LE CINQUE FERITE
di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦
Vado considerando i giorni che testimoniano impietosi l’irreversibilità del tempo.
Vado considerando le cinque ferite che l’età ha aperto nel corpo e nello spirito.
A cominciare dalla melanconia di essere sopravvissuto usurpando gli anni di tanti amiche ed amici.
Testimoni del meriggio svanito, che solo ritrovo nell’ombra incerta del sogno.
Vado considerando il rimpianto dei sentieri interrotti.
Il possibile non realizzato, il bivio errato, la strada mai intrapresa, le occasioni sfuggite.
La nostalgia amara di quelle possibilità rimaste chiuse.
Vado considerando il segreto mai detto.
Chi ha veramente conosciuto il mio profondo?
Nessuno ,me compreso, hai mai potuto conoscere la mia interiorità.
Ognuno, me compreso, ha solo conosciuto frammenti. Struggente rimpianto di un patrimonio gettato al vento.
Vado considerando l’estraneità del corpo.
Ogni giorno, ogni ora, qualcosa mi turba.
Le mani non obbediscono più con la stessa sollecitazione, così il passo, così le funzioni più elementari.
La carne diventa sempre più inaffidabile. Più incomprensibile, più sconosciuta.
Vado considerando la dissoluzione che avverrà della mia traccia.
Un nome ricordato, un nome scolpito nel marmo, una fotografia di felicità.
Fra quanto quelle tracce si dissolveranno?
Chi vedrà l’orma sbiadita? Chi ricorderà? In uno spazio cosmico enorme di infiniti mondi la traccia di un minuscolo essere sembrerà come mai esistita!
. . .
Queste le cinque piaghe della senescenza. Così Proust, Beauvoir,Borges, Tolstoj e tanti altri hanno narrato.
La fine biologica sembra un assoluto. Così le piante, le rocce, gli animali, gli astri.
Eppure,
l’enigma potrebbe non essere risolto solo con lo spegnimento della luce.
Noi accumuliamo certezze sul “come” delle cose. Ma sul “perché” c’è buio assoluto.
E se quelle ferite potessero divenire feritoie?
Questa trasfigurazione permetterebbe di vedere oltre e di far entrare luce, come è compito della feritoia.
Ma, forse, sto andando troppo oltre per molti lettori.
Forse è sufficiente accettare le ferite e fare silenzio. Accettare la “necessità” come legge universale.
Accettare il silenzio non esprime già la massima dignità di un uomo di fronte al mistero della esistenza?
Ascoltare il silenzio, perché il silenzio non sempre è assenza di suono.
Accettare il silenzio forse riscatta la pena e allevia il rimpianto dell’essere stato, del non aver potuto ciò che si poteva.
Tace et audi!
CARLO ALBERTO FALZETTI

C’è modo migliore di iniziare una giornata che questo? 😂😂😂😂
"Mi piace""Mi piace"
”Nemmeno gli Dei possono lottare contro Ananke” Il silenzio, carico di domande senza risposta, se è accettazione e non rassegnazione, non è un atto di debolezza, ma l’accogliere ciò che non si può cambiare, aiutando così ad elaborare il nostro lutto quotidiano.
"Mi piace""Mi piace"
sono Enrico IENGO.
"Mi piace""Mi piace"
La tua riflessione di oggi non riguarda solo le ferite del corpo, ma l’esistenza tutta, il “muro” di sartriana memoria, ma senza la durezza del filosofo perché ti/ci fai intravedere un varco (ah Montale!) in quel muro invalicabile dalla ragione, ma che si lascia attraversare per un baleno di luce da una fessura (altra ferita, ma metafisica..) Caro Carlo tutti noi “grandi” e feriti condividiamo con te questa condizione sospesa, nella speranza del momento di illuminazione…. Un abbraccio consolatorio ove possibile.. ❤️
"Mi piace""Mi piace"