TO MOTHER

di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦

La pestilenza permane!

Verum sine mendacio, certum et verissimum che il  Cunctator Quinto Fabio cunctando con diligenza a posto a bada il punico invasore. Sia tributato merito a Fabio! Gloria tibi, Fabio!

  Ma…..

 Annibale è ancora presente minacciando!

E dunque, si operi in modo immediato come i Libri Sibillini  e l’oracolo di Delfi ordinano!

Sul Monte Ida nella Troade, culla della progenie di Roma, si chieda e si ottenga la pietra nera, un meteorite che il cielo gettò qual simbolo della Magna Mater.

Che Cybele invocata sia per tutti noi:  Salus Populi Romani!

Traghettata lungo il Tevere giunga, ordunque, a Roma il lapis niger e sul Palatino, prossima al Tempio della Vittoria sia collocato.

Alfine, dopo tanto patire e altrettanto intercedere è pervenuta l’attesa novella.

 Turris fortitudinis, armatura bellica, porta libertatis, ianua coeli: a Zama l’Africano è risultato vincitore! Cybele ha esaurito la pietosa richiesta, Roma è salva!   Cybele Salus Populi Romani!

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Correva l’anno 204 a.c. e Canne, la terribile Canne della Battaglia, era nel ricordo sgomento, rabbia desolazione.

Ma chi è Cybele?

Erede delle antiche Madri “steatopigie” dell’Anatolia Çatalhöyǜk) Ella diviene l’ittita Kubaba e poi la frigia Matar , dunque Cybele, la Madre dei Monti (Matar Kubileya, in particolare del monte Ida vicino a Troia, città di Enea).

Il culto dall’Anatolia giunge successivamente in Grecia (Meter Megale) e, nel 204, a Roma ( Magna Mater).

In Grecia assorbe in parte il culto dovuto alla grande Demetra dea, questa, che aveva contaminato anche la terra d’Etruria (a Gravisca, porto di Tarquinia, a Pyrgi, a Vulci). A partire dunque dalla fine della seconda guerra punica la Grande Madre ha un solo nome: Cybele.

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Ma perché tutta questa erudizione a buon mercato?

A Roma è iniziata una mostra “Magna Mater tra Roma e Zama” al Foro. Prendendo spunto da ciò tento di suscitare curiosità e per far questo travalico il semplice interesse archeologico facendo emergere aspetti riferibili agli “studi di genere”, in particolare alla Mathernal Theory. Poche righe attraverso i chiarimenti della studiosa più fertile in questo campo in Italia: Giulia Pedrucci.

Nella lingua inglese to mother è uno strano verbo che in italiano potrebbe significare “fare madre” (da cui mothering). Un attività che non ha a che fare con il dato biologico ma con il “farsi madre” da parte di colei o colui che “vuole prodursi in tale ruolo”. Dobbiamo a Sarah Ruddick e Julia Kristeva il contributo maggiore in questo campo come è facile constatare consultando agilmente ChatGBT. Un concetto simile è espresso da Michela Murgia con la dizione “madri dell’anima”. Insomma, le fonti a nostra disposizione ci sottolineano che esiste un “pensiero materno” di prendersi cura che va al di là dell’atto biologico del generare: il punto vero non è il partorire ma l’intenzionalità affettiva , il riconoscere l’altro da sé, il prendersi cura, la protezione…In tal senso la donna supera il ruolo da secoli attribuitole socialmente per porsi come produttrice di un pensiero alternativo al pensiero bellicistico e dominatore. Questo pensiero materno, esistito da sempre ma non riconosciuto socialmente, trova una sua reificazione nelle divinità femminili. Demetra ne è l’espressione più viva (si pensi alla cura verso Kore-Proserpina ed al mito della primavera).

Tutto questo discorso per chiarire che Cybele non rappresenta il prototipo della “cura” sopra accennato ma è, almeno nella concezione romana, la dea della vittoria, la dea turrita (rammentiamoci dell’icona dell’Italia turrita), l’archetipo del femminile opposto all’amore protettivo.

Un’ultima considerazione su Roma.

La differenza fra Maria e le dee antiche è certamente enorme. Ma dal mero punto di vista “cultuale” la vicinanza è molto forte, anzi potremmo parlare di continuità. Se la Roma antica chiede aiuto a Cybele contro i Cartaginesi, la Roma dei secoli successivi si affiderà alla intercessione mariana più volte: nella peste del 593, alla vigilia di Lepanto nel 1571, durante il colera del 1237, al tempo del Covid del 2020.

 Dal tempio della Mater Magna Idaea Deum posto sul Palatino alla Salus Populi Romani icona di Santa Maria Maggiore. Dalla Genetrix Dei alla cristiana Theotòkos.

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Confidando d’aver acceso una qualche curiosità in merito informo che la Mostra romana sul Palatino è dal 6 giugno al 5 novembre 2025.

CARLO ALBERTO FALZETTI