“PESCI, PESCATORI, PESCIVENDOLI E CONSUMATORI” DI GIORGIO CORATI – La visione e la tecnica nella soddisfazione dei bisogni

di GIORGIO CORATI ♦

I bisogni scaturiscono dalla natura dell’uomo. Mentre dalla quotidianità originano altri bisogni che, genericamente parlando, sono soddisfatti dall’attività economica, ossia dalla produzione di beni, altre attività umane si preoccupano di creare o sostenere la necessità di ulteriori e accresciuti bisogni. A tal proposito studiosi, come Fabris,1 ad esempio, parlano di desideri e di capricci.

I beni o mezzi che soddisfano i bisogni, soprattutto quando sono strettamente connessi a un bisogno materiale, necessitano di rinnovata produzione dopo il loro consumo. L’attività economica in senso lato deve molto alla capacità di sfruttamento delle potenzialità offerte dalla tecnica, di cui l’uomo è fautore e fruitore al tempo stesso lungo la traiettoria del progresso. Che la tecnica sia anche benevole per l’uomo è vero quanto, come osservato nel corso del tempo, sono conclamati negatività o danni provocati all’ambiente naturale dalle attività umane in generale e dalle attività economiche in particolare, ossia quegli effetti esterni alla sfera umana noti come esternalità negative. La questione interroga l’uomo e la sua capacità nel considerare e pensare migliori tecniche e impiegare migliori tecnologie possibili.  

Dalla più utile soddisfazione dei propri bisogni, a detta di molti scaturisce la felicità o almeno una buona dose di essa. Ciò può essere opinabile, almeno per il fatto che una volta soddisfatto un bisogno, il potenziale sentimento di delusione e di insoddisfazione può rivelarsi in tutta la sua concretezza. Certo è che nel termine bisogno possono essere intesi una moltitudine di “necessità”, come ad esempio l’acquisto di un vestito, una passeggiata all’aria aperta in aree semideserte, l’accumulo di capitali, il consumo di un alimento in particolare o il vanto nel possedere un bene di lusso. Gli esempi, in verità sono innumerevoli, forse in un numero tendente all’infinito.

Sul tema dei beni di consumo in particolare e sul loro valore, l’Amoroso (1958)2 scrive che:

il valore di una cosa è una quantità essenzialmente variabile, che dipende dall’apprezzamento che della cosa fa la collettività nel suo complesso. Sotto l’aspetto aritmetico il valore pro tempore si misura moltiplicando il prezzo per la quantità”. [Ciò riflette] “l’apprezzamento che” [fanno della cosa] “in quel momento tutti i membri della collettività” […]. “Appunto perché il concetto di valore si risolve in quello di prezzo, ed i prezzi dipendono da tutte le condizioni che figurano come dati nelle equazioni generali dell’equilibrio economico, non esiste una causa del valore, che viceversa è legato a tutti i dati che riflettono: a) l’apprezzamento che di tutti i beni e di tutti i servizi fanno pro tempore tutti i membri della collettività; b) la capacità e le possibilità di sfruttare le leggi della tecnica, quali sono conosciute pro tempore; c) le condizioni iniziali dei singoli membri della collettività, che nel loro complesso rappresentano tutti i capitali esistenti, materie prime (scorte), macchinario, impianti agricoli, industriali, commerciali, ecc. (pp.195-196).

Il testo dell’Amoroso induce a una brevissima e forse ardita riflessione, astratta comunque dai beni di consumo e dal loro valore, sulla “capacità e le possibilità di sfruttare le leggi della tecnica, quali sono conosciute pro tempore”, ossia sulla tecnica per soddisfare una moltitudine di bisogni.

Dato un nuovo problema da risolvere o una nuova domanda da soddisfare, una  possibile soluzione può giungere da una visione che tendenzialmente potrebbe essere considerata come estremamente astratta o addirittura onirica. Rispetto a una visione di quel tipo, spesso prospettica, ci si potrebbe chiedere se, ad esempio, frenare l’immaginazione dell’uomo possa tendere a limitare lo sviluppo e il progresso, che qui è inteso in senso lato. Quale sarebbe la risposta, se considerassimo la tecnica, compresi i suoi utilizzi, non soltanto come un mezzo o un fine utile, bensì anche come un mezzo che imbriglia il comportamento e l’immaginazione dell’uomo, intesa come visione prospettica?

Si può ritenere che la visione dell’uomo possa disvelare (meglio) il reale e, dunque, porre in nuova luce ciò che è già considerato o ritenuto come vero, proiettando in tal modo il “consueto” verso una nuova dimensione. Ciò può determinare un cambiamento in senso lato, un miglioramento generale – inteso soprattutto in termini di accresciuto benessere materiale collettivo – sulla base di convinzioni, consuetudini, considerazioni e di precedenti risultati connessi o correlati sia alla tecnica sia ai suoi utilizzi, per l’appunto. In questi termini, la tecnica può tendere a un nuovo fondamento, acquisirebbe nuova capacità generatrice di utilità per l’uomo stesso, per l’economia, per l’ambiente. La tecnica non sarebbe soltanto un mezzo o un fine utile, dunque, anzi tenderebbe a progredire con il progresso, durante il quale l’uomo tenderebbe a liberarsi da possibili e potenziali condizionamenti della tecnica stessa, che imbrigliano il suo comportamento, la sua immaginazione o la sua visione. Tuttavia il “consueto”, ossia ciò che accade sullo fondo della quotidianità dell’uomo, si rivela o si mostra già come reale, mentre l’uomo non ha potere alcuno (?) su ciò che avviene. Semmai l’uomo si adegua, si adatta, assume consapevolezza rispetto a quanto vive oppure si adegua a ciò a cui partecipa, a volte decide di decidere e di agire. Con il suo comportamento, l’uomo modella allora il reale (?). La sua visione prospettica, se non già l’immaginazione o l’intuito anche, assume allora rilievo e fa da contraltare allo svolgersi del “naturale”. È allora che l’uomo agisce e gli effetti delle sue azioni possono arrestarsi prima di quanto auspicato oppure andare oltre il reale. Certamente, entrano in gioco le condizioni dei singoli membri della collettività, che rappresentano legittimamente tutti gli interessi sia privati sia pubblici sul fondo. L’evolversi di quanto accade quale prerogativa naturale esercita un potere sull’uomo al punto che egli è obbligato a liberarsi dal condizionamento e guardare alla tecnica quale sostegno per soddisfare i propri bisogni e migliorare la propria esistenza.  

Parafrasando quanto sostengono studiosi di ecologia e di economia dell’ambiente, l’esistenza dell’umanità, l’ambiente naturale nel suo complesso, la tecnica, e dunque anche la tecnologia, sono interconnessi da una serie di relazioni, interrelazioni, correlazioni ed effetti tra loro quali parti di un insieme. Se l’equilibrio dell’insieme è messo in discussione da alterazioni già all’interno di una parte o tra due o più parti, nel corso del tempo gli effetti si ripercuotono su tutte, dando origine a cambiamenti.

GIORGIO CORATI

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Bibliografia
1 Vedi, Fabris, G.. (2010). La società post-crescita. Consumi e stili di vita. Cesano Boscone (MI): Egea.
2 Amoroso, L.. (1958, pp.195-196). Le leggi naturali dell’economia politica. Roma: Edizioni Ricerche.