Il mattatoio di Gaza
di ANNA LUISA CONTU ♦
Le condizioni di questo libro, The slaughterhouse 5 ( Mattatoio 5) di Kurt Vonnegut, scritto nel 1968, non sono dovute alla frequentazione assidua che vi ho avuto. Anzi l’ho riletto dopo quarantasette anni perché ricordavo molto poco, tranne che era un romanzo sul bombardamento di Dresda, la “Firenze dell’Elba”, nel febbraio del 1945 e descritto da un soldato americano prigioniero dei tedeschi. È un testo in cui si intrecciano vari piani narrativi, compresa la vita pacifica nel pianeta Tralfamadore dove il protagonista del romanzo dice di essere stato trasportato .
In questo tempo l’ho ripreso perché forse poteva darmi una risposta sulla disumanità che sta distruggendo Gaza e la disumanizzazione che i soldati israeliani non vedono in sé.
Ho comprato questo libro nel 1978, è un paperback, costo un dollaro e cinquanta centesimi. L’ho aperto e si è sfatto come una maionese mal riuscita. Ma siccome sapevo che era un libro degno di essere letto, che conteneva belle parole, situazioni divertenti, profonde verità e un andare e venire nel tempo, l’ho rimesso in sesto con un po’ di vinavil.
E allora ho pensato che per gli Americani della classe cosiddetta media, in realtà classe operaia, le case editrici pubblicano libri poco costosi (uno si può permettere Kurt Vonnegut a un dollaro e cinquanta) che una volta letto può essere buttato perché data la povertà della rilegatura il libro non merita di essere esposto in uno scaffale in casa. Può essere gettato via e le verità che vi si trovano scritte, quelle che fanno male, quelle che esprimono la condizione umana al massimo della sua assurdità, e quelle possibilità di una vita degna e pacifica, devono essere subito dimenticate. Perché pericolose. Potrebbero indurre le masse di lettori a guardarsi allo specchio e non piacersi.
C’è un passo in Slaughterhouse 5 che è illuminante e messo in bocca ad un personaggio minore del romanzo, un americano passato nelle file naziste diventato un alto membro del Ministero della propaganda.
Scrive l’autore : “l’America è la nazione più ricca della terra ma i suoi abitanti sono principalmente poveri e gli americani poveri sono spinti ad odiare se stessi… È infatti un crimine per gli americani essere poveri anche se l’America è una nazione di poveri. Ogni altra nazione ha tradizione di persone povere ma estremamente sagge e virtuose e per questo degne di stima più dei ricchi e dei potenti. Non si raccontano storie simili sui poveri americani. Deridono sé stessi e glorificano i ricchi”.
Così vanno le cose. Nessun mistero, quindi, se è stato eletto Donald Trump un miliardario che si presenta come il difensore dei “ forgotten men”, gli ultimi della società, e con un programma (denominato “The Big Beautiful Bill”) che promette un taglio altissimo alle tasse per i ricchi e un taglio a tutti i servizi sociali per i poveri compresa quel poco di sanità pubblica lasciata dalle amministrazioni democratiche.
Il protagonista del libro, Billy Pilgrim, è un uomo che sposando la figlia, che nessuno sposerebbe, di un optometrista è diventato ricco e benestante. Viene convocato alla Seconda Guerra Mondiale e spedito a combattere contro i tedeschi in Europa. È un uomo mite e poco addestrato alla guerra. Fatto prigioniero insieme ad un centinaio di connazionali assiste al bombardamento di fuoco contro Dresda, la bellissima città che viene rasa al suolo e i suoi abitanti ridotti in cenere in numero anche superiore a Hiroshima.
Billy si interroga sulle radici della violenza che l’essere umano non può fare a meno di esercitare. Lui, come dice il suo nome, è un pellegrino che cerca di sfuggirvi, viaggiando nel tempo, avanti indietro dall’età adulta, all’infanzia, per ritornare nel pianeta Tralfamadore, milioni di chilometri dalla Terra, e poi di nuovo a Dresda. Il suo viaggio nel tempo non è ricordare, non è memoria, ma essere in varie dimensioni temporali che si presentano contemporaneamente, pellegrino della vita e della morte.
Riesce a sfuggire al bombardamento di Dresda perché i soldati prigionieri vengono alloggiati in un mattatoio dove gli animali vengono uccisi. Il mattatoio è esattamente il luogo dove gli americani vengono risparmiati dalla mattanza che ha luogo intorno a loro.
Nel libro si fa anche riferimento alla guerra del Vietnam, d’altronde siamo nel 1968. Il figlio maschio di Billy è un Berretto Verde. Nel suo andare e venire nel tempo Billy partecipa ad un incontro al Lions Club in cui lo speaker argomenta che “la partecipazione americana nel Nord Vietnam è necessaria” e che “ i nord vietnamiti dovrebbero essere bombardati fino a riportarli all’Età della Pietra”. Le stesse parole usate da Bush jr contro l’Iraq e nessuno che protesta.
La città di Dresda nel 1945 venne ridotta come la superficie della Luna, pensa Billy e io non posso pensare a come i bombardamenti e i carri armati hanno ridotto la striscia di Gaza. Il razzismo degli Israeliani, la loro disumanizzazione, i soldati e le soldatesse istruiti a considerare tutti i palestinesi come pidocchi, fanno tiro a segno con i bambini in fila per il latte e l’acqua.
Chi va a cercare colpe originarie si nasconde, nasconde a se stesso la propria negligenza ed indifferenza.
“ I saw ten thousand talkers whose tongues were all broken” Tutte le lingue sono rotte mentre i bambini sono circondati da lupi feroci.
ANNA LUISA CONTU

Quanto hai scritto mi crea stati d’ animo diversi e contrastanti: pena,orrore, disgusto,rabbia e una profonda delusione, la storia non insegna nulla e l’ uomo ripete errori ed orrori da sempre, da quando Caino uccise Abele
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