Perché politica ed imprese hanno un pessimo rapporto?

di TULLIO NUNZI

Perché politica ed imprese hanno un pessimo rapporto? Non sempre c’è stato un rapporto di “simbiosi mutualistica” tra politica ed imprese. Il mutualismo in termini generici è una relazione stretta fra oggetti, azioni o persone diverse, per trarne un beneficio reciproco.

Il primo pensiero va al rapporto tra ad ADSP e politica, si tratta di un esempio anomalo e rivolto al passato, però se Civitavecchia è una città con il porto e non una città porto, questo è dovuto, in gran parte, a contrasti tra la politica e l’allora autorità portuale che hanno impedito gestioni comuni, progetti comuni, piani regolatori discussi e indirizzati nello sviluppo comune di porto e città.

Ma tornando ai giorni nostri l’esempio più evidente, in parte vissuto in prima persona e quello dell’“Outlet”, che si sarebbe dovuto fare a Fiumaretta. Ipotesi avversata dai commercianti e dalle organizzazioni di rappresentanza, a tal punto che fu persino disposto, come forma di protesta, da una organizzazione nata per lo scopo, lo spegnimento di tutte le luci dei negozi.

La città rimase al buio ma l’Amministrazione continuò imperterrita. Sia chiaro una amministrazione che è stata democraticamente eletta, attraverso libere elezioni e non marciando o assaltando palazzi, ha il diritto dovere di governare, di fare scelte, così come le imprese e le organizzazioni di categoria hanno l’obbligo di cercare di convincere la politica della bontà delle proprie ragioni, con tutti i mezzi democratici a disposizione. Bisogna però anche aggiungere che la politica tiene assai poco in conto le competenze, anzi spesso privilegia alle competenze l’appartenenza, la fedeltà – termini bellissimi ma che hanno scarsa efficacia e scarso successo a livello di imprese ed anzi, spesso, portano al fallimento.

Sull’ “Outlet”, che avrebbe salvato le casse della città ma devastato un settore, si andò avanti e poi per una serie di ragioni il tutto saltò, compresa l’Amministrazione, che nemmeno riuscì successivamente ad andare al ballottaggio.

La stessa cosa in proporzioni minori avvenne per il “terminal del gusto “, miseramente fallito nonostante le indicazioni contrarie delle associazioni di categoria. Tralascio, più recentemente, le ipotesi assurde sul mercato di piazza Regina Margherita fallite più che per le critiche della categoria per l’incapacità e la sciatteria dell’Amministrazione, persa in chiacchiere e in inutili progetti.

Credo che il rapporto tra imprese e politica debba essere perseguito e risultare proficuo, tenendo presente che le organizzazioni di imprese debbono essere soggetto politico autonomo, parlare con tutti, supportare le proprie idee con progetti, proposte concrete.

La politica deve decidere tenendo conto del proprio programma con cui è stata eletta e mantenendo al primo posto la salute dei cittadini, il lavoro dei giovani, ma essendo consapevole che il lavoro lo creano le imprese, gli imprenditori che vanno tenuti nel debito conto e che andrebbero ascoltati nelle loro proposte (sempre che ne facciano).

Una forma” di patto comune” per superare un periodo di grandi trasformazioni per Civitavecchia

TULLIO NUNZI
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