“AGORÀ SPORTIVA” A CURA DI STEFANO CERVARELLI – TUTTI DICEVANO : “E’ UNA FIABA!”
di STEFANO CERVARELLI ♦
Già in passato ebbi modo di occuparmi del rapporto tra sport e amore raccontando, in particolar modo, le vicissitudini delle ragazze che si avvicinavano alla attività sportiva; queste, oltre a subire l’ironia, il sarcasmo del sesso maschile, nonché i divieti vari che nascevano all’interno della famiglia-specialmente da parte dei padri-dovevano pure fare i conti con la gelosia dei propri “boy-friend”, al punto da essere messe anche davanti alla fatidica scelta “O me, o il tuo sport”. Altri tempi ovviamente…..o.. no?
Oggi non voglio parlarvi ancora di questo, oggi voglio raccontarvi di una storia d’amore diversa, una storia particolare tanto da sembrare una fiaba: una storia d’amore tra un pugile ed una Miss Italia.
Era il 15 gennaio 1950, Trieste era in festa: si celebrava un importante matrimonio, quello tra lui, pugile, che ambiva il titolo dei Massimi avendone le possibilità, e lei che, dopo aver avuto delle parti in film italiani, sognava una carriera ad Hollywood.
Si separarono senza aver realizzato i loro sogni.
L’AMORE DI UNA NAZIONE
Tiberio Mitri e Fulvia Franco si erano conosciuti nei primissimi mesi del 1949; lui, detentore del titolo di Campione d’Europa dei pesi medi, appariva uno predisposto a grandi traguardi.
Fulvia, in una meravigliosa notte di settembre del 1948, sul palcoscenico di Stresa, nel magnifico scenario del lago Maggiore, era diventata Miss Italia e di seguito attrice.
Entrambi triestini, entrambi simboli di una città che dopo la tragedia della seconda guerra mondiale cercava la sua rinascita, contesa tra il nostro Paese e la Jugoslavia di Tito.
Tiberio e Fulvia, belli, si diceva, “ come il sole e la luna”, rappresentavano i ragazzi nei quali riporre le nuove speranze.
Da qui ad incarnare anche un sano nazionalismo il passo fu breve; un nazionalismo che a Trieste si respirava a pieni polmoni; i loro volti, sempre sorridenti, luminosi, non tardarono a conquistare le prime pagine dei giornali, dei rotocalchi, fotografie a colori, frasi d’amore apparvero in milioni di copie.
Tiberio Mitri era l’eroe dello sport. Quello che, amato dalle folle, le esaltava con lo stile della sua boxe. Fulvia Franco era la ragazzina diventata improvvisamente donna nel sogno di calcare un grande palcoscenico, diventare un’attrice famosa, raggiungere Hollywood.
Entrambi avevano la forza e la voglia di migliorarsi, di andare oltre i propri limiti, ambivano a costruirsi una vita di felicità, abbandonando le miserie, dovute alla guerra, che avevano accompagnato la loro prima giovinezza.
Vedevano il progresso come segno distintivo, riferimento indissolubile della loro esistenza, rappresentavano perciò l’immagine perfetta di un momento importante della vita italiana che sarebbe poi sfociato nel miracolo economico.
MATRIMONIO DA PRIMA PAGINA
Quella domenica dunque in una Trieste completamente vestita a festa si respirava un ‘aria nuova, un’aria di speranza. Una folla innumerevole riempiva , fin dalle prime ore del mattino, la chiesa di Sant’ Antonio nuovo, per assistere al matrimonio tra il pugile e l’attrice: sport e cinema , le cose che la gente amava e nelle quaki si ritrovava.
Monsignor Greco, che doveva celebrare le nozze, vedendo che pian piano che passano i minuti la chiesa traboccava di gente che aveva già superato i limiti della ricettività diede l’ordine di non consentire più l’ingresso. Un fitto cordone di forze dell’ordine , appositamente allertato e coaduviato da diversi parroci della città, si pose all’ingresso della chiesa impedendo che altri mettessero piede all’interno fuori rimasero più di quattromila persone!Un fenomeno di costume mai visto per quel tempo.
Particolare curioso fu che il monsignore, per evitare altri problemi, accelerò per quanto poteva, la funzione, le cronache riportano addirittura l’ora in cui i due si scambiarono il fatidico sì: erano le 10,07.
Finita la funzione sotto imponente scorta,gli sposi raggiunsero il loro appartamento dove si affacciarono al balcone per salutare la folla, ancora le cronache del tempo vengono in aiuto raccontando che ad acclamare gli sposi nella strada c’erano circa cinquemila persone.
Ma tutta l’Italia applaudì quell’evento.
AMERICA ARRIVIAMO!
Per i due novelli sposi non ci fu tempo per effettuare un vero e proprio viaggio di nozze, qualche giorno di vacanza e poi Tiberio cominciò i durissimi allenamenti in preparazione della sfida con Jake La Motta per il campionato mondiale.
Fulvia, oltre che pensare all’arredo della casa, dovette preoccuparsi di tenere contatto con produttori cinematografici che le proponevano nuovi lavori, partecipando anche a sfilate di moda.
I due giovani facevano progetti, sognavano in grande, d’altra parte lui poteva diventare campione mondiale, ne aveva le qualità ed i colpi, anche se La Motta era veramente un duro; lei non aveva smesso di sognare Hollywood, qualche film, una villa con piscina e soldi, tanti soldi.
Sogni, desideri indiscutibili di due ragazzi che avevano conosciuto la miseria respirandone la greve aria; adesso davanti a loro si presentava, in tutta la sua ammagliante attrattiva, la svolta. Quella che avrebbe regalato loro un’esistenza extra lusso.
PUGNI DURI.
Il match contro La Motta al Madison Square Garden di New York fu messo in programma il 12 luglio 1950 e proprio il giorno in cui Tiberio avrebbe compiuto ventiquattro anni.
Il nostro pugile decise di partire per gli Stati Uniti con largo anticipo e portare a termine la preparazione in una palestra di Brooklyn.
La moglie lo seguì, approfittando, su consiglio di qualche produttore, di recarsi a Hollywood dove avrebbe avuto la possibilità d’incontrare registi e sceneggiatori; come perdere una tale occasione?
L’incontro Mitri-La Motta, detto il toro del Bronx, venne pubblicizzato senza risparmio di mezzi; gli organizzatori arrivarono addirittura a presentarlo come l’incontro del secolo.
Diversi anni dopo venne alla luce che si trattava di esponenti della malavita interessati all’esito dell’incontro solo per il controllo del ricco giro di scommesse. Fulvia da quell’evento ne trasse una pubblicità indiretta che poi…ma lo vedremo tra poco.
E venne la sera dell’incontro. Quando Tiberio salì sul ring per nulla intimorito dalla montagna di muscoli che aveva davanti, lanciò uno sguardo a Fulvia, uno sguardo d’intesa come a dire:”Ecco ci siamo, è il momento decisivo in cui la nostra vita cambierà”.
E in principio le cose si misero bene, Tiberio appariva in splendida forma, ribatteva ai colpi ed a sua volta attaccava, arrivando a costringere La Motta sulla difensiva; cosa davvero insolita questa, il pubblico era meravigliato a vedere un comportamento di quel genere capace di costringere sulla difensiva un campione del mondo come La Motta.
Fulvia dal suo posto a bordo ring non smetteva un attimo d’incitare il suo uomo e continuò a farlo anche quando, esaurita la carica iniziale,Tiberio Mitri iniziò ad essere meno scattante, meno leggero, un po’ più pesante nei movimenti.
Il toro del Bronx picchiava duro, molto duro; la testa di Tiberio si scuoteva ad ogni colpo, e questo andava ripetendosi sempre più.
Fulvia, forse troppo sicura della forza di Tiberio, non riusciva a rendersi conto di quanto succedeva, avvertiva crescere dentro di sé la paura: per Tiberio o per il sogno che rischiava di sgretolarsi?
Al termine di un round corse all’angolo e chiese a suo marito se stava bene, cercando per quanto poteva, di infondergli coraggio.
In quel momento, quando vide che Tiberio non aveva neanche il fiato per rispondere, capì che quella sarebbe stata una notte di completa tristezza, che lì, su quel ring, sotto lo sguardo di migliaia di persone urlanti, cadevano i loro sogni.
Ma se i sogni finirono al tappeto, non fu così per Tiberio Mitri che, nonostante il dolore e le sofferenze fisiche che stava provando sotto i pugni che La Motta gli scaricava addosso senza tregua, riuscì a finire l’incontro in piedi.
Fu una sconfitta ai punti, con onore, si disse, ma sempre sconfitta.
CIAO AMORE
Fu proprio quando l’arbitro sollevò in alto il braccio di Jake la Motta che, nella storia d’amore tra i due, si avvertì il rumore di uno scricchiolio: ai piedi dei due pugili c’era il loro sogno frantumato.
Così, come troppo facilmente avevano legato la loro vita a quel sogno, così con altrettanta facilità ora si facevano distruggere la loro unione da quel sogno spezzato.
Avevano legato la loro vita futura a quei sogni, lui campione del mondo, lei un set di Hollywood, chiamata che non arrivò, ma che forse sarebbe arrivata se lei la Miss Italia fosse divenuta la moglie del nuovo campione mondiale dei pesi massimi, la moglie dell’uomo che aveva sconfitto Jake la Motta.
Ed invece…proprio in quel momento, mentre La Motta festeggiava sul ring, i due avvertirono l’impossibilità di raggiungere i loro desideri.
Indubbiamente il loro non fu un vero amore dalle radici solide; si resero conto di essersi spinti troppo in là con la fantasia, confidando troppo nelle loro possibilità. Insieme solo per raggiungere un sogno: un sogno di ricchezza.
Tiberio proseguì la carriera vincendo anche importanti incontri, ma non fu più quello di prima; la notte al Madison Square Garden gli aveva lasciato, e non poteva essere differentemente, una profonda ferita, che risultò impossibile da curare, forse ci sarebbe riuscito un amore vero.
Rientrati in Italia, i due giovani provarono a costruirsi una vita diversa da quella immaginata fino a pochi giorni prima: non ci riuscirono.
Restarono insieme ancora quattro anni, ma poi dovettero arrendersi alla realtà che imponeva loro una dura presa di coscienza; dovettero ammettere che la loro storia non poteva più andare avanti, non c’era più ad accomunarli il sogno della gloria, quel sogno che, prima ancora dell’amore, era stato l’unica ragione della loro unione.
La vita riservò loro un’altra tremenda esperienza; dalla loro unione era nato un figlio, Alessandro che morì nel 1979, a soli ventotto anni per overdose di droga.
Fulvia Franco nacque a Trieste il 15 maggio nel 1931; divenne Miss Italia nel 1948 e nella sua vita interpretò diversi film anche di successo accanto ad attori famosi come Totò e Nino Manfredi; fu diretta anche da registi famosi.
Morì a Roma il 15 maggio 1988, a causa di un tumore.
Tiberio Mitri, nato a Trieste il 12 luglio, fu anche lui attore cinematografico.
Da una successiva unione, con la cantante lirica americana Helsen Lys Meyere, nacque una figlia alla quale venne dato il nome del padre: Tiberia. Ma la vita, che tanto aveva promesso, gli voltò ancora le spalle: la ragazza morì di AIDS. Lo stesso Tiberio morì in circostanze tragiche. Negli ultimi mesi della sua vita fu affetto dalla malattia di Alzheimer e veniva curato dalla Comunità di Sant’Egidio. Molte volte, però, Mitri usciva solo da casa e vagava per ore senza meta.
Un giorno, mentre camminava in stato confusionale lungo i binari della tratta Roma-Civitavecchia, fu travolto da un treno locale nei pressi di Porta Maggiore: aveva settantaquattro anni.
Nella sua carriera aveva effettuato 101 incontri, riportato 88 vittorie, 7 pareggi e solo 6 sconfitte.
La settima l’ebbe dalla vita.
STEFANO CERVARELLI
