Maternità
di ANDREA BARBARANELLI ♦
Una donna è seduta sull’erba, sotto l’albero. È nuda, di una nudità accentuata dalla mantelletta che le avvolge le spalle, e sta allattando un bambino. Ha il viso serio delle madri che allattano.
Il primo soffio di vento, un attimo prima di agitare le foglie dell’albero, la fa rabbrividire. Il cielo si è incupito. Le minute facciate delle case del paese, sullo sfondo, sono accese dalla luce del sole non ancora coperto dalle nuvole che stanno velocemente sopraggiungendo. È il momento di più intensa vibrazione della luce prima del buio corrucciato della tempesta. L’aria è già pregna della pioggia che sta per cadere. La donna si stringe al petto la creatura, un po’ più forte, ma non pensa a coprirsi i glutei e le gambe, che lascia esposti allo sguardo dell’uomo in piedi sull’altra sponda del ruscello.
ANDREA BARBARANELLI

Ma è la Tempesta del Giorgione!
Quante fantasiose interpretazioni.
Forse vale solo ciò che Andrea ha fatto: descrivere il fatto.
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Una llettura del dipinto di Giorgione che rivela se mai ce ne fosse bisogno la sensibilità dolce e penetrante di Andrea tanto verso la natura quanto verso l’umano. L’innocenza non si vela ma si disvela agli occhi dell’anima bella. Grazie Andrea Caterina Valchera
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E’ chiaro ed impegnativo nel medesimo tempo l’approccio che Andrea deve “inventarsi” per sfuggire ai troppi precedenti che ne hanno tracciato sul terreno dell’arte figurativa una profonda orma carraia.
Il confronto non può che essere la cosiddetta “Tempesta” del Giorgione. Sapientemente , Andrea realizza una sostanziale distanza dal più noto modello, e se Giorgione colloca la sua Zingara in un contesto extraurbano, per Andrea vince il primissimo piano della madre che allatta.
Andrea si mostra pienamente consapevole e partecipe dell’attuale clima di angoscia che in primo luogo viene quotidianamente testimoniato dalla condizione in cui, ormai in mezzo mondo, e soprattutto nella vicina Palestina viene vissuta la maternità.
E se la postura del corpo assume un valore puramente descrittivo, è la profondità dello sguardo oltre l’orizzonte, che fa della madre l’ interprete assoluta della nostra odierna angoscia.
L’augurio è che Andrea prosegua nel suo lavoro di sensibile interprete del tempo presente.
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