LA SIMULAZIONE DEL VOLO

di LUCIANO DAMIANI

Un articolo apparso su questo blog “Volare…. 110 anni fa” del buon Francesco Correnti ha riesumato in me il ricordo della simulazione di volo che ho tanto frequentato alcuni anni fa. Mi rendo conto che la simulazione di volo per i più é cosa sconosciuta e forse poco interessante ma, credetemi, é capace non solo di promuovere la cultura aeronautica, ma é anche capace di produrre emozioni inaspettate.

Il livello delle capacità del software e dell’hardware é davvero molto alto e, di pari passo, capace davvero di produrre emozione e cultura. La cosa che più mi ha affascinato in quegli anni é stata la navigazione, non quella moderna basata sul posizionamento GPS ma quella fatta di calcoli ed osservazione, da un lato quella a vista basata sul riconoscimento di elementi fisici come monti, fiumi, laghi, ferrovie, centri abitati, ciminiere ecc…, cartina sempre a portata d’occhio.

La carta VFR del nostro territorio consunta dal tanto uso.

C’era poi quella strumentale. A differenza della prima, nella quale la vista verifica la corrispondenza del percorso, nella navigazione strumentale c’era in genere un lasso di tempo nel quale speravi di aver fatto bene i conti in attesa della verifica che sarebbe avvenuta ad un certo punto del volo.

Ricordo l’emozione dell’arrivo a Cagliari di un volo notturno in DC3, uno dei primi modelli, aveva il cupolino per l’ufficiale di rotta, usavamo un modello con il cupolino per simulare la navigazione stellare. Il cupolino era una cupola trasparente sopra la fusoliera, nella quale l’ufficiale di rotta, tramite il sestante e le effemeridi, rilevava la posizione dell’aereo grazie alla posizione delle stelle a quell’ora di quel giorno.

Foto scattata al museo Sinsehim, si intravede il cupolino sulla carlinga di un bimotore (probabilmente DC3). Da quella cupola l’ufficiale di rotta traguardava le stelle con il sestante.

Questi poi riportava la posizione sulla carta nautica ed impostava la nuova rotta da seguire, o meglio impostava le correzioni di rotta tenendo conto dello scostamento del “punto nave” previsto da quello rilevato con il sestante.Insomma, la partenza era da Palma di Maiorca, rilevata l’ora, velocità e direzione, impostato il pilota automatico, sono passato a tracciare una linea sulla carta per designare il punto nave previsto mezz’ora dopo. Dopo mezz’ora, mano, o meglio mouse al sestante simulato, avrei calcolato il punto nave effettivo e l’avrei riportato sulla carta e quindi avrei calcolato una nuova rotta. Sbagliare avrebbe significato perdersi nel buio della notte e probabilmente terminare il carburante senza avere un luogo dove atterrare, tragedia fortunatamente simulata, ma sarebbe stata una vera sconfitta. La meta era quella di vedere le luci dell’aeroporto di Cagliari dritte davanti. Quando le vidi, proprio li, quando e dove previsto, la mia autostima schizzò. Si lo so si tratta di una simulazione, ma assicuro che ha in se un livello di realismo ben maggiore di quanto si pensi, grande gratificazione. Anche gli elementi esterni sono presenti, vento, nubi, pioggia ecc, elementi che contribuiscono alla resa della realtà richiedendo una certa abilità sia nella manovra del velivolo come nella navigazione.

Occorre una buona dose di studio ed applicazione per comprendere i vari tipi di strumenti che la storia della navigazione aerea ha prodotto. Ad esempio non era proprio semplice comprendere il funzionamento del Low Frequency Radio Range, una sorta di radio faro che ti consentiva, tramite l’invio di segnali Morse, di capire solo in quale quadrante, rispetto ad esso, si stava navigando. Occorreva un certo studio ed applicazione. Insomma la simulazione del volo d’epoca ha il suo perché.

Schema di un LFRR mostra quale segnale morse si riceve a seconda della posizione rispetto alla stazione (in giallo). L’immagine è presa da “Breve storia della navigazione aerea” prodotto da Napulevola.

La simulazione di volo però non é cosa da solitari, anzi la si fa in compagnia. Si può dire che é “social”. Ci sono organizzazioni internazionali all’interno delle quali si sviluppano attività di vario tipo, da quelle addestrative e di validazione, a quelle applicative della simulazione multiplayer. Per comprenderne il livello basti sapere che un giorno contai, connessi alla stessa piattaforma, per il solo territorio italiano, ben 150 utenti tutti connessi fra piloti e controllori di volo, anche il controllo viene simulato in rete. “Connessi alla stessa piattaforma” significa che tutti vedono tutti, entro un certo range visivo e quando sintonizzati alla stessa frequenza radio si sentono fra loro.

Parziale dello schermo del controllore di volo di avvicinamento all’aeroporto di Capodichino, in verde due velivoli che stanno manovrando in zona.

Una di queste organizzazioni si chiama IVAO (International Virtual Aviation Organization), Per operare in essa occorre conseguire apposite validazioni raggiunte le quali si possono ad esempio controllare alcune are di controllo o alcuni aeroporti piuttosto che altri, allo stesso modo i piloti debbono superare appositi esami per guadagnarsi i gradi, come ho detto, occorre studiare ed applicarsi. Ricordo che per poter conseguire l’abilitazione di controllore di secondo livello, dovetti controllare contemporaneamente circa una decina di aerei in arrivo all’aeroporto di Napoli, una sfida tutt’altro che semplice, sotto la supervisione di un esigente esaminatore.

Oltre a queste organizzazioni internazionali, ve ne sono tante altre piccole basate localmente. Napulevola, ad esempio, era destinata principalmente ai simmers napoletani. Oltre a sessioni di volo si organizzavano anche dei corsi, personalmente insegnai i rudimenti del volo VFR (volo a vista) ai neofiti della simulazione iscritti nelle liste di Napulevola.

Per quanto attiene al livello tecnico della simulazione si può dire che si é arrivati a livelli davvero molto alti. Non solo é benissimo simulata la parte tecnica del velivolo, sono simulati anche i guasti, ma anche e le condizioni meteorologiche, addirittura sono simulate anche le correnti d’aria ascendenti e discendenti sui fianchi dei rilievi, fondamentale per chi vola a vela (alianti). Per i sistemi complessi ricordo un volo con il Concord verso New York. Uno dei compiti fondamentali nel volo era il mantenimento del centro di gravitá dell’aereo, fondamentale volando oltre la barriera del suono. Si trattava di travasare il carburante da un serbatoio all’altro per spostarne il peso. Era cioé necessario mantenere il centro di gravità all’interno di un certo range operando con valvole e pompe.

Lo sforzo di avvicinarsi alla realtà richiede però macchine potenti, una capacità di calcolo non indifferente, non tanto per la simulazione del velivolo e dei suoi sistemi quanto per la parte grafica e metereologica, cosa veramente impegnativa per il computer sottoposto ad uno sforzo importante. Per quanto riguarda le connessioni alla piattaforma ed agli altri utenti credo che con l’avvento della fibra i problemi di ritardo nella trasmissione dei dati, che pure accadevano, siano oramai superati.

Un’altro aspetto che ho potuto apprezzare era quello un po’ romantico delle “avventure” che capitava di simulare con gli aerei d’epoca, strumentazione ridotta all’ossa, nessuna o quasi assistenza ma in buona compagnia, ovviamente. Ricordo quando ripetemmo il raid Roma Tokyo seguendo le orme tracciate da Arturo Ferrarin con il suo SVA, 18.000 Km. 34 tappe in tempo reale, gran bella macchina il biplano con il quale D’Annunzio sorvolò Vienna per il famoso lancio di volantini.

Un momento del raid, a bordo dello SVA, si nota la scarsa strumentazione, sulla destra, un poco avanti un compagno d’avventura. (La qualità dell’immagine è scarsa, è uno screenshot dal video di YouTube, in realtà é tutto molto più definito)

Ricordi che l’articolo del buon Correnti ha risvegliato… e magari anche un po’ la voglia di ricominciare, Ho ancora un mucchio di carte nautiche, certo non più valide, che portano il segno dell’uso intensivo. Il raid si concluse felicemente dopo non so più quante tappe e pochissimi incidenti, uno solo per me, la rottura del carrello in un atterraggio su un prato… un po’ troppo sconnesso. Considerando l’epoca simulammo anche le piste di atterraggio realizzate con dei fuochi messi in fila per delimitarne il percorso.

Mi verrebbe da dire… “bei tempi”.

Un video realizzato all’epoca per ricordare il raid

https://m.youtube.com/watch?v=NEiSQSxsg8o&autoplay=1

LUCIANO DAMIANI

*** Immagine di copertina: fotografia assieme a due amici e compagni di simulazione sotto lo SVA di Augusto Ferrarin nel Museo dell’Aeronautica di Vigna di Valle