RUBRICA “BENI COMUNI”, 44. IL RIMEMBRAR DELLE PASSATE COSE… (Giacomo Leopardi, Alla luna, 1819) (parte 2)
di FRANCESCO CORRENTI ♦
Nella progettazione del Parco pubblico, questo tema della “misura delle cose”, forse per la persistenza di quei ricordi liceali di cui ho detto, c’era già. Misurare e ordinare le cose, in un progetto, secondo “dimensione, numero e peso”, significa per me avere il “senso della misura”, in termini materiali e in termini metaforici, quindi anche il “senso delle proporzioni” e, in definitiva, del “valore delle cose” e del loro “significato”. Questo era stato il primo criterio tenuto presente nel progettare quella sistemazione, approfondendo appunto l’entità, la qualità e l’importanza delle preesistenze, a cominciare da quella così evidente, eccezionale ed entusiasmante – uno straordinario monumento essa stessa – dei Cento Pilastri. Da rispettare, conservare, restaurare, valorizzare. Tanto più dopo averne compreso, dai risconti e dagli allineamenti fatti rapidamente con un righello, il significato storico e archeologico, che infatti pubblicai con un certo compiacimento in Chome lo papa uole… (vol. I, testo p. 121-122, nota 192, figura 176), non dimenticando il contributo ricevuto dalle testimonianze del maestro Carlo Galli e dell’ingegner Attilio Monti:
“In questo tratto di circa tre chilometri, tra la Fiumaretta ed il fosso di Zampa d’Agnello (a sud del quale la via si mantiene sull’antico percorso costiero), gli elementi certi sono rappresentati dal ponte sulla Fiumaretta (detto Ponte del Diavolo, conservatosi integro fino al 1944, quando venne minato dalle truppe tedesche in ritirata) e dalla strada basolata, rinvenuta nel 1954 in via Don Morosini, fiancheggiata da tombe alla cappuccina, che deve senz’altro ritenersi parte della consolare”.
Con lo stesso criterio, in seguito (era nostro assessore Giorgio Vercesi), abbiamo portato lì nel Parco i grossi blocchi di pietra trovati durante gli scavi per il collettore fognario nell’attuale largo Plebiscito, davanti all’edicola all’ingresso laterale del Museo Nazionale, dov’era la Porta Romana di Pio V, essendo gli appoggi del ponte in legno sul fossato. Si doveva liberare il percorso della condotta e, quindi, si pensò di salvare la memoria trasferendoli al Parco. Volevamo ricostruire anche il ponte ma mancarono i mezzi.
Da ragazzo sono stato sempre affascinato dalla bilancia con asta graduata e altimetro scorrevole che trovavo nello studio di mio zio, fratello minore di mio padre, medico e celebre antropologo. Su quell’asta centimetrata ho via via misurato la mia crescita in altezza, fino a quel metro e 87 che è risultato alla visita di leva. Sulla crescita in sapienza e grazia gli strumenti di misura erano altri. Mi auguro solo che a questo punto non tendano a decrescere, a ridursi, come vedo avvenire per la statura… Tornando al Parco, peraltro, posso aggiungere che, per dare ad altri ragazzi (e non solo a loro) la stessa possibilità di seguire la propria crescita in mancanza di zii attrezzati, ho realizzato nel laboratorio di Guerriero Nenna, colando cemento in una matrice di legno e gesso, un grande pannello a rilievo con i segni di misura ogni 5 centimetri, alto 1 metro e 70 (non chiedetemi perché) e decorato con il disegno di un grosso fiore, che abbiamo poi posto lungo la recinzione del Parco su via Achille Montanucci. Ho avuto la soddisfazione di apprendere che quello “stadiometro” o “statimetro” è divenuto per alcuni un oggetto caro, visto con tenerezza e nostalgia nel ricordo degli anni in cui ci si fermavano a misurarsi andando o tornando da scuola.
Ma finalmente posso passare alla spiegazione del “calendario secolare” costituito dai nostri Cento Pilastri degli Antonelli, segno di una certa cultura e di un senso di autocompiacimento di quei lontani proprietari di cui siamo loro grati, altrimenti non ci saremmo neppure accorti di quel tracciato, che infatti i vecchi studi ritenevano più a monte e non rettilineo.

Faccio ora presente che la prima coppia di pilastri verso via Montanucci e le ultime due, ovvero i quattro pilastri verso viale Palmiro Togliatti, si sono dovuti eliminare proprio per sistemare i cancelli di ingresso dalle due strade urbane. Quindi i pilastri oggi esistenti sono 94, cioè 47 per lato, ma noi li consideriamo tutti ancora idealmente presenti. Ebbene, se assegniamo a ogni coppia di pilastri un numero, abbiamo un’interessante sequenza che ho riportato nella figura 1. Immaginiamo che esse rappresentino altrettanti anni della vicenda plurisecolare della città e diamo a ogni intervallo la durata di quarant’anni. Alla prima coppia – quella scomparsa a nord – attribuiamo l’anno 100 d.C., quindi il periodo in cui Traiano ha probabilmente iniziato a frequentare la sua villa ad Centumcellas per poi dotarla del nuovo grande porto con l’isola artificiale, i due bracci ed il tranquillo bacino interno.
Avanzando, naturalmente, “il tempo passa”. In breve siamo nel 416 (e incontriamo Rutilio Namaziano che cerca di evitare pericolosi incontri alle Terme Taurine) e poco oltre perveniamo agli inizi del VII secolo (e questa volta, sempre nella stessa zona appena nominata, a guardarsi intorno preoccupato è il presbiter preposto alla chiesa di San Giovanni in Taurina). Continuando così, assistiamo (pilastri del IX secolo) ai drammatici eventi delle incursioni saracene, delle distruzioni, della fuga sui monti, fino a vedere Leone IV “aspergere” di acqua benedetta, solennemente, le mura della nuova Centumcellae. Quindi, possiamo raggiungere tra la 23^ e la 24^ coppia di pilastri, in corrispondenza del casale, l’anno 1000 e, proseguendo, dopo mille vicissitudini, avventure, episodi tristissimi, momenti di letizia, vediamo scorrere tutto il volgere dei fatti, dei papi, dei tanti personaggi con le loro vite e le quotidiane traversie della popolazione e di quanti, per le circostanze della storia, appaiono e scompaiono. Così, rapidamente, arriviamo alle nuove distruzioni del 1943-44 per trovarci con l’ultima coppia “visibile” al 1980. Avremo poi dei pilastri “ideali” in corrispondenza delle scale “lato Santa Marinella” l’anno 2020 da poco concluso e il 2060. Proseguire oltre, in direzione sud (cioè sulla carreggiata di viale Togliatti, attenzione alle strisce pedonali!), sarà veramente un problema del futuro. Il tracciato rettilineo dell’antica strada traianea resta disponibile, ma c’è tutto il tempo.
Nel mio disegno ho disposto lungo il viale alcune immagini simboliche di certi eventi, senza voler suggerire altro se non l’idea di tradurre in qualcosa di concretamente visibile il dipanarsi della storia cittadina attraverso gli avvenimenti più significativi. Di recente, me ne ha informato l’assessore alla Cultura Simona Galizia, l’Amministrazione comunale ha curato un simpatico e importante “auto-censimento” degli artisti di Civitavecchia. Attraverso una delle tante forme di sollecitazione in uso nel mondo o, banalmente, con un semplice bando pubblico, l’Amministrazione potrebbe invitarli, estendendo – come è prassi – la partecipazione a chiunque e dovunque, comprese (soprattutto) le scuole cittadine, per ricevere proposte su questo tema. L’obiettivo è quello di rendere il Viale della Storia cittadina un’opera d’arte collettiva, all’interno di un monumento storico e lungo una testimonianza archeologica di primario interesse. Da attuare anche un po’ alla volta, per fasi o cicli, ampliando ad ogni forma espressiva il concetto di Street-Art, Arte di Strada, certo, ma di Antica Strada!
Passo adesso alla mia seconda proposta, la “Galleria dei Sindaci” nel complesso della Sala “Renato Pucci” al Pincio. Il tempo stringe, la puntata della rubrica è fin troppo lunga e deve finalmente “uscire”, per cui a mia volta stringerò le spiegazioni, data l’analogia dell’idea con quella sin qui trattata. Di diverso il luogo dove attuarla e il periodo storico da considerare, limitato agli anni dal 1945 ad oggi (sempre con una apertura al futuro lasciata ai posteri).
Per un caso singolare, dobbiamo riprendere il nostro cammino dallo stesso Palazzo Altieri di Oriolo Romano su cui ci siamo dilungati in precedenza. La caratteristica “che rende unica questa villa-fortezza – come recitano le guide turistiche – è la famosa Galleria dei Papi, ovvero i ritratti di tutti i Papi della storia, che servì da modello per i medaglioni in mosaico dei ritratti dei papi di San Paolo Fuori le Mura che erano andati distrutti dopo l’incendio del 1823, giunti con Francesco al numero 266.
Nel palazzo di Oriolo e nella basilica di San Paolo, dunque, sono riportate le immagini dei pontefici da San Pietro a quello attualmente regnante. Altrettanto avviene in gran parte delle istituzioni del mondo, nelle cui sedi sono celebrati (e raffigurati) tutti i precedenti e attuali “titolari” delle cariche istituzionali. Così, nella galleria della Sala consiliare intitolata al “primo sindaco eletto democraticamente” Renato Pucci (realizzata, anche questa, su mio progetto – e ne sono molto onorato e compiaciuto – nel 1997) potrebbero essere “rappresentati” i Sindaci e le Amministrazioni succedutesi nel Palazzo del Pincio.
Anche in questo caso, il modo e la forma di questa rappresentazione potranno essere oggetto di un concorso di idee o di altro genere di partecipazione del pubblico, come per il “Viale della Storia civica“. Le idee in proposito possono essere innumerevoli. Nel mio disegno della figura 2 ho voluto sintetizzare in maniera allusiva un elemento di supporto, ad esempio delle sagome in legno grezzo a metà strada tra le silhouette alla Mario Ceroli e le catene di omini di carta che si tengono per mano, ma senza alcuna finalità di soluzione concreta. Tutto è possibile immaginare, dalla lapide alla “fotografia formato tessera”, in modo che Sindaci e Amministrazioni abbiano nella sede del “massimo consesso cittadino” un segno, un distintivo, un ricordo. Eviterei le erme marmore, i “BUSTI” della rimembranza… Sono certo che la soluzione ottimale potrà essere trovata, ancora una volta, ricorrendo alla versione femminile, ovvero aprendo le “BUSTE”, cioè le buste con l’
idea, il suggerimento, il consiglio proposto in ciascuna dei tanti cittadini (del mondo) che parteciperanno alla consultazione, una volta tanto non elettorale ma artistica. E sarà, ne sono assolutamente certo, come sempre, un ottimo consiglio.
FRANCESCO CORRENTI
P. S.: Ultima raccomandazione: visto anche l’avvio dell’iniziativa di ripristinare il CDU / Centro di documentazione urbanistica sulla storia urbana e l’assetto del territorio, con funzioni di moderno Urban Center e di centro studi per la valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale (inv. 2.2 della Regione Lazio), credo che sarebbe utile ripristinare una copertura del Viale, che offre una superficie di ben 680 metri quadrati per pannelli fotovoltaici.

Caro Francesco,pur non conoscendoci siamo diventati amici per la sola assonanza emotiva del tuo sapere storico e urbanistico con i miei ricordi,le mie curiosità nel capire mai soddisfatte nei pochi anni civitavecchiesi dell infanzia e della adolescenza. Il tempo stringe …ma le tue schegge che lanci nella ricostruzione e spiegazione della nostra storia civica…Giorgio Vercesi…il ponte del diavolo…la sala dei sindaci…il bando degli artisti…l asticella di 1,70 cm rappresentano pietre preziose nella memoria di ognuno di noi. Perché non spingere le tue analisi anche sull area a me più cara…la chiesa dei s.martiri giapponesi, Villa Odescalchi,il vecchio pirgo???Sempre disponibile come portaborse…
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L’epoca di quelle brave persone si portavano le borse ai vari potenti è passata e credo che al momento ci siamo alleggeriti di molte cose.l’orologio non si porta più perché l’ora la si vede sul telefonino e poi non ha più importanza arrivare puntuali.più che borse ci portano zaini pur non dovendo attraversare la frontiera con strani carichi e il borsello è un’altra delle abitudini maschili che sono state abolite con disgusto. Dette queste preliminari sciocchezze pensiero di trovare qualche argomento che possa essere decentemente trattato, a condizione che la rubrica svolge il suo compito autentico che è quello, ripetuto 1000 volte, dei dialoghi a più voci, in cui ricordi di uno trovino appoggio conferma o correzione nei ricordi.
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Lascio non corretti tutti gli errori di scrittura, grammatica e sintassi venuti in automatico qui sopra. Scusatemi
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