I MIEI PRIMI 4000 KM IN ELETTRICO -Esperienze vissute di mobilità

di LUCIANO DAMIANI ♦

Con le guerre in corso ed il ‘green deal’ che più che verde ha un colore tendente al giallo di foglia appassita, scegliere di utilizzare la mobilità elettrica pare quasi una stupidaggine ma, e per fortuna che c’é sempre un ma, c’é ancora la coscienza del singolo, pronta lì, ad indicare la scelta giusta, a prescindere, perché, alla fine, farsi condizionare da ciò che accade attorno, assume facilmente la funzione di comodo alibi. Così, quando ho dovuto scegliere, non ho avuto dubbi, l’auto che avrei comprato sarebbe stata elettrica, completamente elettrica, nessuno spazio al compromesso.

Sono passati più o meno 4.000 km e, pur essendo fondamentalmente pochi, già consentono di fare qualche riflessione scevra da pregiudizi, preconcetti e filtri ideologici, 4.000 km di pura esperienza e riflessioni.
L’approccio con l’auto elettrica non é propriamente semplice, privo di difficoltà d’acchitto, richiede cioè una certa dose di preparazione, la preparazione di chi va ad affrontare qualcosa di nuovo e ci vuole andare in modo consapevole. Evitare le tifoserie da social é doveroso, ciò che vi si dice é quasi sempre espressione di tifoseria becera se non espressione di profili dediti alla propaganda faziosa, dell’una e dell’altra parte, verrebbe da dire a volte terroristica. Anche in questo campo si spande disonestà intellettuale a palate, sia pro che contro. Meglio é ‘immaginare’ di possedere una macchina elettrica, scaricare le applicazioni necessarie, ad esempio per caricare l’auto o pianificare un viaggio, capire le caratteristiche delle colonnine e delle auto ed immaginarsele nel proprio quotidiano per capire se e quale modello o tipo sia adatto alle proprie esigenze. In altre parole non ho fatto che prendere informazioni dalle fonti ‘giuste’, un minimo di studio per immaginarne l’uso che ne avrei fatto per giungere alla domanda finale: “posso, per esigenze ed abitudine, utilizzare un’auto elettrica?” Certo, una volta seduti alla guida di quella macchina del tutto nuova, la teoria fà i conti con la pratica, ma abbiamo la coscienza giusta? Abbiamo fatto e studiato tutto quello che potevamo? Conosciamo le caratteristiche tecniche ed abbiamo tutti i software necessari per caricare l’auto e programmare il viaggio? Abbiamo qualche scheda RFID per ricaricare l’auto in caso internet non funzioni ecc…. Abbiamo fatto finta di averla ed abbiamo programmato un viaggio, e poi un altro ancora, calcolando i tempi di ricarica, trovando le colonnine lungo il percorso scegliendole in base alla velocità di ricarica supportata dalla macchina ecc.. insomma, tutto quello che é possibile fare senza avere la macchina compreso l’uso quotidiano.
Posto il limite obbligato del badget ed i tempi stretti, la scelta é andata su una macchina capace di una carica veloce, utile nei viaggi, meno veloce nella carica cittadina visto che quando si sta in città, a casa, non serve fare il pieno ‘ultra fast’.

Bisogna però essere onesti, é importante comprendere le proprie esigenze per trovare l’auto giusta, l’auto elettrica é qualcosa di diverso, va compresa ed interpretata per capire quale sia quella giusta per noi, per una scelta consapevole. Insomma occorre una certa applicazione, non tutti i modelli vanno bene per tutti e per tutte le esigenze e potremmo pentirci di una scelta sbagliata, vanno valutate le proprie esigenze ed abitudini.
Con riguardo alle ricariche, non serve proprio ‘fare il pieno’, le stesse case lo sconsigliano, anche per salvaguardare alcuni tipi di batterie, ma non solo, di questo me ne sono accorto già dai primi giorni. Se non si ha la possibilità di caricarla a casa, che sarebbe ottimo, basta collegare la macchina ad una colonnina cittadina lenta, tipicamente da 22 kWh, per due o tre ore, per avere sempre l’auto con una buona quantità di energia per l’uso quotidiano, ho imparato a raboccarla quando capita e comunque con la batteria attorno al 30% magari collegandola ad una colonnina veloce mentre faccio spesa al centro commerciale oppure una lenta quando vado a fare una passeggiata, una cena con amici oppure una qualsiasi attività che permetta di lasciare l’auto in carica per due o tre ore. Quando invece si deve affrontare un viaggio, e le soste per caffè e ristori sono ‘brevi’, allora entrano in gioco le colonnine veloci, quelle specie di totem con grossi cavi che si trovano tipicamente nelle aree di servizio delle autostrade, nei centri commerciali ma non solo, se ne trovano anche in città.

Una colonnina ‘lenta’ buona per rabboccare la batteria nel frattempo che si fa una passeggiata, si prende un aperitivo con amici si fa shopping in centro.

Una batteria di colonnine veloci, utile ad esempio per una breve sosta al centro commerciale o al supermercato, oppure alla stazione di servizio per prendere un caffè, sgranchirsi o fare uno spuntino.

L’ansia della ricarica é quella che é stata superata per prima, sia per la durata (con la ricarica veloce può bastare anche un quarto d’ora per ricaricare metà batteria e più), sia quella per la “ricerca delle colonnine”: le applicazioni specializzate ci fanno vedere come ve ne siano più di quante pensiamo e spesso situate nei luoghi utili.
Certo il paese non è proprio omogeneo su questo, ma niente di drammatico, con le app specifiche in pochi attimi ci si rende conto dove ricaricare la nostra auto. Il trucco sta nel non aspettare che la batteria sia del troppo scarica, e non aspettare che sia carica al 100%. L’abitudine del rabbocco quando si ha ancora una larga autonomia, toglie ogni ansia di rimanere a piedi ed ogni noia di attesa.

La mappa delle colonnine presenti in Civitavecchia, ogni applicazione mostra la mappa con simboli diversi per tipologia di colonnina ed il loro stato, alcune interagiscono con il navigatore e conducono direttamente alla colonnina selezionata.

Altra cosa che si impara presto ad ignorare é quello che viene chiamato “indovinometro”, ovvero la previsione di autonomia. La chiamano appunto “indovinometro” perché é una previsione basata sugli ultimi km percorsi senza alcuna stima del percorso futuro, che potrebbe essere ad esempio tutta salita oppure tutta discesa, oppure in autostrada “a tutto gas”, insomma, non tiene conto delle variabili. Capita, ad esempio, in lunghe discese vedere la previsione di autonomia crescere o non calare con il passare dei km, oppure calare drammaticamente in un pezzo di salita impegnativa, l’indovinometro non sa quanto ancora sarà lunga la discesa o quanto ripida la salita e neppure se manterremo sempre la stessa velocità. Meglio, quindi, tener conto dello stato di carica della batteria e regolarsi con quello se sia il caso di ricaricare oppure no. Un’auto con una batteria da 50 Kw, ad esempio, al 20% può fare tranquillamente 50 km, largamente sufficienti per raggiungere una colonnina utile. Quando si é in città, comunque nella consuetudine giornaliera, ci si affida alla routine, si impara presto quali sono le colonnine utili, quale applicazione usare e quando caricare, tutto cambia però quando si deve intraprendere un viaggio. Per questo ci sono applicazioni che aiutano molto l’automobilista elettrico, ci sono applicazioni per ‘pianificare il viaggio’: queste considerano tutte le caratteristiche del percorso ed i parametri utili: pendenze, disponobilità di colonnine, tipo di strada, stile di guida, velocità ecc.. in modo ‘personalizzato’. Applicazioni come ABRP arrivano a connettersi con la macchina, ad interpretarne i dati della stessa e con queste informazioni riescono a calcolare con quanta autonomia si raggiungerà il punto previsto: la meta finale oppure la prossima sosta. Basta dare all’applicazione le informazioni principali, come partenza ed arrivo e qualche altra e questa progetta tutto il percorso con soste, tempi, consumi ecc… certo non ci azzeccherà al millimetro ma certamente ci va molto vicino, abbastanza vicino per far dileguare l’ansia che questo nuovo modo di viaggiare può creare specie nei primi viaggi.
Data la partenza e l’arrivo e qualche informazione basica, l’applicazione elabora il percorso e le soste calcolando i consumi in base a alle pendenze, velocità e caratteristiche dell’auto. Ma é meglio non far fare tutto al programma, meglio controllare le soste, magari scegliere rifornimenti in luoghi migliori ecc…. sull’autostrada piuttosto che fuori ecc..

Il navigatore tiene conto dello stato di carica in tempo reale e calcola con quanta carica si arriverà a destinazione o al prossimo rifornimento. (In alto a destra i valori di partenza ed arrivo).

La modalità elettrica é senza dubbio un modo diverso di muoversi, richiede un cambio di mentalità: ad esempio potrebbe darsi che andando più piano si arrivi prima perché si rende necessaria una sosta in meno. Questa non é una questione marginale poiché, a differenza delle auto ‘termiche’ che hanno un cambio per il quale una marcia lunga con poco gas riesce a spuntare velocità maggiori con minor consumo, l’auto elettrica ha un consumo incrementale, più si spinge e più si consuma, più si consuma e più soste occorre fare e più tempo occorre impiegare per la ricarica, più tempo occorre per completare il viaggio. È il caso di dire: “chi va piano va sano e va lontano”.
Un altro aspetto della guida elettrica che segna la differenza con le auto termiche, é il disporre della ’coppia massima’ in ogni momento, a differenza dei motori termici che restituiscono la massima potenza solo in un certo range di giri, il motore elettrico eroga potenza in qualsiasi regime, così che, ad esempio, in qualsiasi condizione si può contare sulla massima accelerazione, che si tratti di un sorpasso, di un inserimento in carreggiata o di una salita impegnativa, basta premere il pedale e la macchina va, senza indugi, rombi e vibrazioni, eroga tutti i suoi cavalli in ogni condizione ed ogni volta che occorrono.
L’auto elettrica é anche confortevole in caso di code stop and go, non obbliga a smanettare sul cambio, sfrizionare ecc.. basta poggiare il piede sul pedale e toglierlo.
Ma bisogna pur essere onesti, detto dei pro occorre anche considerare le negatività che pur ci sono. Sgombriamo però il campo da tutte quelle fake che i ‘nowatt’ distribuiscono a larghe mani, e di tutte quelle che spesso ceto giornalismo intellettualmente disonesto diffonde e che meritano articoli a parte. Tolte queste osservazioni, rimangono i reali problemi che non vanno sottovalutati. Ce ne sono di legati a certe necessità personali spesso dovute alla professione, come tutti coloro che possono essere chiamati ad interventi urgenti e rapidi, magari non vicinissimi, oppure di tipo logistico, per chi non ha la possibilità di caricare velocemente a casa o comunque vicino, ad esempio certe comunità montane, ma anche, all’opposto, certe città ad alta densità abitativa e scarsità di colonnine e parcheggi. In certe zone, alla scarsità di stazioni si accompagnano, a volte, atti di vandalismo: non sono rari i casi di colonnine veloci con il cavi tagliati, pare che Roma sia infetta da questo virus. L’auto elettrica, poi, non é adatta agli ‘impazienti’: viaggiare con l’auto elettrica richiede un minimo di programmazione, l’utilizzo di più applicazioni e/o tessere RFID per avviare la carica o per poter contare sulla tariffa più convenente, ad esempio sull’autostrada del Brennero è necessario avere l’apposita app dell’Autostrada del Brennero. In altre parole occorre essere preparati per i viaggi, per non farsi prendere alla sprovvista da situazioni inattese che, comunque si possono presentare, come ad esempio trovare gli stalli occupati da automobili termiche oppure da auto elettriche i cui proprietari pensano che quegli stalli servano alla sosta. No, servono solo ed esclusivamente alla ricarica e per il tempo necessario.
La mia piccola collezione di schede RFID, più pratiche da usare rispetto alla applicazione, perdere un po’ di tempo per cercare di avviare la ricarica con la miglior tariffa, può evitare spese eccessive, se non si pone attenzione si rischia di pagare 20 o 30 centesimi in più che si traduce in alcuni euro ogni 100 km.

Passando poi, all’uso delle colonnine, occorre avere la consapevolezza del tempo, occorre cioé considerare che non si può lasciare la macchina connessa per tutto il tempo che vogliamo, va scollegata quando é completamente carica, altrimenti si paga una ulteriore tariffa a minuto. In altre parole dobbiamo sapere che se utilizziamo una colonnina lenta abbiamo tempo per fare molte cose, una lunga passeggiata una cena ecc.., ma se ci colleghiamo ad una colonnina veloce, il tempo utile diventa molto più breve, magari appena quel quarto d’ora, venti minuti per far la spesa.
Insomma, occorre una certa applicazione e consapevolezza del tempo ed un pizzico di calma necessaria per affrontare gli inconvenienti ed imprevisti che, non si può negare, ci possono essere, niente di drammatico.

Nei miei primi 4.000 ho dovuto pagare un po’ il pegno dell’inesperienza, mi è anche capitato di imbattermi in una colonnina che non funzionava, in una carica interrotta, oppure in una colonnina le cui spiegazioni non erano propriamente chiare. Insomma non è sempre facile o intuitivo, ma niente di particolarmente difficile da superare avendo un minimo di preparazione e calma: la tecnologia delle colonnine e le comunicazioni telematiche non sono esenti da problemi di vario tipo, ma sempre risolvibili avendo un minimo di preparazione. Seguire i gruppi social specializzati su questi temi é molto utile per porre certe domande fondamentali e far tesoro dell’esperienza altrui, ad esempio: “come posso sganciare manualmente il cavo di ricarica quando non si sgancia?”. Frequentare questi gruppi può spaventare poiché quasi tutti i post riportano ‘problemi’ di vario tipo, ma non potrebbe essere diversamente poiché nessuno scrive post per dire che la sua macchina non dà problemi, insomma seguirli si ma niente panico.

Le applicazioni dedicate aiutano molto, sia per vedere quante colonnine ci sono in zona e di che tipo, ma anche, ad esempio, quando sono state utilizzate l’ultima volta (molto utile per capire se funzionano o meno), quale tariffa richiedono e quale gestore é più conveniente (ci possono essere differenze notevoli). Da notare che esistono, a proposito di tariffe, forme di abbonamento o carte prepagate, che fanno realizzare un certo risparmio, per lo più dipendente dalla quantità di Km percorsi in un dato tempo. Le applicazioni permettono anche di controllare in remoto lo stato di avanzamento della ricarica. Altro aspetto da tener presente, prima di fare una scelta, é che i “guasti”, che certo possono capitare, possono richiedere impegni economici maggiori di un’auto termica dovuti alla minor diffusione di questo tipo di veicoli, oppure possono manifestarsi ‘problematici’ per la mancanza di personale specializzato in questa tecnologia ancora ‘giovane’ se pur ormai collaudata. Una considerazione a parte va fatta per la batteria il cui costo é gran parte del valore dell’auto, ma va detto che le batterie di trazione hanno una garanzia molto lunga, in genere, se dopo 8 anni o 150.000 Km ed oltre, la sua capacità scende sotto l’80%, questa viene sostituita in garanzia; ci sono case che offrono garanzie ancor più lunghe. Comunque, se in 8 anni o in 150.000 km è garantito l’80% della capacità si può star tranquilli di avere una buona batteria di trazione per 200.000 km e più.

Da non sottovalutare il fatto che, pur essendo, questa, una tecnologia ormai collaudata, la rete di assistenza soffre, di una carenza di competenze che quasi obbliga a rivolgersi, in caso di necessità, alle officine delle concessionarie, o comunque specializzate, insomma, l’amico o il meccanico di fiducia probabilmente non sarà in grado di affrontare i problemi della nostra auto elettrica. Una cosa che potrebbe anche essere molto scocciante é la pioggia, le colonnine, lente o veloci che siano, sono sempre scoperte, rarissimamente hanno una sorta di pensilina, é bene quindi tenere a disposizione almeno un ombrello per poter eseguire le operazioni che non sempre sono rapidissime.
Certo, col tempo, molte difficoltà saranno ridotte, ad esempio la possibilità di utilizzare la carta di credito alla colonnina faciliterebbe molto, già ora alcune lo consentono. Su questo particolare aspetto c’é da dire che si sta facendo strada la tecnologia “Plug & Charge”, che evita l’uso di app o carte e rende tutto più rapido. Questa tecnologia, una volta connesso il cavo, riconosce la macchina ed il sistema di pagamento. All’utente non resta che prendere la spina e collegarla alla macchina, unica operazione da fare. Ci vorrà ancora del tempo prima che sia largamente diffusa e le auto prodotte con le specifiche caratteristiche, ma si sa, la tecnologia corre a dispetto della politica.

Il grosso dei miei primi 4.000 li ho fatti andando in Germania, come ho detto l’ansia da autonomia e da colonnine é passata subito, per altro in Germania ed in Svizzera, dove ho transitato, il problema non sussiste proprio, tanta è la diffusione e disponibilità. Prima di partire mi sono dotato delle opportune applicazioni per poter caricare l’auto in Germania evitando il rischio, ben presente, di pagare 1 Euro piuttosto che 50 centesimi a Kw. Quando si è ‘fuori dell’area conosciuta’ può essere necessario trafficare con le app per 5 minuti, l’importante é avere le principali, le più diffuse. Se poi si pensa di passare più giorni in un luogo, tipicamente una vacanza, può essere utile informarsi e dotarsi dell’app più usata nel luogo. Ad esempio in Germania spesso si trovano colonnine gestite dalle società comunali con tariffe molto convenienti se ci si connette con l’app proprietaria o convenzionata.

Tubingen, stalli con colonnine gestite dalla società di servizi comunale: offrono il servizio a prezzi convenienti, rispetto a quelli che si possono avere con la quasi totalità delle applicazioni in roaming, occorre dotarsi della specifica applicazione.

In conclusione, l’approccio alla mobilità elettrica é molto personale, richiede una seria riflessione sulle proprie necessità e abitudini, richiede anche la disponibilità ad affrontare il tema della consapevolezza di questo mondo ‘nuovo’ che faremmo entrare nel nostro quotidiano, mentre prima, fare il pieno era un gesto quasi insignificante ed il viaggio non richiedeva alcuna considerazione, la modalità elettrica pone invece tante domande e riflessioni da fare, una modalità che richiede, gioco forza, una certa consapevolezza, persino relativamente alla velocità da tenere per arrivare a destinazione, e non scordare l’ombrello.
La modalità elettrica é in qualche modo, una ‘sfida’, prima di affrontarla chiediamoci se la vogliamo realmente affrontare e se sia nelle ‘nostre corde’, se abbiamo la giusta motivazione. Non ci obbliga nessuno, almeno per ora e almeno per altri 10 o 15 anni, ma l’aria che respiriamo nelle nostre città, forse si.

LUCIANO DAMIANI