POLITICAMENTE FANTASTICO!

di NICOLA R. PORRO

L’esclusione dell’Italia dal gruppo di testa delle potenze europee – quello che in larga misura governa la complicata alchimia di una sorta di Stato sovranazionale che non è una singola nazione – ha succitato scalpare. A certificarlo sta l’esclusione della nostra premier dalle consultazioni sul caso Ucraina. È anche possibile (ma poco probabile) che il fatto non fosse nelle intenzioni di tutti i partecipanti e /o che lo stesso governo italiano non vi attribuisse (colpevolmente) l’importanza dovuta. Come che sia, non c’è dubbio che lo status politico del Paese abbia subito un evidente ridimensionamento. Sì, certo: siamo fra i grandi. Però non siamo così grandi… A mio parere, la cosa va rimarcata perché segue di poche settimane la visita della nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, negli Stati Uniti e quella del vice-presidente statunitense James Vance a Roma. Due incontri che sono stati raccontati come fantastici. Le veline governative li descrivono come un successo personale della Meloni e un solenne riconoscimento dello status internazionale dell’Italia. Non pochi osservatori hanno però ricordato come non si sia materializzato nessuno di quei concreti benefici (in campo diplomatico, commerciale, culturale ecc.) che solitamente legittimano il successo di un incontro fra leader. Qualcuno ha avanzato il sospetto che alle concessioni delle Meloni non abbia fatto riscontro nulla di concreto o che, in ogni caso, il giudizio vada sospeso in attesa di quella trattativa a più ampio raggio fra Stati Uniti e Unione Europea di cui il nostro Paese sarà un legittimo comprimario ma non certo il protagonista esclusivo. Al netto di queste osservazioni, la vulgata di regime esige che si parli di un rapporto fra i due Paesi definibile con un solo reiterato aggettivo: fantastico. Così l’ha definito la Meloni accogliendo il vicepresidente Usa Vance a Roma il 18 aprile: «Sono onorata di accogliere a Palazzo Chigi il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance che non vedo da un sacco di tempo […] Abbiamo avuto un fantastico incontro ieri a Washington». 

Dopo un paio di giorni la stampa pro governo ha dato ampia eco a un breve post pubblicato su Instagram dallo stesso Vance. L’originale inglese era: «It was great to meet with Prime Minister Giorgia Meloni in Rome. Italy is a beautiful country and a great ally to the United States». La traduzione comparsa sulla nostra stampa era «È stato fantastico incontrare il primo ministro Giorgia Meloni a Roma. L’Italia è un Paese meraviglioso e un grande alleato degli Stati Uniti». L’originario great, insomma, è divenuto ancora una volta l’italico fantastico. Questione di poca rilevanza – al netto di una certa piaggeria linguistica – se l’aggettivo fantastic non fosse divenuto cruciale nella neolingua trumpiana. In un post su Truth e su X («Prime Minister Georgia Meloni of Italy was great yesterday in her visit to the White House. She loves her country, and the impression she left on everyone was FANTASTIC!!!»), ad esempio, Trump aveva reiterato la dichiarazione fatta da Trump il 17 aprile commentando l’incontro con Meloni definite, manco a dirlo,  «… a fantastic person and doing a great job». L’aggettivo riferito alla Meloni era già stato usato da Trump il 9 dicembre 2024 a Parigi in occasione dell’incontro per la riapertura della cattedrale di Notre Dame: «(Meloni) è una vera e propria fonte di energia, te lo dico io. È fantastica» è la versione dell’intervento di Trump proposta dall’agenzia ANSA. Non basta. Nelle dichiarazioni congiunte del 17 aprile, il presidente Usa è ricorso cinque volte all’aggettivo fantastic e una all’avverbio fantastically mentre subito dopo di lui il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva descritto come fantastic meeting l’incontro parigino dei leader.Fantastic costituisce dunque un’autentica parola chiave della comunicazione trumpianaSi tratta infatti di un aggettivo che risponde perfettamente al ricorso retorico per un verso all’iperbole e per un altro a una deliberata vaghezza

Fantastic è ricorrente nelle trumplingua come horrible (si legga il commento alla sparatoria che all’Università della Florida ha causato la morte di due persone), come tremendous e specialmente terrible. In questo modo fantasticserve a enfatizzare a dismisura ciò che è ritenuto positivo mentre horrible, tremendous e horribledescrivono ciò che è negativo. Sistematicamente assente è però il riferimento casi specifici e chiaramente determinati. La genericità, infatti, è funzionale all’enfatizzazione retorica del messaggio. Non una parola è spesa invece a evocare o commentare ii fatti. Quel che conta, insomma, è veicolare un giudizio reso solenne dall’autorità che lo pronuncia. Va osservato, tuttavia, che nel parlato italiano la parola fantastico consente un impiego polisemico che è più ampio di quello consentito dalla lingua inglese. Lo Zingarelli ne propone quattro varianti: (i) come attributo della fantasia (dotato di fantasia); (ii) come opposizione a ciò appare negando la realtà come appare (irreale, puramente immaginato); (iii) come attributo elogiativo, nel senso di eccezionale e/o magnifico; (iv) nel senso di astruso, lunatico, cervellotico, bizzarro’. La passione per la magnificenza può però esporsi alla pena del contrappasso. Proprio a proposito della Meloni e delle sue politiche Chiara Appendino aveva commentato: «Il suo mondo fantastico non esiste. Gli aiuti per le bollette sono una farsa: ci vediamo in piazza». Elly Schlein, invece, ha ricordato Il favoloso mondo di Amélie per commentare come all’evento di Atreju andasse in scena il favoloso mondo di Meloni, una forma di propaganda affidata al richiamo cinematografico e a una narrazione mistificante dello stato del Paese (ANSA del 14 dicembre 2024). Negli ultimi tempi si è però assistito a un uso assai ridotto del fantastico. A proposito della morte di papa Francesco, ad esempio, Meloni ha ricordato di avere avuto con lui: «uno straordinario rapporto personale». Sarà Straordinario il nuovo aggettivo di governo?

NICOLA R. PORRO