La Grazia di Paolo Sorrentino

di MARCELLO LUBERTI ♦

Pochi mesi fa, dopo la visione del film, avevo preso carta e penna per sottolineare, da vecchio studente del diritto costituzionale, un certo pressapochismo della sceneggiatura del film, scritta dallo stesso regista napoletano in solitaria. In particolare, mi sembrava poco corretto l’indugio della storia sul potere del Presidente della Repubblica nel drafting di una legge in sede di promulgazione, esagerato rispetto al dettato della Costituzione ma anche rispetto alla nostra prassi legislativa. Stavo già per indirizzare a Sapzioliberoblog una saccente nota di critica, pur avendo molto apprezzato il film, la fotografia, gli attori, gli incastri della sceneggiatura.

Non ne feci nulla. Mi frenò quel senso della misura che a volte, però, i vecchi non coltivano.

Menomale!

C’era una ragione. Il Fato stava apparecchiando per noi appassionati di cinema, costume e politica una motivazione ancora più succosa per occuparci del film interpretato dal grande Toni Servillo. Nel mio fato personale di commentatore includo anche il fatto che non sono comparsi su questo blog contributi sul film di Sorrentino.

La realtà di questi giorni ci scodella infatti sul vassoio una storia che nessun grande scrittore o drammaturgo (o commediante?) avrebbe saputo escogitare. E dire che Sorrentino, pur non volendo espressamente, aveva lasciato agli spettatori la libertà, il piacere, di identificare il giurista Presidente Mariano De Santis con il nostro vero attuale Presidente Mattarella.

La mente è subito andata ad un altro grande caso che definirei di profezia artistica,” Habemus Papam” di Nanni Moretti del 2011, che anticipò di due anni le dimissioni di Benedetto XVI. Ricordo ancora i flash di agenzia che riportavano il testo della dichiarazione in latino di Papa Ratzinger davanti al Concistoro dell’11 febbraio 2013. “… Bene conscius sum … ad cognitionem certam perveni vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum”. E ricordo ancora le immagini della guardia svizzera che doveva fingersi papa neoletto, scuotere le tende dell’appartamento papale alle note di “Todo cambia” di Mercedes Sosa.

Sono due, secondo me, le solo apparenti contradditorie lezioni che l’arte, in questo caso la cinematografia, ci regala.

La prima: vede più lontano, a volte, della ragione ordinaria, della scienza e delle analisi basate sulla realtà oggettuale.

La seconda: la realtà rimane il volano, direi il vulcano, che scavalca e spiazza qualsiasi creatività artistica.

Non intendo entrare nelle questioni sollevate dal caso concreto di concessione della grazia del Presidente Mattarella a Nicole Minetti, un caso innovativo che in questi giorni sta mettendo a dura prova i vari soggetti istituzionali, compreso lo stesso Presidente. Vorrei solo provare, da una parte, a cercare qualche dettaglio interessante e istruttivo (le analogie) presente nel film di Sorrentino e, dall’altra, individuare le suggestioni artistiche (di sceneggiatura, direi) collegate agli attori della vicenda realmente accaduta, beninteso, per come li stanno raccontando i giornali.

Nella prima area di interesse metterei il continuo rovello, il dubbio che attanaglia il personaggio di Sorrentino nell’affrontare i due dilemmi che lo separano dalla fine del suo mandato: la firma di una legge sull’eutanasia e la scelta della grazia da concedere ad uno dei due condannati che l’hanno richiesta.

Con grande forza drammaturgica, Sorrentino descrive due casi di condanna per omicidio pieni di contraddizioni e aspetti nascosti, di cui De Santis si assume tutto il peso, non limitandosi ad analizzare i fatti in superficie. Uno dei due casi non ha ricevuto il parere positivo da parte della struttura. Dai titoli di coda, poi, si capisce che le due situazioni evolvono, dopo la decisione del Presidente, in maniera inaspettata. Sorrentino aveva visto veramente tutto, di più.

I personaggi, ma soprattutto il personaggio, de “La Grazia”, sono individui da drammaturgia direi ordinaria, non fanno riferimento a ideologie, religioni, credenze fuori dal mondo. E questo aumenta la loro forza e la comprensione dei loro moventi.

Ad alcuni recensori del film non era piaciuto il dettaglio estenuante fornito da Sorrentino sui ragionamenti, le contorsioni di Mariano De Santis, un procrastinatore che non decide mai. Che dire? Sembrava un vademecum sull’esercizio di responsabilità elevate, sulla capacità decisionale che è la prima dote di un uomo politico.

Per quanto riguarda la seconda area di interesse, non me ne voglia il Presidente Mattarella, che stimo grandemente come fulcro imprescindibile della tenuta complessiva di un paese sgangherato, declinante e smemorato, nella vicenda si possono sicuramente vedere dei temi letterari, diciamo dei tropi. Ne accenno alcuni:

  • la senescenza portatrice di frutti inaspettati;
  • il raptus (ma direi anche la rapture) che prende a volte l’eroe positivo di trasformare, più o meno consapevolmente, il suo profilo attraverso un’uscita contraddittoria, esecrabile;
  • lo spossessamento della volontà, dell’intenzionalità nelle procedure burocratiche;
  • la scivolosità del concetto di fiducia, affidamento;
  • la pervicacia degli eroi negativi nel commettere sempre gli stessi errori e nefandezze (“il legno storto dell’umanità”);
  • la banalità dei casi della realtà che comunque generano gravi conseguenze reputazionali;
  • il tramonto dell’esistenza che porta il personaggio al terrore dell’irrilevanza.

Non vado oltre.

La qualità del film è decisamente elevata. Da consigliare a chi se l’è perso, da rivedere per chi l’ha già visto, per giunta col senno del poi. I temi a cui ho accennato vengono toccati in maniera affascinante.

Dobbiamo ringraziare Sorrentino per aver preparato il nostro cervello, la nostra anima ad accettare l’imprevedibilità e il dubbio che accompagnano la nostra esistenza, per averci dato La Grazia.

MARCELLO LUBERTI

* Immagine di copertina tratta da :https://it.wikipedia.org/wiki/La_grazia_(film_2025)