Ricordando Silverio Blasi ( breve viaggio attraverso alcune Opere )

di MARIA ZENO ♦

Ho affrontato, insieme con l’amico Marcello Rocchetti, una immersione rapida ma intensa nella ricchissima produzione di Silverio Blasi. A dire il vero, l’approfondimento ancora dura, ci siamo appassionati e contagiati a vicenda durante l’excursus nella sua produzione, sorprendentemente vasta ed articolata e ci riserviamo di tornare sul tema con ulteriori riflessioni.

L’occasione è data dalla opportunità di ricostruire, attraverso un video necessariamente breve, un possibile itinerario ad uso del pubblico che vorrà assistere il 27 settembre prossimo alla serata finale del Premio “Ricordando… Silverio Blasi” e di noi utenti di Spazio Libero Blog.

Non è stata un’impresa facile: l’Opera di Silverio Blasi, che spazia attraverso numerosi campi artistici, è vastissima (basta affacciarsi nel sito Teche Rai per averne una rapida idea o anche solo googolare a partire dal suo nome) ed arduo è il definirne i capisaldi. La stessa AI, interrogata in proposito per volontà e curiosità estiva di possedere una Summa, ammette- scusandosi con garbo- la difficoltà di definire un catalogo definitivo delle sue Opere.

Nella memoria collettiva sono incisi lavori quali, Arsenico e vecchi merletti ( 1955 ), Piccolo mondo antico

( 1957), Romanzo di un giovane povero ( 1957 ), Il Mulino del Po ( 1963 ),  Eleonora ( 1973 ) e moltissimo altro che qui sarebbe lungo elencare.

Nell’operare la scelta – assolutamente non esaustiva né con pretesa di essere tale – abbiamo tenuto a mente un criterio cronologico che potesse diacronicamente dare un’idea dell’evoluzione della carriera artistica  di Blasi e nel fare questo abbiamo considerato  soprattutto alcune Opere- non necessariamente le più immediatamente emergenti alla memoria- realizzate per la RAI pioniera degli anni Sessanta, Settanta.

Si impone, a questo punto, una riflessione sul ruolo della RAI ai tempi evocati; questa riflessione non è ispirata da una sorta di laudatio temporis acti, ma qualcosa va pur detto rispetto alla TV pubblica che, negli anni Cinquanta ( agli esordi ), Sessanta e ancora Settanta si era assunta l’onere di diffondere cultura nonché il codice linguistico nazionale. (1)

Ovvi i rimandi memoriali al Maestro Manzi, ad una Tribuna Elettorale sempre misurata ( e moderata con l’autorevole piglio del pur gentile Ugo Zatterin, con gli Onorevoli che rifuggivano dal tu in onore dell’elegante ed istituzionale lei, misura naturale anche di contenimento di eventuali intemperanze espressive ), ma l’intrattenimento cosa era? Viene naturale pensare alle eleganti atmosfere di Studio 1, a Canzonissima e così via, ma qui mi voglio occupare della grande diffusione della Letteratura operata per il tramite colto degli sceneggiati tratti da Opere di grandi autori della Letteratura colta.

La TV di Stato ha portato nelle case degli Italiani, nell’epoca in cui il tasso di analfabetismo totale e parziale era senz’altro più alto di oggi, il gusto per la Letteratura e lo ha fatto lungi da atteggiamenti di paternalismo; nell’epoca in cui ( la nostra) si tende a dare al pubblico ciò che il pubblico già conosce e a cui è avvezzo (intercettare i bisogni della massa) , non sarà inutile riflettere sul lavoro pedagogico, perfino didascalico che la RAI all’epoca ha compiuto : dare al pubblico ciò che NON conosceva, saziare, talvolta  indurre un bisogno di Cultura in forte discontinuità con l’esperienza quotidiana. Ecco: la cultura spesso è ciò che non ho, è il pensiero divergente che si fa strada e mostra la possibilità di accedere ad orizzonti ancora da esplorare, non è l’esperienza delle “due camere e cucina “ ( cito dal regista Gigi Magni) in cui normalmente abito, ma l’esplorazione di un luogo altro .

Solo un cenno: era anche l’epoca dei Romanzi recitati in Radio, altro immenso serbatoio di allenamento dell’immaginazione, oltre che palestra di grande recitazione per attori dalla voce impostata ( quanto li rimpiango: vi viene mai il sospetto di avere un repentino abbassamento dell’udito quando vedete e soprattutto ascoltate  le fiction in Tv oggi? L’esaltazione del suono in presa diretta è espediente tecnico o risparmio dei costi del doppiaggio?).

Ma veniamo alla scelta dei passi operata in mezzo al mare magnum della produzione di Silverio Blasi;

abbiamo tenuto conto della opportunità di offrire un breve saggio della sua attività di sceneggiatore, regista teatrale e, almeno in un caso, di regista lirico.

Con Il Re ( 1965) e Canossa ( 1974 ) si è voluto offrire un esempio delle numerose  opere a carattere storico firmate da Blasi. Cast di attori notevoli, recitazione che senz’altro riflette l’impostazione teatrale, a cui la TV delle origini è senz’altro debitrice, un andamento narrativo caratterizzato anche da preziosi inserti didascalici dati dalla voce narrante che introduce e commenta l’Opera, a sottolineare il ruolo di divulgazione culturale cui sopra si è accennato: è, a ben vedere, un po’ il piglio manzoniano dell’intervento del Narratore ad explicandum e va da sé che molta TV dell’epoca – così come molta cinematografia- era intrinsecamente legata anche come tecnica narrativa alla Letteratura, basti pensare all’immagine ricorrente del libro che si apre e si chiude all’inizio e/o alla fine dello Sceneggiato o del film, immagine iconica dell’epoca.

Caravaggio ( 1967 ), interpretato da  un superbo Gian Maria Volonté, affronta il genere delle narrazioni delle vite dei grandi artisti; l’impianto narrativo è, anche in questo caso, basato sulla documentazione storica sull’artista di cui si esaltano i tratti maledetti della controversa biografia.

Con Piccola Città ( 1968 ), reso indimenticabile dalla equilibrata e sofferta recitazione di una giovanissima Giulia Lazzarini, siamo nell’ambito della regia teatrale: particolarmente rigorosa, asciutta, rispettosa del clima narrativo dell’opera di Thornton Wilder.

Un caso artistico degno di nota è rappresentato da Il fauno di marmo ( 1977) e dal successivo La dama dei veleni; Il Fauno, in tre puntate, è a colori, mentre con La dama dei veleni ( 1979) Blasi torna al bianco e nero. Le ragioni di tale scelta possono risiedere in una scelta artistica, nel clima ondivago della sperimentazione colore/ bianco e nero che la TV stava affrontando o anche –chissà- in esigenze di contenimento dei costi da parte della RAI.  Da notare che ,ancora nel 1974, Silverio Blasi affronta la regia del Film per la TV Canossa, con una impostazione ancora classica ( sottolineata anche dall’uso del bianco e nero) e dal piglio teatrale. Da notare che pressoché contemporaneamente, nel 1973, affronta la regia di Eleonora, protagonisti  Giulietta Masina e Giulio Brogi, opera immersa nella particolare temperie artistica della Scapigliatura e realizzata a colori, sebbene all’epoca la RAI trasmettesse ancora in bianco e nero. Ciò a dimostrazione di un eclettismo sorprendente anche dal punto di vista della coesistenza di Opere dalle scelte tecniche ed artistiche molto differenti tra loro.

Come a dire che l’evoluzione cronologica, in Blasi, non segue necessariamente l’evoluzione dei mezzi tecnici.

Il Fauno, peraltro, si inserisce in una tendenza coeva rispetto alle trame per così dire caratterizzate da tratti misteriosi, reincarnazioni etc. Basti pensare a sceneggiati quali Il segno del comando (Daniele D’Anza,1971 )  L’amaro caso della  baronessa di Carini (Daniele D’Anza, 1975), Ritratto di donna velata ( Flaminio Bollini, 1975), e Malombra (Raffaele Meloni, 1974) dal romanzo di Antonio Fogazzaro incentrato su un’intrigante storia di reincarnazione.

Si tratta di storie in linea con l’ attenzione della eclettica cultura  degli anni Settanta nei confronti di una spiritualità dai tratti misteriosi, unita ad un marcato gusto per le storie gotiche, un filone che di tanto in tanto torna produttivo.  Credo che la scelta del colore, per Il Fauno, oltre a rispondere ad una esigenza di sperimentazione tecnica che la RAI attuò proprio in quegli anni, risponda anche ad esigenze di linguaggio narrativo meno legato a stilemi teatrali ma riconducibile all’ormai autonomo linguaggio televisivo.

Per ora è tutto; tengo a sottolineare ancora una volta che la realizzazione del video (ricerca materiali, soluzioni tecniche, realizzazione del prodotto finale) è stata resa possibile dalla pazienza  e maestria tecnica di Marcello Rocchetti, che ha supportato ricerche, scelte, dubbi procedurali, consultazione del web e che, soprattutto, si è sobbarcato il lavoro di costruzione del video ( link al video ).

Breve nota per documentarsi:

Sitografia:

La Rete è, anche in questo caso, una efficace risorsa per materiali video ed informativi.

Un aiuto per orientarsi nella ricerca  è il sito di Teche Rai ( www.techerai.it ), con la possibilità di cercare “Silverio Blasi”: https://www.teche.rai.it/?s=Silverio+Blasi&submit=Cerca (si apre una vastissima sezione suddivisa per generi (teatro, Cinema etc) entro cui curiosare trovando Opere- non solo di Blasi- comodamente distinte per anni di produzione).

Ancora:

https://www.davinotti.com/regista/silverio-blasi

https://it.wikipedia.org/wiki/Silverio_Blasi

https://www.comingsoon.it/personaggi/silverio-blasi/12663/biografia/

MARIA ZENO

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Bibliografia:
Immenso ed interessante è il dibattito culturale in merito alla Lingua Italiana, la sua lunga e complessa storia. Essenziali e di immediata consultazione al riguardo:
  • Tullio De Mauro, Storia linguistica dell’Italia unita, Laterza, 1963;
  • Migliorini-Baldelli, Breve storia della Lingua Italiana, Sansoni, 1963.