DOSSIER BENI COMUNI, 111. …ET AB HIC ET ABOCK…

a cura di FRANCESCO CORRENTI ♦

Quando conveniunt Domitilla, Sybilla, Drusilla,

Sermonem faciunt et ab hoc, et ab hac, et ab illa.

Gunprecht ad Erasmum

I dodici volumetti della collana Et ab hic et ab hoc di Americo Scarlatti, pseudonimo di Carlo Mascaretti (Piacenza 1855-Roma 1928), dedicati ad amenità e curiosità di vario genere, rilegati in pelle, erano tra quelli, nella biblioteca di mio padre, che fin dalle scuole medie lui mi insegnò a consultare per trovarvi spunti e citazioni da utilizzare nei temi di italiano a casa o nelle altre “composizioni letterarie” in cui mi spingeva spesso a cimentarmi. In tutti quei libri, il frontespizio riporta, dopo il titolo, la citazione che io ho riportato qui sopra. Poi ho ripreso il titolo della collana per intitolare, ma “a modo mio” (avrei bisogno di sognare anch’io) questa puntata, giocata come le precedenti sotto lo sguardo stupito e un po’ sornione del caro Abock, che per certi versi – me ne sto rendendo conto sempre di più – è un esponente, forse proprio il priore, della Confraternita dei devoti e fedeli della Santa Lucia.

Per questo, la copertina riproduce, evidenziandone due dettagli, il disegno di Giovan Battista Falda del 1696, Essempio per sfogare naui sommerse conforme la proua fatta in Ciuita Vecchia, in cui è mostrata un’invenzione ingegneresca di Cornelius Meyer. L’aspetto originale del disegno, già messo in luce sul suo profilo Facebook da Francesco Etna, è che vi viene illustrato, come espresso dal titolo in alto, il metodo per recuperare imbarcazioni affondate, ma l’autore non rinuncia ad inserire un particolare “divertente” che sembra esulare dall’argomento, ossia un colpo di cannone sparato da un torrione della Fortezza che va a colpire un veliero ormeggiato vicino al molo del Lazzaretto. Forse, però, è attinente, perché in realtà mostra ironicamente come si può far saltare in aria e poi, appunto, far colare a picco un naviglio da riportare poi a galla col sistema sperimentato nel porto civitavecchiese, non nuovo ad esser banco di prova di innovazioni tecniche già dai tempi dei Sangallo.

A veder, però, le figure della copertina, non riesco a tacere di scorgervi un’allusione involontaria ma palese alle insolite cronache di questi giorni: una o più d’una cannonata, pure fragorosa come quelle di cui ci narra JBL (Jean-Baptiste Labat, per chi non riconoscesse la sigla), nella sonnacchiosa (?) ma in perenne agitazione sottocutanea cittadina altolaziale si è vista e sentita. Lo sconquasso è trasparente, ma anche il distacco emotivo, dato che ormai – e forse proprio dai tempi dell’olandese se non da prima – siamo abituati a vedere il porto pontificio fare da sfondo a fatti sorprendenti d’ogni tipo, che quindi non ci sorprendono più. Per cui, fino a ieri sera, avevo seguito la questione da lontano, con una nonchalance degna proprio di JBL, anche se dentro alla vicenda, volente o nolente, c’ero stato messo a forza e direttamente, così come da tempo ero stato sottoposto, veramente contro la mia volontà e in modi del tutto immotivati e addirittura contrari al vero, ad una azione “sommersa” di rallentamento, ritardo ed ostacolo. Per la prima volta (come scrissi con dispiacere ma inutilmente a qualcuno) mi trovavo in una situazione di forte imbarazzo, perché «dal ’92 ad oggi, con nessuna amministrazione, mi era capitato di subire pressioni e intimidazioni. Purtroppo, i miei sono due compiti ufficiali e formali, affidatimi da Ministeri, cioè dallo Stato, e devo trarne le conseguenze». Cosa che ho fatto, nelle sedi competenti, ma anche iniziando un faticoso e sincero tentativo di superamento e composizione con amici degni di fiducia e altrettanto rammaricati, angustiati quanto me, senza risultati.

Fino a ieri sera. Quando, alle 20,59, mi è giunta da Fabrizio una domanda: «Ciao Francesco, il tuo articolo per questa settimana?» Ho risposto: «Ciao Fabrizio, dopo le ultime vicende in cui il mio nome è stato evocato ripetutamente da Roberta Galletta, comunque in modo corretto, e – da quanto mi è stato riferito – anche in modo che direi inqualificabile da parte di qualcuno, che mi attribuisce in modo ridicolo il potere di “influire” sulla soprintendente e sulle funzionarie, mi sono chiesto se era il caso di uscire con la puntata. Se spedendoti domattina una cosa semplice, si fa a tempo per giovedì o venerdì, posso cercare un argomento asettico e te lo mando nelle prime ore della mattina. Che ne dici?»

«Non riesco mai a mettere i blog in relazione ai comportamenti di altri, comunque va bene ciò che proponi.» «Io non metto il blog in relazione con nulla, ma la mia esistenza che speravo tranquilla, serena e utilizzata per completare quelli che sono dei miei doveri precisi, è stata piuttosto scombussolata e quindi non riesco ad astrarmi come se niente fosse.»

«Lo capisco.» «Grazie, restiamo come detto per domattina.» Poi ho ascoltato una nuova trasmissione sul canale tv 99 (Trc).

Ed eccomi adesso, alle ore 6 di mercoledì 15 ottobre 2025, dopo essermi svegliato ed alzato dal letto alle 4,30 ed aver bevuto un caffè, dopo aver rimeditato sugli avvenimenti ultimi e le considerazioni scambiate come Ispettore onorario e RUP del Prusst con i miei referenti istituzionali e alcune persone di alto profilo, aver riletto i giornali locali di questi giorni, aver guardato alcune “trasmissioni” video ed aver appreso fatti e circostanze che appaiono molto preoccupanti. Ho anche riguardato la mia produzione sul Blog, a partire dalla puntata della rubrica Beni comuni n° 74 uscita il 27 giugno 2024. Quella con in copertina e nella figura interna la mia veduta della città nel 1660 circa, con tanto di iscrizione-dedica al Sindaco Marco Piendibene, donata in suo onore a tutti i consiglieri, in edizione speciale numerata e firmata. La puntata terminava con le parole: «E adesso, la parola al nuovo Sindaco, dal nome così promettente! Con gli auspici più sinceri e fervidi, Marco!» Ma io, personalmente, non ho ricevuto alcunché…

Ho riletto la puntata sull’acquisto, con fondi Prusst, per l’Archivio Storico del Comune di Civitavecchia, dei due volumi di Roberto Paribeni del 1926-27, Optimus princeps, ritrovati miracolosamente presso una nota libreria antiquaria di Roma. Ho riguardato la mia ricostruzione grafica della famosa «pianta marmorea» del Collicola (Benedetto XIII, 1728), distrutta nei bombardamenti, che avevo concordato con un marmista di rifare e ricollocare presso la bocca della darsena. Nulla di fatto. I libri li conservo in attesa di consegnarli all’Archivio, nel frattempo eclissatosi dai miei contatti (prima quotidiani).

Credo che la cosa più semplice e giusta da fare sia mandare al Blog queste mie riflessioni. Se è «un luogo aperto in cui confrontare le idee», allora lo sia, davvero!

FRANCESCO CORRENTI