Piccola città
di ANNA LUISA CONTU ♦
Non vorrei rubare a Silvio Serangeli il titolo che lui dava alle amare riflessioni che faceva sulla nostra città. Non potrei mai paragonarmi ad un maestro e alla profonda conoscenza della comunità e dei suoi vizi e delle sue virtù che lui aveva.
Per tanti anni, pur abitando qui, sono vissuta ignorando gli accadimenti, i personaggi, i protagonisti e le protagoniste della sua millenaria esistenza.
Le storie, anche dolorose, le ho apprese dalla famiglia di mio marito, dalla madre, autentica civitavecchiese di piazza Leandra, la guerra, i bombardamenti , lo sfollamento. E la stagione eroica della Resistenza , le bande che operavano nel contado contro i nazifascisti di cui ha scritto in questo blog Claudio Galliani.
Un vecchio compagno che ormai non c’è più mi ha consegnato un dattiloscritto in cui il capo partigiano Maroncelli attestava che, nonostante la giovane età ( aveva 16 anni), lui si era battuto con coraggio.
Conservo quel documento, datomi per stima e condivisione di una stessa idea politica, come un cimelio storico, così come conservo il foglio di congedo di mio padre dalla Prima Guerra Mondiale.
Crescendo, la città non mi fu più estranea, conoscevo le sue strade, le percorrevo con sicurezza anche se non sapevo chi fossero i personaggi cui erano dedicate, Calamatta, Cialdi, Annovazzi. Una storia nobile, di artisti e prelati.
Poi c’erano gli amici che raccontavano di una Civitavecchia popolana, aneddoti in forma comica . L’epopea di Angelino er peloso, del Casti, del sor Raniero e del suo bar. Di Calvina l’infermiera e del suo odio per i fascisti.
Il lavoro a scuola , l’impegno per l’educazione di generazioni di giovani fu un salto ulteriore nel diventare parte integrante di una cittadina dalla quale pochi volevano allontanarsi. Il civitavecchiese viaggiava poco, allora.
Il relativo benessere conquistato con grandi lotte negli anni ‘70 e la società dei consumi fu, non solo da queste parti, uno tsunami sulla comunità. Una destrutturazione, un cancellare vecchi costumi e antichi valori ma solo l’uniformità creata dalla televisione e i modelli che propone. L’esaltazione dell’individualismo e il denaro come totem, mito degli anni finali del secolo breve. I social hanno finito il disastro.
Sono sensazioni, intuizioni prive di pretese sociologiche. Ma io ho visto negli anni trasformarsi la città da come l’avevo vista la prima volta che arrivai qui, su un camion pieno di masserizie e persone come se fossimo in una pagina di “Furore” .
E man mano che i cambiamenti intervenivano a ricucire ferite nel tessuto urbano, quella ferrovia che come un fiume in secca spaccava in due la città , o la costruzione di una marina che avvicinava il mare da lontano che era, io sentivo un cambiamento nelle persone. La comunità senza centro, i grandi partiti entrati in un tramonto irreversibile, persino la Lega di Roma ladrona qui esprime un sindaco.
E l’illusione pentastellata che è stata l’illusione di un civismo onesto e laborioso finito in una girandola di litigi, ripicche, invidie. Anche l’opposizione istituzionale è stata smorta, distante e poco creativa, rendendo evidente lo scollamento con quelle poche istanze di controcultura politica che si sono mosse in città e che sono state come “vox clamantis in deserto”.
E dopo cinque anni di governo leghista in cui la città politica ha vegetato, ostaggio di una giunta senza progetto e senza visione di futuro, dominata dal più sfrontato trasformismo, arriviamo alle nuove elezioni comunali.
É proprio vero che gli dei accecano chi si vuole perdere e infatti l’opposizione alla giunta di destra non ha voluto trovare (per la verità, alcune forze politiche dominate dal rancore per chissà quali torti subiti), non hanno voluto trovare l’unità che ci sarebbe voluta per fare piazza pulita di questa destra cittadina senza competenza e senza pudore.
Ebbene, nonostante ciò, io ho il sogno che venga eletto un sindaco che abbia competenze (che nessuno mi venga a parlare di società civile! ) ed esperienza, che si impegni in un progetto di redenzione della città, di resistenza alla deriva morale e alla bruttezza (una giunta che non ha neanche un assessore alla cultura!). Che ricacci indietro tutti i trasformisti che salgono sui carri dei vincitori, che faccia maturare una nuova classe politica di giovani sinceri e volenterosi, che mandino a riposo i cacicchi e quelli che spostano i voti con promesse di posti di lavoro.
Quel tipo di sindaco sarà il mio sindaco.
ANNA LUISA CONTU

Un’analisi lucidissima: il rancore acceca le menti e impedisce di elaborare l’unica strategia possibile per riprendere il governo di una città senza anima e senza visione
Giuseppe Pucacco
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