Identità di genere oggi: quale è il problema?

Riceviamo da Antonella Appetecchi, psicologa, questo contributo sull’identità di genere.

L’identità di genere è una realtà antica quanto l’uomo, poiché riguarda non solo la sua sessualità fisica, ma anche aspetti di natura sociale, aspettative, pregiudizi e vissuti della persona.
Oggi, contrariamente a qualche decennio fa, sappiamo benissimo che l’identità di genere non è soltanto binaria, ovvero maschile e femminile, eterosessuale e omosessuale; ma sappiamo anche, attraverso la ricerca scientifica in materia, che la combinazione tra cellula uovo e spermatozoo comporta una serie di combinazioni tali da attivare o inibire enzimi ed ormoni che concorrono alla formazione del feto secondo una determinata identità di genere, un’altra oppure tante varianti che fino a qualche anno fa erano guardate con circospezione ma che avevano la loro ragione d’essere anche a livello fisiologico.
Un esempio può essere un uomo che si ritrova ad avere all’interno del proprio corpo un ovaio femminile o viceversa, una donna che si ritrova ad avere all’interno un testicolo o, in altre parti, degli organi più o meno sviluppati. Altri esempi sono le cellule del pavimento del quarto ventricolo che sono state trovate, in alcuni cadaveri, del sesso opposto a cui la persona apparteneva. Gli esempi potrebbero continuare a dismisura per portare ad un unico concetto: che l’identità di genere è suscettibile anche di aspetti probabilistici sulla base o meno della combinazione degli ormoni e degli enzimi che concorrono, come già affermato sopra.
Ricordiamo che la cellula uovo è di tipo femminile, per cui, laddove venisse fecondata da uno spermatozoo Y, allora bisogna inibire nella cellula uovo le caratteristiche dei caratteri primari e secondari femminili per favorire i caratteri primari e secondari maschili. Laddove ciò non avviene, non si mettono in moto, per dirla in maniera semplificata, i cosiddetti enzimi responsabili della mascolinizzazione della cellula uovo. Ci saranno degli elementi che si ritroveranno alla nascita e alla pubertà, quando si completa lo sviluppo sessuale.
Pertanto, da ciò deriva che questi fenomeni sono naturali ma trascendono le epoche storiche.
Infatti, abbiamo dei riscontri anche nella cultura latina e greca, dove l’identità di genere non era confinata all’interno dei confini sociali (mascolino, femminile, maschile, femminile con determinate caratteristiche e aspettative sociali), ma era considerata in maniera più vasta.
Nel tempo, altre culture hanno in qualche modo favorito la differenziazione sessuale in maniera netta e marcata, negando anche, laddove i testi classici latini e greci lo dicono chiaramente, forme di omosessualità, di bisessualità o di sesso fluido, chiaramente dichiarato nei testi a cui si faceva riferimento. In taluni casi, le persone sono state definite anche “contro natura” perché la natura produce solo maschi e femmine. Ad oggi tutto questo viene sconfessato apertamente dalle scienze e dalla ricerca scientifica (in medicina, in fisiologia, in psicofisiologia) che hanno dimostrato che la realtà è ben altra. Quindi, ad oggi, la transizione di genere è un diritto riconosciuto per coloro che vogliono sottoporvisi anche dalla sanità italiana, con dei centri specializzati dove c’è un’équipe multidisciplinare che si occupa di queste persone. C’è un Tribunale che riconosce anche il cambiamento di sesso sui documenti e c’è anche un adeguato riconoscimento all’interno del terzo settore attraverso le associazioni. Quindi possiamo dire che, a 2000 anni di distanza, quanto negato in merito ai testi classici latini e greci su sessualità “diverse” o, per così dire, contro natura, viene chiaramente superato in maniera definitiva.

ANTONELLA APPETECCHI