I CANTASTORIE TRADITI — COME SI DISTRUGGE IN CINQUANT’ANNI E SPICCI UNA CIVILTÀ COSTRUITA IN TREMILA ANNI.
di EZIO CALDERAI ♦
Capitolo 34: Il declino e il suo indissolubile legame con la perdita di autorevolezza delle leadership.
L’instabilità della leadership politica inizia, con inevitabile approssimazione, nelle ultime due decadi del XX secolo. Il declino era iniziato da tempo, ma in occidente nessuno se n’era accorto.
La lacerazione sarà sanguinosa, ma una volta di più nessuno ci pensa.
Io, da sempre, sono persuaso che, quando si trova a un tornante della sua storia, a un paese, più del valore del suo popolo, più della ricchezza, serva fortuna, lo chiamerei il Fattore C.. Un esempio per tutti: se, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, non fossero stati alla guida del Regno Unito e degli Stati Uniti d’America Winston Churchill e Franklin Delano Roosevelt, Hitler avrebbe potuto inorridire il mondo più a lungo di quanto non abbia fatto. Se non fu fortuna quella!
Quando, invece, si materializzò il momento topico, di cui ho detto e dirò, la classe politica era, a dir poco, inadeguata. Bill Clinton non trovava di meglio che spupazzarsi le ragazzette nello studio ovale della Casa Bianca, e perse l’occasione di attrarre all’occidente la nuova Russia, dopo il crollo della Unione Sovietica. Nel Regno Unito c’era stato il tramonto di Margaret Thatcher, sostituita dallo scialbo John Major, in Francia c’erano politici di lungo corso e di grande esperienza, François Mitterand e Jacques Chirac, incapaci per mentalità, tuttavia, di capire l’evoluzione dei tempi; l’Italia era in preda a convulsioni politiche, che non sono ancora cessate; Helmut Kohl era un gigante, ma la testa l’aveva solo per la riunificazione della sua Germania.

Capitolo 35 (Prima parte): Le grandi correnti di interessi e di pensiero che hanno cancellato le nostre certezze.
Ma che sarà mai accaduto in quegli anni in Europa e nel mondo?
Più facile dire cosa non sia accaduto, tre fenomeni planetari cambiarono radicalmente il mondo e la vita di miliardi di persone.
***
La globalizzazione fu il primo e il più importante per le dimensioni che raggiunse a velocità super-sonica e per l’influenza che ebbe sulla vita e il lavoro di miliardi di persone.
Non che fosse un fenomeno sconosciuto. Le prime prove risalgono all’Ottocento ed hanno come pivot l’Impero britannico, ovviamente. Si tratta, nella sostanza, di creare meccanismi, materiali e immateriali, per favorire l’incremento e la razionalizzazione degli scambi commerciali.
Niente di paragonabile ovviamente con quello che accade nella seconda metà del ‘900: accordi internazionali, internet e la rivoluzione dei trasporti via mare fecero la differenza.
Chi scrive è un fautore, quasi un fanatico, del libero commercio. A parte il luogo comune, non privo di suggestioni, «dove passano le merci, non passano i cannoni», il meccanismo sprigiona energie vorticose, perché a muoversi non sono soltanto le merci, ma donne e uomini di tutto il mondo, sono veloci come le idee che li ispirano, le loro culture s’incrociano, si mischiano, gli studenti migliori scelgono università distanti migliaia di chilometri da casa, gli spettacoli che vedi a Berlino, Roma e Londra, li vedi a Mumbai, Shanghai, Tokio.
Fino alla crisi finanziaria del 2008 la globalizzazione creerà una ricchezza colossale e contribuirà a far uscire dalla povertà assoluta non meno di mezzo miliardo di persone. In seguito, la tendenza positiva si attenuerà: uno dei giocatori principali, se non il più importante, utilizzava un mazzo di carte fasullo e non voleva utilizzarne un altro, cosa non molto sportiva.
Quel che, invece, è demenziale è che gli occidentali sapessero perfettamente che la Cina giocava con le carte truccate, che praticava un dumping spietato, sia commerciale, sia sociale, che colonizzava l’Africa, che comprava il Porto del Pireo da cui erano partite le navi, che permisero a Temistocle di annientare la flotta persiana nel 480 a.C., e per un pelo non è riuscita a comprare quello di Trieste, che rievocava persino precedenti leggendari, come la via della seta.
Per capirci, per la Cina la globalizzazione è stata la via per egemonizzare il mondo intero, il folle progetto che solo una dittatura totalitaria poteva concepire. Gli occidentali non hanno capito, pur disponendo di servizi di sicurezza leggendari, o forse buoni solo per film di James Bond, di legioni di analisti, che la Cina non era più quella della rivolta dei boxer tra il 1899 e il 1901[1], e neppure quella di Mao Tse Tung, allo sbando e senza futuro.
[1] Si concluse con inenarrabili efferatezze commesse dal corpo di spedizione occidentale composto dai paesi occidentali insieme alla Russia e al Giappone.
Non capirono, in particolare, che l’uomo politico più intelligente, capace, in grado di precedere i tempi, come nessun altro in occidente nella seconda metà del XX secolo seppe fare, Deng Xiao Ping, aveva cambiato la pelle, il sistema nervoso, le sinapsi cerebrali alla Cina, rendendola la potenza mondiale che oggi conosciamo.
Deng non avrebbe mai giocato con un mazzo di carte truccato, anche perché era un ottimo giocatore di bridge, solo che, alla sua morte, come accadde con Pericle, il potere venne ripreso da una cupa, ottusa burocrazia comunista, che barava al gioco e metteva il coltello sotto il tavolino, come ai bei tempi della Roma papalina del Marchese del Grillo e del grande Giuseppe Gioacchino Belli.
Forse è quella, cioè una classe dirigente priva di fantasia, l’unica speranza dell’occidente che sarà.
L’egoismo e la corsa all’oro delle imprese occidentali fecero il resto: non capirono che aprendo il forziere della conoscenza si stavano scavando la fossa. L’Italia si distinse vendendo non solo prodotti di grande qualità, ma le macchine operatrici industriali che li fabbricavano. Anche le auto elettriche, che negli Stati Uniti iniziavano a costruire, vennero copiate con la carta carbone.
Le imprese, gelose dei propri guadagni, non cercarono l’aiuto dei paesi di appartenenza, ma che questi non si preoccupassero della desertificazione industriale prossima ventura è imperdonabile. «»
L’Europa se ne accorgerà all’uscita dalla pandemia.
***
Il secondo, terribile tornante della storia, ebbe come protagonista l’Islam, religione concepita per dettare regole di vita, anche igieniche, alimentari, giuridiche, che promettevano ai pastori dell’Arabia, un al di là hollywoodiano, che, però, nascondeva un’insidia: il suo carattere totalizzante.
Questa natura, ancestrale, esclusiva, costituì la molla per una fiammeggiante campagna di conquista e proselitismo. Nel 700 d.C., le armate musulmane occuparono il Medio Oriente fino all’Iran e all’Afghanistan, la costa orientale e il nord, dall’Egitto al Marocco, dell’Africa, per risalire alla penisola iberica, arrivando alla città francese di Nimes. Con l’occupazione, gli arabi imposero tributi alle popolazioni cristiane ed ebree che vivevano in quei luoghi dalla notte dei tempi, che, però, progressivamente se ne andarono, non riuscendo a praticare il loro culto, esposti com’erano alla furia dei conquistatori, ogni volta servissero capri espiatori.
La conquista durò per oltre 700 anni e per alcuni secoli l’Islam mostrò il volto di una civiltà raffinata e tollerante. Intorno all’anno mille, Palermo e Siviglia erano le città più progredite d’Europa, meta di scienziati e letterati provenienti da tutti gli angoli dell’Europa, che vi trovavano astronomi, matematici, filosofi, poeti, studiosi dei testi antichi dei greci e dei romani, agrimensori, idraulici, e rimanevano sbalorditi dalla cura che avevano per le città e per le architetture, che le ornavano.
Il declino musulmano iniziò con la cacciata dalla Spagna a opera di Isabella di Castiglia, che non imparò niente dalla sapienza araba, anzi, a parte la scommessa su Cristoforo Colombo – un en plein e cavalli, direbbero gli amanti della roulette –, dal placet all’Inquisizione alla cacciata degli ebrei, le sue iniziative furono orribili e specie la seconda causò alla Spagna un ritardo di due secoli rispetto al resto d’Europa.
La parabola discendente dell’Islam sembrava inarrestabile. I motivi, per gli osservatori, andavano ricercati nella natura paralizzante del libro sacro dei musulmani, il Corano, che, dettato direttamente da Allah a Maometto, non poteva essere toccato neppure per correggere un refuso. Una religione che si stava spegnendo, ma che fu rianimata da un movimento, i Fratelli Musulmani, nato in Arabia alla fine del 1700, come risposta all’occupazione da parte degli infedeli dei territori del Califfato.
Ne ho parlato brevemente nel capitolo … e non è questa la sede per approfondire l’argomento. Basti dire che, recuperando il termine jihad, nato come appello all’integrità della fede, ma che, ai nostri giorni, ha assunto il significato di guerra santa, l’Islam del XX secolo ha lanciato una sfida sanguinosa all’occidente, ha imposto il suo giogo a interi paesi, Afghanistan, Iran, Pakistan, il rettangolo verde, in campo rosso, con al centro la mezzaluna è il vessillo delle formazioni terroristiche Hezbollah, Hamas, Al Qaeda, Daesh, oltre a un arcipelago di movimenti minori.
A parte Israele, bersaglio preferito l’occidente degli atei e degli infedeli.
Gli attentati in quegli anni non si contavano, ma si doveva arrivare al 2001, all’attacca spaventoso alle Torri Gemelle di New York per capire la carica eversiva dell’Islam, che naturalmente non è rappresentativo di tutti i musulmani del mondo, pacifici e tolleranti, anche se non è men vero che essi, sicuramente per paura, non si azzardano a criticare le imprese dei tagliagole.
In Europa è in atto un’occupazione musulmana strisciante di rifugiati, di immigrati di seconda e terza generazione, aiutati da Arabia Saudita, Turchia, Qatar, che hanno finanziato la costruzione di centinaia, forse migliaia, di moschee e di centri di cultura islamica, la cui contiguità con il braccio violento dell’islam sarebbe tutta da indagare, almeno per quanto si capisce dalle frequenti espulsioni di imam, cioè dei reggitori delle moschee.
Nel frattempo, esultiamo per i campionati mondiali di calcio, che si svolgeranno in Qatar.
Almeno da trent’anni l’islamismo pratica la violenza, rifiuta regole e modelli di vita occidentali, nega diritti di altre religioni, dentro e fuori paesi a forte insediamento musulmano.
La carica eversiva dell’Islam si è manifestata in tutto il mondo, ma in Europa, anche per mancanza di contrasto culturale, è andata assumendo i caratteri di un avvicendamento tra civiltà. Le religioni ebraiche e cristiane non sembrano in grado di resistere al confronto. Gli ebrei, terrorizzati dall’antisemitismo mai sopito in Europa, e dall’odio islamico, fuggono in Israele o negli Stati Uniti.
EZIO CALDERAI (continua)

, ❤️, 🙏
"Mi piace""Mi piace"