Sanremo, il paradosso della Democrazia…e l’Art. 5.
di FABIO ANGELONI ♦
Il Popolo di navigatori e di…cantanti (dei santi pare ne sia rimasto solo uno, Sanremo) dopo la più alta celebrazione del nulla atomico, appare scosso: non ha vinto nemmeno stavolta.
Eppure ha partecipato (De Coubertin, De Coubertin perché lo hai detto) realizzando il 63 per cento di share vicinissimo a quel 64 per cento dei votanti alle ultime politiche nazionali. Undici milioni di voti, pensa un po’, non sono bastati ad Emanuele Palumbo, 24 anni secondino (ovvero di Secondigliano) in arte Geolier che in francese vuol dire guardia carceraria, secondino appunto.
Lui però non canta, ma reppa in quella sorta di parlato per orecchie finissime e attentissime.
Avete presente i poeti a braccio? Esatto proprio così. Il suo Rap è nato negli anni ‘70 nei block-party del Bronx. Qui giovani afroamericani e latinoamericani si sfidavano a colpi di rime in queste feste di strada.
Solo che i poeti a braccio conoscevano a memoria Dante e Ariosto e spessissimo non sapevano né leggere e né scrivere (miracolo della tradizione orale).
Ora nel caso di Golier-Secondino non è certo che sappia leggere e sicuramente non sa scrivere in italiano e nemmeno gli interessa.
Il suo verso più famoso è “Io p’ me, tu p’ te” titolo del brano sanremese che trovate qui sotto in versione integrale (ho dovuto convincere “a parolacce” il correttore automatico di word, ma alla fine ce l’ho fatta). Settantuno versi di cui 14 sono il titolo ripetuto fino allo sfinimento “Io p’ me, tu p’ te” “Io p’ me, tu p’ te”.
In tutto 300 parole, ma in realtà Secondino- Geolier ne usa 117 di cui un terzo (38) sono monosillabi:( “E”, “a”, “Tu”, “Te”, “si”, “se”, “Pe”, “‘O”, “mo”, “fá”, “ce”, “Ca”, “‘e”, “‘A”…) che pronunciati con il microfono appoggiato alla bocca fanno uno stumpete-stumpete di grande effetto sugli appassionati del genere che meglio di ogni altro pare rappresenti il modo di esprimersi dei giovani di oggi (na’ figata pazzesca).
Una volta tradotto il testo svela immagini poetiche di una storia finita prima ancora di iniziare, con il maschio che chiede per amare (ma guarda un po’), mentre fuori inizia a piovere. E la pioggia – si sa – ispira poesia: D’Annunzio, Palazzeschi, Montale, fino a Pioggia D’Autunno di Ada Negri (anch’essa pubblicata qui sotto).
Nel caso in specie, sarà per le assonanze, ricorda, però, più questi versi Salvatore Di Giacomo (che tuttavia non se ne assunse mai la paternità):
” chiove statte ‘a casa e nun te muovere !
..’na gucciulella fà su là lamera…..
…tucche, tucche, tucche………..
…tucche..tucche, tucche..tu…
…oh, che cassamiento e’cazz !! ”
Il fatto è che con di Napoletano, la lingua di De Curtis, De Filippo, Raffaele Viviani, lo stumpete-stumpete di Secondino-Giolier non ha niente a che fare ed è anche questo il motivo per cui al Festival della Canzone Italiana è stato bocciatissimo dalle giurie dei Giornalisti e delle Radio, fantomatiche presenze, mai chiarite dall’Orga-Festival Amedeus-ora-pro-nobis.
Ha prevalso “La Noia” con evidente richiamo a Montale (vuoi mettere!) cantata da Angelina Mango, figlia d’arte è ovvio al tempo di cumbia, una danza popolare nata in Colombia nelle stesse terre del Tango. Lì una donna tiene una candela accesa in mano un po’ per illuminarsi la strada, un po’ per difendersi dalle avances del partner. Nel tango la candela è sparita, ma il problema di difendersi dalle avances del partner specie nel milonguero è restato eccome.
Ora Secondino-Geolier potrà anche non piacere ed è facilissimo, come avete visto, farlo a pezzi. Ma è stato votato da 11 milioni (olr il 60%), contro Angelina che ne ha presi 2,9 (ovvero il 16%, mentre gli altri 28 cantanti si sono spartiti i restanti 4,4 milioni (una media di 160 mila voti per uno, una vera miseria).
Questo spiega perché il Popolo è scosso dalla mancata vittoria di Emanuele-Palumbo-Secondino-Golier, avendo scoperto ancora una volta che non conta niente.
Il Popolo Italiano non può decidere nemmeno il vincitore del Festival della Canzone Italiana.
E’ giusto? La risposta è FORSE NO ma NON PUO’ ESSERE CHE COSI’. Per carità, personalmente non ho frequentato nemmeno un’ora di Diritto o Filosofia Politica. Ma ho capito, nel mio piccolo che la Democrazia non è fatta solo di voti di Regole. E’ vero che “La sovranità appartiene al popolo…” ma non è illimitata “…che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, le famose Regole appunto, scritto chiaro chiaro in cima in cima alla Costituzione.
Più limpido di così?
Sono infatti le Dittature che si ubriacano di Voti.
La Lista Nazionale (simbolo il Fascio Littorio) nel ’24 prese 4,7 milioni di voti (64,9%). Il secondo, il Partito Popolare (simbolo Lo scudo con la scritta Libertas) 645 mila (9,01% ovvero un settimo). Per effetto della legge elettorale di allora, il Dittatore Mussolini poteva contare su 373 deputati, il Partito popolare su 39, Socialisti e Comunisti (tre liste) 65 deputati.
Quelle elezioni finirono, come tutti sanno, in una tragedia nazionale annunciata dall’omicidio Matteotti. Dopo il suo celebre (e ultimo) discorso, in cui denunciava i brogli elettorali e il clima di intimidazione e minacce specie in Abruzzo, Campania, Calabria, Puglie e Sicilia, il segretario del Partito Socialista Unitario scomparve. Il corpo di Matteotti fu ritrovato due mesi dopo, assassinato da una squadra fascista capeggiata da Amerigo Dumini.
Eppure il Popolo Italiano (64,9% anche allora) aveva votato e deciso pure quella volta.
Oggi Vladimir Putin governa con il 77% dei voti ottenuti nel 2018 e si appresta a rivincere quest’anno pressappoco con la stessa percentuale. Naturalmente lui ha fatto anche le regole come quella che impedisce alle persone associate all’attività di organizzazioni estremiste di Aleksej Naval’nyj di candidarsi alle elezioni, a tutti i livelli.
Recep Tayyip Erdogan, il Dittatore turco (cfr. definizione di Draghi) governa grazie al voto popolare. E a parte il dibattito se sia veramente un dittatore è un fatto che oggi in Turchia l’informazione televisiva è praticamente tutta filogovernativa, e la proprietà dei canali tv principali è in mano a imprenditori vicini al governo. Ci sono ancora giornali e siti d’opposizione molto popolari, che tuttavia subiscono continue pressioni e intimidazioni.
In Ungheria il primo ministro Viktor Orbán è stato eletto nel 2018. E’ suo terzo mandato consecutivo dal 2011 e il quarto in totale. Orbán era stato eletto Primo Ministro nel 1998 in nome della difesa della cultura cattolica ungherese. Ben inteso non è considerato un dittatore, ma promette bene.
Per converso Hillary Clinton nel 2016 prese più voti di Donald Trump ma si aggiudicò solo 232 grandi elettori contro i 306 del miliardario il cui patrimonio ammonta oggi a 2,4 miliardi i dollari. Ma, in questo caso ha prevalso l’Art. 5 della Non-Costituzione Mondiale: “Articolo Quinto…chi ha più soldi ha vinto”.
Che sia andata così anche a Sanremo?
I’ pe’mmé, tu pe’tté
Nuje simmo ddoje stelle ca stanno precipetanno
Te staje vestenno consapevole ca t’hê ‘a spuglià
Pure ‘o mmale ce fa bbene, ‘nzieme i’ e te
C’ammo sperato ‘e stà pe sempe ‘nzieme i’ e te
No, no, no, comme se fà, no, no, no, a te scurdà?
Pe mo, no, nn”o ppozzo fà, si nn’ce stive, t’er”a ‘nventà
‘A felicità quanto costa si ‘e sorde nn”a ponno accattà?
Aggio sprecato tiempo a parlà
Nun l”ess”a penzato maje
Ca ll’inizio d”a storia era ggià ‘a fine d” storia pe nuje
‘O cielo ce sta guardanno
E quando chiove è pecché s’è dispiaciuto pe’mmé e pe’tté
Picciò mo sta inizianno a chiovere
Simmo duje estranei ca se ‘ncontrano
E stevo penzanno a tutte le cose che ho fatto
E a tutte quelle che ho perso, non posso fare nient’altro
I’ pe’mmé, tu pe’tté
I’ pe’mmé, tu pe’tté
I’ pe’mmé, tu pe’tté
Tu me ‘ntrappole abbracciannome, pure ‘o diavolo era n’angelo
Comme me può amà si nun t’amo? Comme può vulà senz’ale?
E no, è passato tantu tiempo d’a ll’ultima vota
Damme n’atu poco ‘e tiempo pe ll’ultima vota
E no, no, no, no, comme se fa, no, no, no, a te scurdà?
Pe mo, no, nn”o ppozzo fá
Nun l”ess”a penzato maje
Ca ll’inizio d”a storia era ggià ‘a fine d” storia pe nuje
‘O cielo ce sta guardanno
E quando chiove è pecché s’è dispiaciuto pe’mmé e pe’tté
Picciò mo sta inizianno a chiovere
Simmo duje estranei ca se ‘ncontrano
E stevo penzanno a tutte le cose che ho fatto
E a tutte quelle che ho perso, non posso fare nient’altro
I’ pe’mmé, tu pe’tté (ripetuto altre 9 volte)
Pioggia d’autunno (di Ada Negri)
Vorrei, pioggia d’autunno, essere foglia
che s’imbeve di te sin nelle fibre
che l’uniscono al ramo, e il ramo al tronco,
e il tronco al suolo; e tu dentro le vene
passi, e ti spandi, e si gran sete plachi.
So che annunci l’inverno: che fra breve
quella foglia cadrà, fatta colore
della ruggine, e al fango andrà commista,
ma le radici nutrirà del tronco
per rispuntar dai rami a primavera.
Vorrei, pioggia d’autunno, esser foglia,
abbandonarmi al tuo scrosciare, certa
che non morrò, che non morrò, che solo
muterò volto sin che avrà la terra
le sue stagioni, e un albero avrà fronde.
*****
Chiove
“Te chiamme e nun rispunne
Te cerco e nun te trove
E chiove… chiove… chiove
Che maletiempe fa
E chiagne pure ‘o ciele
po’ llutto ‘e chistu core
Pensanne che st’ammore
E’ mmuorto ‘mpietto a te”
(Antonio De Curtis, Totò) – Passeggiata al Petraio e sul corso Vittorio Emanuele in un giorno di pioggia e solitudine… Napoli, 11/2/2012
FABIO ANGELONI

Aggiungo che per curiosità ho provato, non senza difficoltà, a leggere altri testi di Geolier. Nella “migliore” tradizione della Trap sono pieni di violenza , marchi di lusso ed evocazioni di ricchezza e successo. Una parola sulla musica: spogliata dell’ arrangiamento ritmico e’ chiaramente un brano neo melodico. Tutto il successo, devo dire, mi preoccupa un po’. Forse perché non lo capisco, non capisco cosa ci sia di affascinante per un ragazzo, diciamo, di Mantova in un brano musicalmente povero e di cui non capisce il testo. Ed anche se lo capisse sarebbe come lo ha ben descritto Fabio. Roberto Fiorentini
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Ma che bella e divertente rete hai intessuto Fabio, pescando pesci poetici, musicali e del costume elettorale contemporaneo!!! Un’analisi anche della ritmica e della fonetica sonora che mi ha fatto pensare alla capacità di critico musicale del mio fratellone. Si chiamava Fabio… ♥️
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Caro Fabio, come non apprezzare questa tua riflessione? Sembra un volo pindarico passare da Sanremo alla democrazia più o meno partecipata, ma il legame c’è , altroché…Proprio stamattina leggevo su Repubblica la difesa che il Prof .Vecchioni ha fatto di Geolier; non mi ha stupito più di tanto, nell’animo di noi “vecchi” proff in fondo alberga l’istinto della difesa d’ufficio dei pupils per dirla in inglese, ma sotto sotto non posso negare che ho pensato che anche un grande come Vecchioni forse abbia ceduto alla corrente ( deriva?)della vox populi che non sempre è vox Dei. Sono di origini napoletane come ben sai, ma non appartengo al movimento “Napoli sempre e comunque” ,come non vi apparteneva il grande Eduardo, che spesso fu duro con la sua amata e splendida città e soprattutto con i suoi concittadini. Anche perché Napoli merita più di un “secondino”, a mio modesto parere, e soprattutto ha dato e dà alla cultura ben di più dei tump tump da te ironicamente evocati.
Maria Zeno
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caro Fabio
valutare le opere d’arte sulla base del gradimento popolare
e’ sempre stato un argomento molto discusso e discutibile.
Ma anche la critica professionista spesso non e’ molto affidabile:
Franz Schubert in vita sua non ha visto pubblicate (e tanto meno eseguite)
la maggior parte delle sue opere; per non parlare di, che so,
Morricone o Arvo Part o Tim Buckley…
Pero’ di una cosa si puo’ essere certi: in arte o in matematica
il tuo Art.5 NON si applica!
Ciao, Giuseppe Pucacco
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