Quando l’arte va in azzardo
di ROSAMARIA SORGE 
Pare che le prime carte da gioco siano state inventate in Cina intorno al secolo IX e poi esportate
in Europa nel XIV secolo circa, ad ogni carta fu assegnato un valore determinato e il gioco
consisteva nel distribuire le carte tra i giocatori e la carta di valore maggiore prendeva su quella di valore minore; il concetto si è poi tramandato fino a i giorni nostri con una serie di varianti che definiscono i vari possibili giochi che si possono fare con le carte e furono anche scelti semi e importanza dei semi. In Italia e Spagna prevalsero oro spade coppe bastoni mentre in Francia cuori quadri fiori e picche. Le carte in breve interessarono tutto il mondo sviluppando giochi di presa , giochi di combinazione, giochi d’azzardo e giochi strategici che comportavano memoria e calcolo. Un gioco quello delle carte che va oltre il semplice passatempo non poteva non coinvolgere pittori e artisti che lo hanno usato per raccontare la società del loro tempo.
Fu con il barocco che i pittori iniziarono a rappresentare sulle loro tele i giocatori e le carte e uno degli esempi più interessanti è “ il Baro “ di Caravaggio.

Qui vediamo un giovane ingenuo ingannato da due truffatori, e infatti il tema centrale è proprio l’inganno, astuzia e malizia contro ingenuità; le figure sono a mezzo busto perché tutta l’attenzione è sui gesti, in una ambientazione fortemente realistica e con una luce diffusa e chiara.
Rimanendo nel tema dell’inganno altro interessante dipinto è “ il baro con l’asso di quadri “ di Geoges de la Tour.

Qui l’atmosfera è più silenziosa e raffinata ma il messaggio è lo stesso; uno dei giocatori nasconde una carta vincente. La luce è più morbida, i personaggi sono più eleganti ma la sostanza non cambia; entrambi i quadri, nel rappresentare un inganno, esprimono una riprovazione morale per il gesto, infatti il gioco delle carte era ritenuto un vizio e considerato pericoloso da autorità religiose e civili.
Fu nel settecento che le cose cambiarono e le carte diventarono non più inganno ma vita quotidiana borghese come nel quadro di Jean Simeon Chardin.

Nel “ Gioco delle Carte “ il gioco diventa domestico, tranquillo non più inganno, quasi educativo come nel gioco del “piquet” di gran moda negli ambienti aristocratici e borghesi europei che si giocava in due con un mazzo ridotto di 32 carte, dal 7 all’asso e richiedeva memoria e strategia e non veniva considerato un gioco d’azzardo. Un quadro interessante che ci mostra i giocatori di “ piquet” è quello di Jean Louis Ernest Meissonier.

Ma il gioco d’azzardo esisteva già e nelle grandi e piccole città nascevano locali dove si giocava, si puntava si vinceva e si perdeva, delle vere e proprie bische come quella ritratta da William Hogart.

“ The Gaming House” opera realizzata circa nel 1750 rappresenta una bisca dove uomini urlano e gesticolano, si infuriano, perdono il controllo in un ambiente pieno di tensione e confusione. Non possiamo non cogliere il significato moraleggiante dell’opera dove il gioco rappresenta la corruzione della società aristocratica.
Ma il gioco è anche lontano dalla pseudo eleganza aristocratica e diventa nazional popolare nel quadro di Ariaen Brower: ! Giocatori di carte in un Interno” con litigi e bevute; il gioco diventa quotidianità delle classi popolari.

Ma è nell’ottocento che il tema cambia radicalmente e Cezanne diventa l’interprete di un mondo in cui prevale il silenzio e la concentrazione. Nella serie di dipinti, tutti abbastanza simili, che hanno come tema i “Giocatori di Carte” realizzati tra il 1890 e il 1895 le figure dei due giocatori sono immobili e l’ambiente è privo di decorazioni, semplice perché il vero protagonista è la calma della scena dove i colori sono appunto sobri, caldi e armoniosi.

Nell’ottocento e ancora di più nel novecento riunirsi intorno ad un tavolo di gioco era una abitudine molto diffusa in tutti i ceti sociali dalla classe medio alta a quella meno abbiente. Un quadro originale perchè ci mostra un gioco che combina tresette e briscola giocato con le carte francesi tanto da poterlo identificare quasi come un lontano parente del bridge è il “ Bezique “ mirabilmente riprodotto nel quadro di Gustave Cailebotte.

Che il gioco coinvolgesse anche i bambini ce lo racconta il bel quadro di John George Brown; i due bambini sono completamente immersi nel gioco e mentre quello di destra appare accigliato, quello a sinistra ridacchia: probabilmente sa di avere le carte vincenti.

Ma il gioco delle carte nella pittura viene anche usato per creare tensione, mistero, silenzio come ne successivi quadri di Balthus dove il tempo sembra essersi fermato ed i movimenti sono rallentati.

Con Balthus il gioco delle carte perde di significato come gioco vero e proprio e si trasforma in tensione psicologica e gioco delle parti.
Nel novecento il gioco delle carte perde quasi completamente qualunque significato moraleggiante e diventa immagine del tempo e della società contemporanea. Significativo in tal senso il dipinto di Otto Dix dal titolo “ Invalidi giocano a carte “ con il quale il pittore vuole denunciare l’orrore della guerra e la corruzione postbellica in Germania.

Su una linea diversa Theo Va Doesburg con il suo dipinto “ I giocatori di carte “ dove tutto diventa un mezzo per studiare ritmo, forme geometriche ed equilibrio, infatti le figure dei giocatori sono frammentate, semplificate e gli oggetti si riducono a linee, piani geometrici e volumi essenziali.

A poco a poco nel corso del novecento si definiscono anche i giochi e i pittori entrano nel merito del gioco ritraendo giocatori intenti a giochi specifici; Albert Beck Wenzell fu uno degli interpreti più precisi di quella realtà americana delle classi alte e il suo “ Showdown “ ne è un elegante esempio.

Qui solo uomini in giacca e cravatta e sigaro in bocca impegnati in una partita di poker.
Questa breve carrellata voglio concluderla con il mio gioco del cuore che è il bridge e un artista straordinario come Norman Rockwell grande cantore del sogno americano. “The Bid “ nel linguaggio bridgistico “ La Licita “ raffigura 4 giocatori che giocano a bridge.

In conclusione, le carte, semplici oggetti quotidiani hanno raccontato le passioni umane, le tensioni sociali, le trasformazioni culturali e gli artisti hanno rappresentato tutto ciò attraverso posture, sguardi, gesti nel rapporto dell’uomo con il destino, il rischio e il tempo.
ROSAMARIA SORGE

esauriente saggio di iconografia direi
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