UN CALCIO AL VECCHIO CALCIO
di STEFANO CERVARELLI ♦
Concludevo, nello scorso articolo, affermando che il calcio da sport nazionale è diventato un caso nazionale e lo è ancor di più dopo il presunto scandalo emerso nel mondo arbitrale con procure che aprono indigni tanto da indurre il designatore arbitrale, Gianluca Rocchi, ad auto sospendersi.
Caso nazionale a tutti gli effetti quindi, visto che è intervenuto anche il governo, attraverso il ministro dello sport e dei giovani, Andrea Abodi, il quale ha chiesto il commissariamento della guida del settore arbitrale.
Caso nazionale a tutti gli effetti, quindi, quello del calcio, che tocca tutti gli aspetti: vivai, soldi, programmazione tecnica (specie nei settori giovanili), scelte societarie, giocatori stranieri. Giunti a questo punto non si può più tergiversare, una seria e profonda riflessione è d’obbligo perché un mondiale mancato per la terza volta consecutiva, lo si può benissimo considerare una… apocalisse.
Come se non bastasse, ai problemi che assillano da tempo il nostro sport nazionale (?), ora si è aggiunto anche lo scandalo delle partite “guidate” da arbitri e addetti al Var, scoperta secondo me tardiva, visto il comportamento incoerente e incostante tenuto appunto da tutta la classe arbitrale.
A questo punto la domanda più naturale che sale alle labbra di tutti è: cosa fare?
Non ho il minimo dubbio nell’affermare che bisogna ripartire dal mondo giovanile, iniziando a dare più considerazione alle nazionali under e ai ragazzi che le compongono.
Sono giovani che vincono, che si qualificano agli europei, ai mondiali,con i giocatori, sempre però, a un passo dal loro sogno: giocare, avere un futuro nella serie A.
Per loro questa serie costituisce una specie di “zona proibita” un recinto nel quale entrano, quando entrano, con timore sapendo che le loro prestazioni, le loro capacità, non saranno valutate nei tempi e con la tranquillità necessaria che permetterebbe loro di esprimersi,senza ansia e paura, con la consapevolezza, al contrario, che i giudizi su di loro siano troppo affrettati. Sarebbe necessario che le società diano a questi giovani il modo giusto di rivelarsi, cioè dando loro tempo e tranquillità anche di sbagliare.
Serve forse ricordare l’ormai mitica frase di De Gregori? “Non è da questi particolari che si giudica un giocatore”. Se così fosse stato non avremmo avuto nel nostro calcio Baggio , Del Piero, Totti, Cannavaro ,Vialli ed altri ancora.
I giovani dunque vanno sostenuti ed incoraggiati, ma prima di tutto vanno fatti giocare… invece li mandiamo all’estero dove vengono più considerati, riscuotono fiducia, trovano spazio e, guarda caso, giocano bene! E poi si abbia più pazienza con gli allenatori, gli si crei intorno un clima di paziente fiducia,senza paventare esoneri vari appena le cose non vanno come sperato; i dirigenti dovrebbero tener presente che non possono ricadere sulle spalle degli allenatori campagne acquisti sbagliate, pressioni di vario tipo.
A proposito del mondo dilettantistico del calcio,voglio ricordare che Gravina fu eletto grazie anche al voto fondamentale della Lnd (Lega nazionale dilettanti), quei dilettanti che Gravina definiva essere “La spina dorsale del calcio italiano”…. per poi esprimersi nel modo che sappiamo sullo sport dilettantistico.
Ad onor del vero, “nella caccia all’uomo” apertasi pochi minuti dopo i calci di rigore di Zenica, si è particolarmente distinta la lega di serie A che immediatamente ha chiesto le dimissioni del Presidente federale quando, forse, sarebbe stato opportuno fare prima una seria autocritica.
Quella stessa Lega che ha trasformato il calcio in una azienda, senza però, trasformarlo in un sistema confacente alla maglia azzurra.
Ma esiste ancora l’attaccamento alla maglia azzurra?
Interrogativo certamente inquietante ma che non si può fare a meno di porre, in un’epoca nella quale le società sono quotate in borsa e sono, per la maggior parte, in mano ad imprenditori stranieri, con capitali stranieri e che devono rispondere ad azionisti stranieri
Quindi i club mirano esclusivamente al profitto e, diciamolo chiaramente, della nostra nazionale non interessa nulla, avendo già i presidenti una loro nazionale per cui tifare.
Un sistema sportivo, come il calcio, riesce a sostenere le battaglie, gli urti, se sa darsi sistemi che producono ricambi e investire sul futuro.
Un’azienda, invece, punta a difendere il trimestre, il palinsesto e il mercato dei diritti TV; quello del calcio in televisione è certamente un altro dolente problema, dove la cosa peggiore è il cosiddetto “spalmamento” delle partite, per non parlare degli orari.
Prima ho fatto riferimento ai giovani come momento importante per la rinascita del nostro calcio, ma ovviamente non è soltanto lì che bisogna intervenire.
E’ necessario affrontare e risolvere l’annosa questione degli stranieri presenti nelle squadre, non è certo edificante per il nostro calcio vedere così pochi italiani in campo, non è possibile che si ripetano situazioni, dove, tra i ventidue giocatori uno solo è italiano: Zaniolo.
Le proposte non mancano, si tratterà di vedere qual è la migliore, alla luce di quanto detto prima. C’è il problema delle scuole calcio le cui finalità tecniche e pedagogiche andrebbero, secondo me , riviste; qui dovrei imbarcarmi in un lungo discorso ma non è questo il momento, dirò solo che appare in tutta la sua gravità il problema del gioco spontaneo, ossia della pressoché totale mancanza di possibilità per i ragazzi di praticarlo come si faceva una volta; al ragazzo è venuta meno la possibilità di dare sfogo alla sua spontaneità in quanto non viene incoraggiata nelle scuole calcio).
Esiste il problema del tesseramento; esiste il fatto che il calcio dovrebbe rivedere anche la formula nella quale si è irrigidito da decenni; bisognerebbe avere l’umiltà di guardare ad altri sport (tempi bloccati, espulsioni a tempo) e anche la stessa formula del campionato, con l’obiettivo di rendere utili ed attraenti il maggior numero di partite a differenza di quanto accade ora, quando, da un certo punto in poi, ci sono squadre che si affrontano senza aver più niente in palio.
Infine ci sarà da risolvere la grana arbitrale con la conseguente revisione del sistema Var che così com’è adesso, non risponde affatto alle esigenze per le quali era stato ideato; l’unico effetto prodotto è stato una moltiplicazione d’arbitraggio.
A proposito di arbitraggio ritengo che sia veramente giunto il momento di rivedere anche alcune norme e regole arbitrali indiscutibilmente non al passo con il tipo di calcio praticato ai nostri giorni.
Il calcio, almeno quello italiano, deve uscire dalla spirale che l’ha avvolto, trasformandolo da sport in macchina aziendale.
Concludo domandando: visto che da qualche giorno si parla del nuovo Presidente federale (il nome che circola a mio parere non troverebbe il gradimento del Ministro dello sport e dei giovani) la massima carica del calcio non sarebbe meglio affidarla a chi il calcio lo conosce, tipo u ex giocatore?
STEFANO CERVARELLI