I peccati mortali dell’Occidente
di PATRIZIO PAOLINELLI ♦
C’è bisogno di pamphlet nel nostro panorama culturale? Direi proprio di sì. E un pamphlet degno di nota è senz’altro quello di Piergiorgio Odifreddi intitolato C’è del marcio in Occidente, (Cortina Editore, Milano, 2024, pp 261).
Il titolo, dall’eco shakespeariana, mette in luce, col tipico rigore logico del matematico torinese, le malefatte e le ipocrisie del nostro mondo, l’Occidente appunto. Un mondo che in buona sostanza oggi corrisponde ai Paesi della Nato.
Tutte le malefatte dell’Occidente hanno un’origine: il colonialismo. Naturalmente è noto che i vecchi imperi coloniali europei non esistono più e sono a loro volta soggiogati da un unico impero: gli Stati Uniti. Meno noto è il fatto che vecchi e nuovi colonizzatori continuano a inseguire il dominio del mondo attraverso la forza, economica e militare.
Il j’accuse di Odifreddi si articola in due momenti principali. Il primo, l’Occidente ha sempre tradito i suoi valori: dalla fratellanza cristiana ai diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino. Il secondo, ancora oggi l’Occidente si autorappresenta come il Bene, vanta un malcelato senso di superiorità rispetto all’Altro e si ritiene padrone della storia.
La critica alle categorie fondanti della civiltà Occidentale mossa da Odifreddi costituisce una cruda disamina volta soprattutto a metterne in luce le contraddizioni, le doppiezze e gli interessi non dichiarati. Un esempio: i due pesi e le due misure con cui i nostri tribunali giudicano i crimini contro l’umanità. Guarda caso sono sempre coloro che abbiamo sconfitto a finire alla sbarra: i tedeschi e i giapponesi dopo la Seconda guerra mondiale, mentre ci autoassolvemmo per le tempeste di fuoco che lanciammo su Amburgo, Dresda e Tokyo, per non parlare delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.
In tempi più recenti sono stati istituiti tribunali ad hoc come quello che portò alla condanna di Slobodan Milošević, mentre la Nato aveva illegalmente bombardato la Serbia e nessuno si sognò di portarla davanti a un giudice. Nel 2003 fu istituita la Corte Penale Internazionale dell’Aia, che finora ha processato, arrestato e condannato solo leader di paesi africani.
Insomma, il Male per l’Occidente sono gli altri di un lontano altrove. E questo loro presunto stato di inferiorità morale ci autorizza a farli a pezzi così come oggi Israele sta facendo a pezzi i palestinesi. Dinanzi al genocidio di un popolo, a cui stiamo assistendo impotenti, Odifreddi non esita a definire il Likud un partito “di chiara ispirazione nazi-fascista”, Israele “un regime di letterale apartheid” e Gaza la Treblinka sei nostri giorni.
Ma perché Israele può permettersi di commettere atrocità che non sarebbero permesse a nessuno? Perché è un avamposto in Medio Oriente del colonialismo occidentale. Il cui sogno è la conquista del pianeta. Ma non era lo stesso sogno dei nazisti?
Smascherare la disonestà intellettuale ci sembra il filo conduttore con cui Odifreddi affronta le categorie costitutive della civiltà occidentale. Prendiamo la voce “Democrazia”, così cara alla retorica politica e giornalistica. A una prima analisi ci si accorge che: quando gli conviene l’Occidente instaura nel resto del mondo atroci dittature come ha fatto durante la Guerra Fredda e ancora oggi non esita ad avere buoni rapporti con regimi tirannici; nell’esportazione all’estero della democrazia i nostri eserciti hanno commesso crimini inenarrabili; la partecipazione alle urne è sempre più bassa e a diversi livelli territoriali governano minoranze di minoranze (è il caso del Lazio, dove alle ultime elezioni regionali, febbraio 2023, ha votato il 37,2% degli aventi diritto, mentre alle politiche si toccava il minimo storico con il 63,9%); in Occidente i sistemi maggioritari sono in rotta di collisione con l’ideale democratico della rappresentanza proporzionale; e, sempre in Occidente, le nostre democrazie sono lontanissime dal soddisfare l’eguaglianza tra i cittadini, a iniziare da quella economica (anzi, le disparità di reddito non fanno che aumentare arrivando oggi a livelli inaccettabili).
L’elenco delle criticità della democrazia occidentale snocciolate da Odifreddi continua, ma quelle riportate fin qui ci paiono sufficienti a dimostrare che la distanza tra la democrazia reale e la democrazia ideale è a dir poco eccessiva e, soprattutto, incolmabile. Non foss’altro perché il capitalismo è strutturalmente incompatibile col governo del popolo.
Sfatare, demistificare, sollevare il velo delle apparenze, denunciare la grande narrazione che colloca l’Occidente sempre e comunque dalla parte della ragione, è l’operazione condotta da Odifreddi con questa sua riflessione sulla nostra identità e su una prassi che non corrisponde a come ci raccontiamo a noi stessi e al resto del mondo. Buona lettura.
PATRIZIO PAOLINELLI

Riflessione suggestiva che cade negli stessi giorni in cui va nelle librerie Federico Rampini con il suo “Grazie, Occidente Tutto il bene che abbiamo fatto” (Mondadori) che all’opposto sostiene il vero o presunto ruolo civilizzatore della nostra civiltà. Una singolare coincidenze temporale ed editoriale che può stimolare una riflessione ad ampio raggio. Senza scomodare il vecchio Spengler…
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Cito: “la distanza tra la democrazia reale e la democrazia ideale è a dir poco eccessiva e, soprattutto, incolmabile. Non foss’altro perché il capitalismo è strutturalmente incompatibile col governo del popolo.”
Ho l’impressione che per alcuni é democrazia quando si attuano politiche di un segno e non lo é quando si attuano politiche di segno opposto. A mio avviso ogni idea di società che rispetti il ‘sistema democratico’, é da considerarsi democratica. La nostra Costituzione, come più o meno tutte le democrazie occidentali, contemplano la possibilità di dare vita a partiti, partecipare alle elezioni ecc.. Prevede anche organi indipendenti per equilibrare i poteri ed un sistema informativo aperto a tutti e larghissima disponibilità informativa. Ma ho idea che il concetto di democrazia come “governo del popolo” sia confuso e scambiato con qualcosa che si avvicina all’idea, morta e sepolta dalla realtà, con la “dittatura del proletariato”. Io penso invece che sia democrazia anche quando le elezioni le vincono i partiti di destra o di centro ecc.. , evidentemente il ‘popolo’ ha liberamente scelto da chi farsi governare e per cosa, se poi il popolo non va a votare evidentemente c’è un problema…. evidentemente c’è un distacco fra la gente e la politica, ma ciò non vuol dire che la democrazia é ‘tradita’, e non vuol certo dire che laddove non c’è un reale confronto democratico, laddove non c’è una libera rappresentazione di diversi indirizzi politici, laddove non c’è libertà di comunicazione e libertà di esercitare i diritti delle persone, laddove non c’é un ricambio politico ecc… non vuol dire che in quei luoghi ci sia la democrazia o che siano luoghi più giusti e o più attenti alle istanze della gente. Le democrazie occidentali hanno tante criticità, tantissime contraddizioni ma, a confronto con altri sistemi politici, sono pur sempre democrazie, anche quando vincono partiti che non ci piacciono anche quando promuovono guerre, anche la guerra può essere democratica.
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