LU PESO DE LA ANIMA
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
Dacchè lu vicario dello Episcopo, che s’appellava co’ lo nome de Gismondo da Fallerona, havea cogitato de soppesare lo animo de li cristiani addivenne che ragunasse tutto lo concistorio episcopale pe’ordinare de facere l’experimentum laonde cognoscere lo reale peso sanza errore et sanza fraude.
Lo Episcopo, che s’appellava Gervasio de Acquasparta, tosto che lu seppe subitamente profferì, co lo visu arrivolto a lo cielo, lo reverendo assenso.
Immantamente s’acconciarono presso la camera mortuariale e ditterono lo ordine a lu Mastro becchino acciocchè rimediasse uno corpo de morto pio et eziandio casto onde facere la prova su anima affocata de charitate ante che codesta se partisse pe’ lo aldilà.
Clarum sine mendacio et certum est come la limpidezza de la anima imprima a issa una celeritate sine mensura per via della bramosia dello salire allu paradiso. Essendo issa super leggera se porria mensurare lo peso più basso onde comparare isso , ex post, co lo malo animo grave et fetente de uno meschino ac volgare peccatore immondo.
Confidossi il concistoro della obbedienza e della promissa de lo Mastro becchino de facere un lavoro honesto sine ira ac studio. Lo Episcopo, lo Vicario et socii, orando atque benedicendo, quinci revenerunt da dove erano iti lasciando solo lo Mastro et sociorum eius.
Erat isto experimentum quillo de ponderare lo corpo in agonia ante mortem et deinde ponderare post mortem cum magna statera in qua stendere lu corpo agonico, previo lo aver tappato tutti le nove buche de lo corpo onde impedire a lo spiritus de sortir fora ante mortem. La differenza de lo peso ante et post, poscia aver sturato li buchi medesmi, habet la significanza de lo peso animae!
Dipoi issa anima sorvolerà via ver la magione de Messer Domeneddio o inverso la trista dimora de Satanasso et fratres eius.
Subitamente si dettero all’opra de tappare, cum optima garza de Lione, le fora dell’agonizzante posìto su la statera.Duo recchie, duo nari,duo oculae, una bucca, l’instrumentum della sozzura, uno ano: novem fora in toto, et lo cunto torna!
Mastro becchino leggette quindi la mensura: 191 libbre florentine et tre quarte d’oncia.
Dipoi, se misero tutti a vegghiare lo moribondo infino che esalasse lo spiritus che era isso, comme digià ditto, ben tappato, colle pesante garze lionnesi ,intra le novem fora.
Sì tosto che Mastro Becchino dette lo ordine de stappare le fora, lesti li socii sui se adoperarono a leggere lo peso ma, cum magna doleanza , isso era li stesso ex ante!
“Deus, Deus,ut quid derelequisti me? De profundis clamavit! Quare hoc mihi faces? Cur, cur?
Gridò straziato lo Mastro con tanta amara amaritudine! Come poteva hora lo misero recitare lo fatto avvenuto allo Episcopo che attendeva lo responso cum sommo fervore et charitate?
Ma ecco che Sancta Provvidenza se distese sovra lo capo de omnes e lo inganno fu discoverto: addivennero attorno a lo morto e s’avvidero che la garza su per lo ano permaneva spissa et soda là onde era stata posta. Per redimere la culpa in vigilando ripeterono di novo lo experimentum. Con strappo fermo ac gagliardo sturarono lo culo dallo ingombro e tosto lessero lu peso: “miraquelo!!Miraquelo”
Lo soffio dello spiritus esalò ratto verso lo alto.
E lo ago segnò: libbre florentine 191 !!
“Laus, laus et laus pro gratia accepta!” Se gridò verso lo cielo.
Sì qual lepore cacciata et in fuga da fieri et lesti veltri lo Mastro accurse ansimando a narrar la lieta novella. Laetitia effuse il Presule d’Acquasparta nello ascolto, in specie quanno lo Mastro ita dixit:
“Reverentia Vestra, la gravitas de lo animo de iuxto et bono cristiano una mensura, a lo fine, verace habet: tre quarte de oncia de libbra florentina!!”
Explicit!
In fè, notaro Raniero da Perugia, rogato in Acquasparta, nel anno domini mille dugento quaranta
. . .
Semplice storiella da quattro soldi (in umbro medievale) calata in questa calura soffocante?
Nel 1907 il medico USA Duncan Mac Douglass dichiarò dopo vari esperimenti che l’anima pesasse circa 21 grammi (3/4 di oncia fiorentina)!!
La follia umana non ha limiti precisi. Povero messer Platone col suo libercolo Fedone. Povera la sapienza egizia con la sua psicostasia di Maat e la leggerezza della piuma per contrappeso.
Si ride certo degli stolti ma, cavete, omnes! Lo speculum dell’ultimo articolo è lì a ricordare che oltre l’immagine esiste un apex mentis.
Chi ha orecchi per intendere…..
CARLO ALBERTO FALZETTI