta. La protezione, in qualsiasi momento ove viga lo “stato di eccezione permanente”, giustifica sempre un allargamento massimo del potere (Schmitt).Tutti inclusi nella “macchina del benessere” e tutti costantemente esposti al “bando del Leviatano”. Il controllo non richiede più spazi chiusi come potevano essere fabbriche, scuole, carceri, caserme…ma avviene “ all’aperto”attraverso il tracciamento continuo, i codici digitali, i flussi finanziari, il marketing: una colossale schedatura che investe totalmente la dimensione intima della zoè.
QUARTO LIVELLO: Il nuovo Leviatano (Agamben, Benanti). La nostra nuda vita (zoè) cioè le nostre funzioni biologiche primarie si sono ampliate nei tempi attuali attraverso “protesi”tecnologiche: memoria sostituita da motori di ricerca, mappa cognitiva dello spazio sostituita o affiancata da navigatori satellitari, relazioni e ricordi sostituiti o affiancati da smartphone, dati fisiologici misurati in tempo reale con fitness traker, organi protetti da strumenti artificiali, esistenza ai fini dello Stato documentata da identità digitale ….Tutti elementi questi di protesi oramai facenti parte a pieno titolo della nostra zoè. A questi dispositivi si aggiungono una lunghissima serie di applicazioni tecnologiche motivate da giustificazioni plausibili: piattaforme per la gestione in proprio del lavoro, video- sorveglianze biometriche, prevenzione predittiva, modelli di governance dei tecnici….Forme questa che giustificano la sicurezza, la snellezza, la facilità ma che in realtà comportano una “anestesia del dissenso” costringendo ad avere un clima di strisciante stato di emergenza che viene accettato con piacere.
Dunque, non solo lo Stato è entrato nella nuda vita ma i privati gestori presidiano le nuove forme della zoè!
Il nuovo Leviatano (Stato e grandi gestori) sembrano dire: ti rendiamo la vita più facile, più efficiente, più protetta!”Ma il costo è che la nostra nuda vita essendo estesamente interconnessa dipende dall’esterno, da un interruttore che può essere chiuso.
All’allargamento della zoè corrisponde un inaridimento della componente bios ovvero dell’essere cittadini oggetto di diritti e doveri, attori di civismo e di decisionalità, di ideali, di utopie, di desideri politici diversi dallo statu quo (il come vivere, non il semplice vivere). Il capolavoro perverso espresso dal quarto livello è esattamente la trasformazione del de-siderio (l’aspirazione ad altro, al mondo “siderale”) in semplici bisogni. Il desiderio è speranza, utopia, lotta, riforma ma che sempre porta con sé insicurezza, rischio di rimanere solo a livello di mera potenzialità. Il bisogno invece, per definizione, è ciò che può sempre essere realizzato. La sua attualità è sempre garantita se hai potere di scambio. Il mondo sembra ormai aver puntato decisamente solo su ciò che può ottenersi, abbandonando il dominio del possibile. Il prodotto, non più l’ideale!
Con questa trasformazione tutto è mercato e zero utopia e semmai esistesse ancora una traccia di essa basta trasformarla in bisogno per essere soddisfatto sul mercato tramite un appropriato marketing.
Questo fatto è di una gravità antropologica devastante dal momento che rende asfittica la componente bios che, postasi fin dall’alba della civiltà quale attrice della Storia, ha permesso il successo dell’umanesimo ed il fiorire del logos. A questo inaridirsi del bios si contrappone una estensione della nuda vita (zoè) .
Insomma, si configura una umanità in un post-moderno dove il fine ultimo del potere non è più governare i cittadini ma semplicemente prendere in carico i loro corpi implementati delle loro protesi tecnologiche (è sufficiente per questo osservare le pubblicità quotidiane in televisione).
Se l’uomo è stato capace nel corso della Storia di dire no al suo bios anche sacrificandolo (il rivoluzionario, l’eroe, il Santo, il politico illuminato, il martire: la lotta per la libertà in generale!) ciò che si prospetta è una umanità solo necessitata, ovvero ridotta a vivere secondo una sola esclusiva dimensione:
algoritmo->produzione bisogno->soddisfazione->produzione nuovo bisogno->algoritmo……
E’ l’uomo la cui dimensione è la sola zoè, la nuda vita, la pura immanenza biologica : gabbia dorata di bisogni soddisfatti ma con la dimensione della libertà (bios) annullata(Marcuse aggiornato e corretto).
In pratica, una alienazione totalitaria spacciata per progresso! La condizione permissiva perché ciò avvenga è uno stato di eccezione permanente (e non necessariamente eclatante).
. . .
Esistono vie di soluzione a seguito di questa analisi Agamben-Benanti-Marcuse? Certo! Ma è qui che le vie divergono. Per quel che mi riguarda, per mia formazione, non posso che seguire la strada esposta da Benanti e che vorrei poter evidenziare in seguito. In questa via trova ottima collocazione qualcosa di inattuale ed inaspettato, qualcosa che ci riporta indietro nei secoli, in una nota città umbra. Spero di parlare di questo pur nella convinzione che per molti ciò apparirebbe qualcosa di superato e forse di non più comprensibile stante l’attuale clima di scetticismo ed indifferenza.
CARLO ALBERTO FALZETTI

Carlo, quanti interrogativi apre questo tuo interessante scritto…io ho combattuto due giorni ( ieri e l’altro ieri) con una bolletta di mia madre mai recapitata e quindi non pagata. Sono entrata nell’inferno dei numeri verdi ormai gestiti da AI e solo dopo frustranti non-conversazioni sono riuscita a parlare con una donna vera…che mi ha inquadrato il problema e soprattutto ha “sentito” la mia rabbia da ingiustizia subita. Oggi arriva un sms di monitoraggio della mia interazione con Ai, la domanda finale chiede cosa secondo me la “pupazza” non ha saputo fare. Ho risposto con una sola parola: ASCOLTARE!
Maria Zeno
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