DALLA CADUTA DEL FASCISMO ALLA COSTITUZIONE
di SIMONA GIARDINA ♦
Al termine di un ciclo di conferenze organizzate dall’Anpi in collaborazione con il Comune di Civitavecchia, rivolte alle quinte classi degli istituti cittadini, è stato chiesto agli studenti di svolgere un elaborato sul tema: “Il fascismo, la sua caduta, la lotta di liberazione e la Costituzione”.
Al termine della prova venti studenti che hanno prodotto lavori di particolare interesse sono stati accompagnati a Roma per una visita ai luoghi della memoria: le Fosse Ardeatine e via Tasso.
Un’esperienza importante e significativa che ha permesso di mettere in contatto diretto i giovani con la storia.
Dal 25 luglio 1943, dalla caduta del fascismo alla Costituzione
Violenza. Repressione. Paura. Odio. Queste sono le prime parole che vengono in mente quando si parla del ventennio fascista.
Esso fu un periodo fondamentale per la storia nazionale e internazionale, ed è altrettanto importante capire ciò che ci ha portato fino a qui per far sì che il passato non si ripeta.
Tutto nacque dopo il primo conflitto mondiale; l’Italia e molti altri paesi europei erano in crisi, sia economicamente che socialmente parlando. I reduci di guerra trovavano difficoltà a reintegrarsi nella società, operai e contadini chiedevano paghe più alte e ore di lavoro minori, si temeva una rivoluzione socialista e i risultati del trattato di Versailles e la conferenza di pace di Parigi lasciava l’amaro in bocca a molti.
I partiti fascisti approfittarono di questo dissesto, usando la rabbia e il discontento della popolazione a loro favore. Tra gli aderenti ai Fasci di combattimento operano le “squadre d’azione”, gruppi di violenti che assalivano le sedi dei partiti d’opposizione, i quali non seppero fronteggiare il clima di aggressività.
Il 28 ottobre 1922 fu una data decisiva per lo sviluppo del fascismo: circa 15.000 partecipanti provenienti da tutta Italia marciarono su Roma senza trovare adeguata resistenza e Mussolini diventò ufficialmente il capo del governo il 30 ottobre.
Il movimento fascista aveva alla base il nazionalismo, il razzismo, autoritarietà, l’autocrazia, il totalitarismo, l’anticomunismo e un’ideologia rivoluzionaria e reazionaria. Il ruolo della propaganda era cruciale per mantenere la fedeltà delle masse e, di conseguenza, il potere. Il Duce diventò negli anni simbolo del volere della nazione, raffigurandolo come un leader infallibile e carismatico. Chi non partecipava assiduamente veniva individuato come un “sovversivo” del regime, e presto il “nemico” diventò un obiettivo da non ignorare; il “vero fascista” era il maschio bianco, cattolico, virile, in salute, nazionalista, eterosessuale e padre di famiglia, e la donna aveva come unico utilizzo quello di portare alla luce quanti più figli possibile. Tutto ciò che era un pericolo per la “razza”, per la “stirpe” o per la nazione andava punito o eliminato, sanzionando anche gli aspetti più intimi della vita privata degli italiani.
Negli anni trenta il popolo era sempre più convinto della presenza di un cosiddetto “problema ebraico”, in parte per scaricare gli insuccessi su alcuni capri espiatori, il quale sfociò nell’estate del 1938 con la proclamazione dello “stato di emergenza antisemita” e la pubblicazione delle leggi razziali.
Gli ebrei furono costretti ad essere schedati e non gli fu più concesso di frequentare le scuole, entrare nell’esercito, sposarsi con individui di razza ariana, fare parte del partito, avere la proprietà di terreni di valutazione superiore alle 5.000 lire, essere proprietari o gestori di aziende con oltre 100 dipendenti, avere domestici di razza ariana, essere tutori o curatori di bambini non ebrei, lavorare presso enti pubblici locali o banche di interesse nazionale, e via dicendo. In sostanza, si stava preparando il terreno per il loro eventuale sterminio avvenuto durante la seconda guerra mondiale.
Verso la fine del 1942 la situazione militare e sociale dell’Italia fascista era disastrosa: le missioni dell’esercito avevano fallito sia in Libia che in Russia, l’inflazione stava peggiorando e la mancanza dei beni di prima necessità aveva causato una diffusa denutrizione. A ciò si aggiunse la Campagna d’Italia che, con lo sbarco di 12 divisioni inglesi e americane in Italia l’11 giugno 1943, puntava alla liberazione della penisola.
Mussolini destituì il 24 luglio dello stesso anno, e venne arrestato il giorno dopo.
Dopo una lunga lotta degli alleati e la resistenza contro le truppe tedesche e italiane, la fine della guerra, dell’occupazione nazista e del ventennio di dittatura fu segnato il 25 luglio 1943. Il 29 aprile 1945 furono esposti i cadaveri del Duce, la sua amante ed altri esponenti della repubblica sociale, appesi a testa in giù a piazzale Loreto.
Il 2 giugno 1946, tramite un referendum istituzionale in cui votarono per la prima volta anche le donne, nacque ufficialmente la Repubblica Italiana e venne abbandonata la monarchia. Vennero eletti i componenti dell’Assemblea costituente, che fu incaricata di scrivere la nuova Costituzione repubblicana.
Nel ricordo degli italiani sono presenti fame, guerra e disperazione ma, nonostante ciò, l’ideologia oggigiorno è ancora viva e vegeta. Gli attacchi e le proteste di neofascisti e neonazisti sembrano sempre più frequenti, così come i voti a partiti di estrema destra e cosiddetti “nostalgici”.
In conclusione, oggi poche persone hanno il coraggio di dichiararsi apertamente “fascisti”, ma ciò non vuol dire che la dottrina sia morta. Ciò che sta succedendo oggi nel mondo è orribile, è inutile dirlo, anche se io sostengo che ancora non tutto è perduto. Movimenti di questo tipo si diffondono tramite l’ignoranza e la paura, e l’unico antidoto è la conoscenza. E’ estremamente improbabile che una ideologia scompaia del tutto, purtroppo persone che aderiranno alle idee nazi-fasciste continueranno ad esserci, ma il minimo che si può fare è avvisare le generazioni passate, presenti e future sui danni che l’odio può provocare.
SIMONA GIARDINA
