APPUNTI SUL GUGLIELMOTTI
di GIOVANNI INSOLERA ♦
La storia del Liceo classico “Guglielmotti” ha inizio con un lieve anticipo sulla ricorrenza dei novant’anni che si celebra quest’anno. Già nel 1932-1933 erano stati infatti istituiti i corsi inferiore e superiore del Regio Ginnasio. Nel Registro degli alunni della 1.a classe di quell’anno ho ritrovato i nomi degli ingegneri Stelio Gremignai e Attilio Monti, che operarono alacremente nel dopoguerra e aprirono la strada alla folta schiera degli ex allievi presenti nei diversi campi delle libere professioni.
Il promotore del radicamento degli studi classici nella nostra città era stato il podestà Ilario Cordelli, che proprio all’inizio del 1932 succedeva a Francesco Cinciari.
È lo stesso Cordelli, nella relazione pubblicata al termine dei quattro anni di amministrazione, a testimoniare le «ragioni di decoro per la nostra Città e soprattutto l’interesse di numerose famiglie» che lo avevano spinto a tentare l’impresa.
Civitavecchia era ormai un centro amministrativo, produttivo e culturale di notevole rilievo, come attesta, nel medesimo anno 1932, la rassegna esibita in Civitavecchia “Vedetta imperiale sul mare latino”. Ma l’elemento decisivo fu senz’altro costituito dalla istituzione delle Scuole Centrali Militari per la Fanteria, l’Artiglieria e il Genio, «dove ogni anno – annota Cordelli – affluiscono numerosi ufficiali di ogni grado per frequentarvi i corsi di addestramento».
L’Istituto tecnico “Baccelli” – unica scuola superiore “regificata” (cioè statalizzata) – era insufficiente a soddisfare le esigenze dei numerosi funzionari ed ufficiali che risiedevano a Civitavecchia. E non si trattava certo di una questione di recettività. La gerarchizzazione della società aveva plasmato la struttura piramidale della scuola e, dal 1923, la Riforma Gentile attribuiva al Liceo classico la missione di formare “la futura classe dirigente”. La borghesia cittadina (civile o militare) pretendeva per i propri figli il percorso formativo d’eccellenza, l’unico che allora desse accesso a tutte le facoltà universitarie.
Il problema della sede venne risolto («provvisoriamente»!) utilizzando i locali dell’ex Punto Franco della Darsena. Il “Guglielmotti” trovò dunque la sua prima collocazione nella grande struttura compresa tra l’attuale via Nino Bixio e il braccio destro della Darsena. Un edificio, costruito progressivamente a partire dal 1610, che era stato per buona parte impiegato come ergastolo per i condannati alla galera.
Oltre al versamento ordinario all’erario, il Comune s’impegnò a sostenere le spese per l’adattamento dei locali e per gli arredi scolastici. Nel bilancio del 1933 postò la somma di 40000 lire sotto il titolo “Spese per il R. Ginnasio”.
Quando vennero allestite le prime aule, l’edificio era genericamente noto come la “Fabbrica del baccalà” a causa della concessione del piano terra prospiciente la banchina alla società Capaccioli, che vi lavorava il pesce sbarcato dai piro-pescherecci d’alto mare.
La nuova scuola affacciata sulla Darsena venne opportunamente intitolata a padre Alberto Guglielmotti, autore di una Storia della Marina pontificia, che in quel piccolo specchio d’acqua aveva avuto la propria base per quattro secoli, oltre che di un prezioso Vocabolario marino e militare.
Il numero degli alunni salì dai 76 del primo anno ai 232 dell’a. s. 1935-1936, superando gli iscritti al R. Istituto Tecnico, che erano 188, mentre il numero degli insegnanti passò da 7 a 12. Il 20 febbraio 1935 l’Amministrazione comunale inoltrò al Ministero dell’Educazione la domanda per l’istituzione del R. Liceo, e ricavò qualche altra aula dall’ex Punto Franco, ma fu necessario ricorrere, oltre che alle tramezzature, ai doppi turni. I primi esami di maturità vennero sostenuti nel 1938 presso il liceo romano “Tasso”.
L’istituzione del liceo classico nell’a. s. 1935-36 costituì anche un significativo riconoscimento dell’accresciuto ruolo della città. Il “Guglielmotti” entrò nel novero dei licei storici del Provveditorato di Roma (il primo era stato il Visconti nel 1870) e si ritagliò il proprio bacino d’utenza tra i preesistenti RR. Licei classici di Grosseto e di Viterbo.
Appaiono nei registri anche i nomi dei primi allievi che ebbero un ruolo rilevante nella storia della nostra scuola, come Vittorio Ceccarelli, preside della scuola media “Calamatta”, Sandra Luise, che concluse la carriera al Liceo scientifico “Galilei”, Francesco Viola, valoroso insegnante del “Baccelli”. Ma sopra tutti, negli anni ’40, Raffaele Amaturo e Agostino Masaracchia.
Tra proclamazione dell’impero, asse d’acciaio, ispezioni di Mussolini all’apparato militare concentrato nel nostro territorio, partecipazione dei primi ex allievi ai Ludi del GUF romano, il “Guglielmotti” scivolò senza grandi preoccupazioni verso la guerra, che piombò anche sull’antico edificio della Darsena nel pomeriggio del 14 maggio 1943.
In rigoroso ordine alfabetico, gli alunni della terza liceale Masaracchia Agostino e Maucioni Giuseppe erano alla cattedra per le interrogazioni di preparazione agli esami di maturità. Il primo dei due, figlio di un funzionario delle imposte trasferito da Genova – non aveva ancora compiuto diciassette anni e avrebbe conseguito il diploma con la media del 9 –, non si accorse subito del pericolo imminente e fu il più accorto figlio del capostazione venuto dalla provincia di Salerno a spingere il compagno geniale lontano dalla cattedra e dalla scuola, che venne completamente distrutta.
Non trovò scampo invece Renato Posata, anche lui figlio di un ferroviere, a dimostrazione del carattere non elitario del “Guglielmotti”. Nel Registro del 1937-38 la sua “pagella” viene registrata di seguito a quella di Mauro Mellini, il futuro fondatore e parlamentare del Partito Radicale. Il 23 settembre, mentre tornava dalla sua famiglia sfollata a Ladispoli dopo aver cercato di acquistare viveri al mercato nero, fu catturato in un rastrellamento dei tedeschi e impiegato nel lavoro coatto (quello che ben presto avrebbe organizzato meticolosamente la famigerata TODT). In seguito alla fuga di alcuni compagni della squadra, venne fucilato per rappresaglia presso la Torre di Palidoro il 1° ottobre del ’43.
Nel 1945, alla ripresa dell’attività didattica, il “Guglielmotti” ricavò una nuova sede, ancora provvisoria, da una parte dell’edificio che era stato costruito per l’Istituto tecnico. Le prime tre classi del ginnasio formarono la Scuola media Manzi, con ingresso da via San Leonardo, mentre al Liceo classico venne assegnata una parte dei locali su via Sangallo e l’intera ala affacciata su via Garigliano (non ancora sconciata a parcheggio dell’IPSIA “Calamatta”). Con le cinque classi del corso A, gli uffici della presidenza e della segreteria, sarebbe stata la sede centrale del “Guglielmotti fino agli anni Ottanta, quando iniziarono i lavori dell’ultimo restauro dell’edificio.
Tra gli insegnanti che avviarono la ripresa del 1945 possiamo ricordare, per un anno, un trentenne Tullio Vecchietti, che di lì a poco sarebbe stato eletto alla Camera nelle liste del PSI e, nel 1964, avrebbe guidato la scissione del PSIUP. Impeccabile ma piuttosto distante dagli alunni, lo ricorda il professor Dani, classe 1930, che fu suo allievo. Ma si trattò di un breve passaggio, essendo ben presto subentrato nell’insegnamento della Storia e della Filosofia il prof. Saverio Trincia, che era fatto di tutt’altra pasta: profonda (mai esibita) cultura e grande umanità.
Il “Guglielmotti” riprese la propria attività formativa rivolgendosi, senza discriminazioni di censo, all’“utenza” del territorio circostante. Nel 1947 si era insediata a Civitavecchia la Scuola di Guerra, con la quale si stabilì un rapporto molto proficuo. Sarebbe impossibile, in questa breve scheda, elencare gli allievi che si sono via via affermati nelle libere professioni e nelle altre attività.
Mi limito a ricordare due nomi (due figli di militari, tanto per confermare l’imprinting dichiarato dal podestà Cordelli): Giovanni Palombarini e Andrea Belvedere. Il primo è il giudice degli anni di piombo e dei processi sull’eversione politica, che rimase in rapporti di amicizia con Masaracchia, fino a pronunciare parole profondamente sentite alla cerimonia di commemorazione del suo professore degli anni ‘50 che si tenne nell’aula magna del liceo nel 2015. Il secondo nome è quello di Andrea Belvedere, alunno del Guglielmotti dal 1958 al 1963, poi insigne giurista, professore alla Bocconi e alla Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia, nonché rettore per molti anni del prestigioso Collegio Ghislieri.
Dagli anni ’40 iniziano a comparire nei registri i nomi degli insegnanti storici dei decenni successivi. Agostino Masaracchia era salito in cattedra ventenne (per un anno, come mi confidò con una certa dose d’ironia, condivise la classe con Raffaele Amaturo, anche lui destinato alla carriera universitaria). Entrambi coniugarono l’insegnamento nei licei con la ricerca scientifica, fino al raggiungimento della cattedra: Masaracchia alla Sapienza (1973-98) e Amaturo a Cagliari, Napoli e Salerno, dal 1970 alla morte precoce avvenuta nel 1983 .
Masaracchia lasciò un’impronta indelebile nella storia del nostro liceo: come insegnante di latino e greco dal 1946 al 1963 e come preside dal 1963 al 1968.
Della sua attività di preside ricordo la conoscenza del profitto degli alunni uno per uno, anche attraverso la lettura dei compiti e il Rocci che era sempre aperto sulla sua scrivania. Il liceo di Masaracchia fu veramente, come oggi si proclama, una scuola del merito.
Fino al 1969, l’anno del trasferimento a Roma, svolse un ruolo molto rilevante anche nella vita politica della nostra città. Più volte consigliere comunale nelle file del PSI, da assessore alla Pubblica Istruzione, ricostituì la Biblioteca comunale e promosse – lui che era uno dei maggiori grecisti italiani – l’istituzione del Liceo scientifico “Galilei”, che nasce dal “Guglielmotti nel 1964-65, e dell’Istituto tecnico industriale “Marconi”. In questo secondo caso il prof. Trincia guidò il comitato che portò all’istituzione della scuola.
Ma certo il contributo maggiore che Agostino Masaracchia ha offerto alla rinascita della città nei difficili anni del dopoguerra consiste nella realizzazione di un polo formativo e culturale di grande valore per il livello elevato dell’insegnamento che potevano assicurare grandi figure di educatori come, per fare solo qualche nome, oltre alla umanissima professoressa di Matematica Annunziata Caretti e a Saverio Trincia, il grande dantista Pasquini, Mario Trevi, poi caposcuola della psichiatria junghiana, il latinista Ubaldo Pizzani, l’insegnante di storia e Filosofia della sezione B Vittoria Zagari, Maria Piera Cervellini, insegnante di lettere della sez. B, Margherita Romanini, raffinata e coltissima insegnante di Storia dell’Arte, Emanuela Masaracchia e Nanda Bramucci, che insegnarono con impegno e profonda conoscenza il latino, il greco e l’italiano nella sezione A.
Questa “squadra” riuscì a supplire alla precarietà delle sedi (ricordo due appartamenti a palazzo Foschi, una palazzina in via dei Bastioni, il convento dei Cappuccini, dei locali in via Gobetti, via Annovazzi e viale Baccelli, il prefabbricato di via Canova). Anche gli insegnanti generalmente considerati “minori” svolsero un ruolo formativo di rilievo. Mi riferisco a mons. Italo Benignetti e al professor Vincenzo Zingaropoli a cui si deve peraltro l’introduzione della pallavolo a Civitavecchia.
La sede attuale venne finalmente costruita in coincidenza con il cinquantesimo della fondazione (1986-1987). La trasmissione di quella gloriosa tradizione spettò, da ultimo, alla professoressa Bramucci, che anche durante gli anni della pensione continuò ad assicurare la propria presenza in biblioteca (come oggi sta meritamente facendo la professoressa Turchetti).
Nel 1995 venne attivato l’indirizzo socio-psico-pedagogico che ha avuto un rapido e positivo riscontro nel numero delle iscrizioni. A partire dal 2012-13, in seguito alle operazioni di accorpamento degli istituti scolastici, agli indirizzi liceali classico e delle scienze umane è stato associato il liceo artistico.
Attualmente la scuola offre i seguenti indirizzi: una sezione di Liceo classico con una classe di una seconda sezione – a cui compete la missione di proseguire la lunga e gloriosa tradizione che ho cercato di sintetizzare –, quattro sezioni di Scienze umane, due sezioni di Liceo economico e due sezioni di Liceo artistico. Il nuovo “Guglielmotti” è ora atteso alla difficile prova della cooperazione e, per quanto possibile, di una efficace integrazione dei diversi percorsi formativi che impegnano un migliaio di studenti.
GIOVANNI INSOLERA
