TENTATIVO DI APPELLO PER UN MANIFESTO DEL PATTO DI SOLIDARIETA’ TERRITORIALE

di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦

LA SITUAZIONE

Una lenta infiltrazione molecolare si va attuando da tempo nell’area del litorale tra Civitavecchia, Tarquinia,  Montalto di Castro e nell’entroterra di buona parte della Tuscia.

La strategia di dominio poggia sulla atavica frammentazione amministrativa resa complicata dalla divisione provinciale.

Il territorio si va costituendo come il più potente hub di generazione e transito del Centro Italia capace, a regime, di fornire una imponente produzione di energia.  

 

Fotovoltaico: allacciati ed autorizzati 2.5-3.0 GW pari a circa 5.000 ha. (media fra alta e media efficienza)

Eolico offshore: in via di autorizzazione 1GW. Torri di 280 m. a 25 km circa dalla costa. In progetto un totale di 55-60 super pale. Da Civitavecchia a Montalto.

Eolico a terra: realizzato ed in progetto 0.5 GW . Torri da 200 m.(Piansano, Arlena, Viterbo, Montefiascone, Celleno , Tuscania). In territorio limitrofo orvietano il progetto Phobos prevede aereogeneratori. Sommando tutto l’eolico viterbese e orvietano si arriva a 0.6 GW.

Centrali termoelettriche: Torre Valdaliga Sud di Civitavecchia (Tirreno Power) potenza installata 1.2 GW. Combustibile metano. Produzione a ciclo combinato (CCGT) . Scopo: stabilità del sistema (capacity market) nel momento in cui il fotovoltaico è in calo. Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia (ENEL) In fase di abbandono dopo il consumo di carbone. E’ probabile la riconversione in polo logistico per l’assemblaggio delle pale eoliche offshore.  Alessandro Volta di Montalto ( ENEL) potenza installata teorica di 3.3 GW. Combustibile metano. La produzione reale si aggira intorno a 1.0 GW. I gruppi tecnici sono in dismissione e si va trasformando in un Giga storage: immagazzinamento di batterie al litio per accumulare l’energia prodotta  dai 5.000 ha di produzione del fotovoltaico. Se sommiamo la capacità residua a gas e batterie otteniamo circa 1.0 GW. In totale la produzione delle Centrali di Civitavecchia e Montalto a gas si aggira sui 2.2 GW.

In sintesi, la potenza nominale installata e a progetto si presenta come segue (per avere una idea di quantità si pensi che tutta l’energia che consuma Roma ha un assorbimento di potenza di 2 GW):

Fotovoltaico   2.5-3.0 GW

Eolico               1.5 GW

Centrali            2.2 GW

     totale          6.2-6.7 GW

Dunque, un sistema che si basa sulle rinnovabili per un totale potenziale di 4.0-4.5 GW e su un sistema di backup dei combustibili fossili per 2.2 GW che entra in funzione nei momenti di calo del sole e vento.

Tutta questa enorme produzione mediamente di 6.5 GW (corrispondente alla produzione di circa 7 Centrali nucleari)  deve essere considerata come una “capacità di targa”del Distretto, ovvero la sua potenza nominale massima. In termini effettivi la produzione dell’area sarà tarata su una potenza di picco disponibile intorno ai 4.0 GW. Tutta questa energia sarà veicolata attraverso un elettrodotto verso il nord in parte sottomarino. Si tratta di un collegamento in corrente continua ad alta tensione (HVDC)della TERNA con capacità di trasporto di 2.1 GW. Insomma, per avviare un carico di elettricità al nord Italia di 2.1 GW si impegnano 6.5 GW  di capacità nominale (corrispondenti a 6.5 GW di massima potenza disponibile ) ricoprendo il territorio di 5.000 ha di fotovoltaico, coprendo di imponenti pale eoliche il mare e la terra,  creando una fitta rete di elettrodotti lungo il territorio e di numerose stazioni di conversione. Tutta l’energia prodotta “impacchettata” e spedita verso il polo di Milano attraverso un elettrodotto in parte marino (MI-MO, Milano-Montalto).

Considerando il numero degli abitanti del Distretto Tuscia-Civitavecchia (360.000), il fabbisogno locale risulterebbe di 0.4 GW. Il rapporto fra produzione effettiva e consumo (4.0/ 0.4) è di 10 a 1. Se si dovesse produrre per il fabbisogno locale in termini di fotovoltaico basterebbero solo un parco di 600 ha.

Il contributo fornito per l’interesse nazionale è dunque elevatissimo: si produce 10 volte ciò che si consuma!

Se questa è la situazione come si può pensare di aggiungere il Deposito Nazionale di tutte le scorie radioattive del Paese? Non solo quelle a bassa e media decadenza radioattiva ma anche quelle a lunga (millenni di anni) che per essere poste in sicurezza dovrebbero essere collocate in un deposito geologico di centinaia di metri sottoterra (soluzione che sembrerebbe impossibile per il suolo geologico italiano). Questo significa che, in attesa di una sistemazione europea in sicurezza geologica, le scorie più pericolose saranno poste nel Deposito in situazione provvisoria (100 anni?), dunque in superficie!

 Considerando il raggio di contaminazione radioattivo ogni comune dell’area Tuscia-Civitavecchia sarebbe sottoposto ad un “rischio irreversibile”oltreché a servitù e,soprattutto ad una limitazione demografica e di iniziative imprenditoriali. In termini di marketing territoriale il rischio di immagine per i prodotti agricoli sarebbe devastante.

 Il legame tra produzione elettrica e Deposito (in pratica una “discarica”) non ha alcuna ragione di essere. L’ulteriore collocamento di un Deposito Nazionale di scorie (30-40 anni per l’ultimazione di tutto l’accentramento dei rifiuti) trasformerebbe l’area, già gravata, in una vera e propria zona di sacrificio, una sorta di “colonia” dove tutto è possibile.

 Il concetto di “pubblica utilità” deve poter avere sempre un limite:  con il raggiungimento della potenza di picco sostenibile di 4 GW il contributo alla pubblica utilità nazionale è già massimo. Il territorio con la produzione elettrica ha acquisito un credito che deve essere ancora onorato da parte dello Stato. Permanendo questo problema è assurdo ogni ulteriore aggravio.

Il problema reale che il territorio deve affrontare è quello di garantire una posizione di equilibrio sistemico nel rispetto del dettato costituzionale dell’art.9. Da ciò derivano le conseguenti azioni.

 

AZIONI POSSIBILI.

 

  1. Rifiuto del Deposito Nazionale scorie radioattive per:
  • Incongruenza dei parametri con cui è stata scelta l’area
  • Vicinanza con la Capitale (50 km.in linea aria)
  • Raggiungimento “punto di sostenibilità” del Distretto Tuscia-Civitavecchia
  • Principio di giustizia sociale (chi inquina paga)
  • Impossibilità di compensare il rischio intergenerazionale

 

  1. Dichiarazione dello “Status di Distretto di Rilevanza Strategica Nazionale”per la produzione di energia elettrica.
  • Il Distretto Tuscia-Civitavecchia non sta, come per il passato, offrendo una porzione di territorio per il quale necessita pagare le tasse di competenza e offrire una compensazione per aver causato una “diseconomia esterna”(danno ecologico). Bisogna uscire da questa logica che non può essere applicata ad un Distretto energetico di questa portata.
  • Il Distretto non ospita impianti ma sta conferendo capitale all’impresa produttiva. Capitale in termini di terra, mare, paesaggio, servitù. Dunque, riveste la figura di socio partecipante con conferimento di asset.

I 5.000 ettari di fotovoltaico, gli ettari occupati dalle pale eoliche, il loro impatto paesaggistico, la superficie di mare occupata, gli spazi delle Centrali, le aree dedicate alle varie stazioni di smistamento, il terreno che ospita la rete elettrica tutto questo è elemento essenziale.  Senza questo “asset”la produzione da immettere nel cavo verso il nord sarebbe impossibile.

  • Ne deriva che in qualità di socio partecipante il Distretto ha diritto ad una royalty sul valore aggiunto della produzione. Concetto opposto a quello tradizionale di compensare il singolo Comune con opere urbanistiche, o contribuzioni monetarie.
  • Se un cittadino del Distretto subisce un carico energetico 10 volte maggiore della media e non riceve benefici adeguati lo Stato crea una asimmetria da sanare ai sensi dell’art. 3 della Costituzione.
  • La royalty quale partecipante significa dare al Distretto un vantaggio competitivo: non si stanno “riparando dei danni ecologici” ma si deva creare nuovo sviluppo a favore di un partner della produzione elettrica.
  • Riconoscere questo status significa anche stabilire inderogabilmente il  raggiungimento del livello di sostenibilità del Distretto per cui sarà impossibile gravarlo di ulteriori pesi (Deposito di scorie, discariche…).
  • Il Distretto, infine, porrebbe termine a quella infiltrazione lenta che si va operando in offesa alla dignità civica del territorio.

 

Ma tutto ciò si regge sulla volontà da parte delle Autorità politiche, amministrative, dei Comitati locali di difendere in modo razionale il territorio. Difendere in modo razionale significa avere una visione sistemica e non localistica. In caso contrario non si ottiene altro che di assecondare quella infiltrazione molecolare in atto con il misero vantaggio di accaparrare  compensi comunali di breve termine quale puro atto caritatevole che cala dall’alto.

Viterbo e Civitavecchia si pongono in questo ambito i naturali protagonisti per mettere in movimento il sistema verso la formazione di una intesa che garantisca quanto sopra esposto e tuteli  la salvaguardia della dignità civica del nostro territorio. E’ possibile sperare in una intesa del genere? E’ possibile che la tutela dei diritti civici possa superare quella sorta di “autismo territoriale”?  I Decisori finali vedono il territorio come

una grande macchia al di là dei confini amministrativi, una macchia adeguata alla finalità produttiva. I Sindaci , come da mandato, hanno solo cura del loro perimetro. Il risultato finale è il tradizionale divide et impera. E’ possibile sperare che il mondo locale acquisisca la stessa visione del Decisore finale?  

E’ solo con la logica di sistema che possiamo raggiungere una equità tra costi e benefici ed evitare quel pericoloso “accanimento” frutto di quella assurda visione localistica sulla quale si basa la tracotanza dei decisori finali.

CARLO ALBERTO FALZETTI