Il Fenomeno delle Migrazioni Internazionali: Statistiche e Concetti (Parte 3)

di ELEONORA TRAPPOLINI ♦

1. Evoluzione della migrazione in Italia
Generalmente, quando in Italia si parla di migrazione, ci si riferisce all’ultima ondata migratoria. In questo modo, i recenti flussi oscurano quasi completamente i flussi passati, che in alcuni casi sono stati anche numericamente più importanti. Si rischia, erroneamente, di considerare la migrazione un fenomeno recente, rinnegando la sua storia complessa. Riducendo la migrazione ad una serie di eventi congiunturali, e molto spesso ad un fenomeno emergenziale, si finisce per perdere di vista la sua natura strutturale.
Nel corso del tempo, diversi fattori hanno influenzato e interessato la migrazione nel nostro paese, rendendo il contesto italiano un particolare caso di studio.
Per circa un secolo (1876-1976) l’Italia è stata un paese di emigrazione, inviando migranti verso l’America, l’Australia, e il Nord Europa. È solo nel 1973 che per la prima volta l’Italia registra un saldo migratorio positivo, ovvero le immigrazioni superano le emigrazioni, trasformando l’Italia da paese di emigrazione a paese di immigrazione. Questi primi flussi migratori erano rappresentati da italiani rientrati in patria a causa della crisi petrolifera. Fino agli anni ’80 del Novecento, la migrazione è stata contenuta, il numero di migranti ammontava a circa 165.000 individui (0,3% della popolazione totale). Non si trattava più solamente di italiani che rientravano dall’estero, ma anche di stranieri provenienti dal continente Europeo, dalle Americhe, dall’Asia e dall’Africa (Bettin & Cela, 2014). Tuttavia, la situazione iniziò a cambiare durante la seconda metà degli anni ‘80, in particolare tra il 1984 e il 1989, quando approssimativamente 700.000-800.000 individui, principalmente provenienti dall’Africa e dall’Asia, migrarono in Italia. In questo periodo, l’aumento del numero dei migranti non derivò solamente dalla posizione geografica del paese, ma fu anche il risultato di una politica migratoria inesistente, che portò ad una pluralità, e quindi ad una diversità di provenienze. Contrariamente alla Germania e alla Francia, dove si possono distinguere delle etnie prevalenti provenienti principalmente dalle ex-colonie (turca nel primo caso e nord africana nel secondo), si può affermare che in Italia non vi è mai stato il primato di una singola nazionalità (Immacolata & Pugliese, 1991; Bonifazi, 1998). La diversità nella provenienza dei flussi è stata ed è tutt’ora dovuta, tra l’altro, alla mancanza di un canale d’ingresso formale. In altri paesi europei, l’immigrazione è stata supportata e promossa attraverso un reclutamento attivo, guidato dalla domanda di lavoro nel settore industriale. Al contrario, in Italia, la migrazione è il risultato di conflitti e di squilibri politici nei paesi di origine dei migranti (fattori di spinta), come nel caso degli stranieri provenienti dalla Slovenia, dalla Croazia e dalla Bosnia durante la guerra in ex-Jugoslavia negli anni ’90, o dell’ingresso degli albanesi a causa del caos politico ed economico del 1991 (King, 1993). È solo nel nuovo millennio che l’Italia, così come altri paesi del Sud Europa, inizia ad attirare la migrazione, richiamando soprattutto immigrazione femminile proveniente da Est-Europa, Sud America e Marocco. Il fattore di attrazione è da ricercare nelle caratteristiche del mercato del lavoro, rappresentato soprattutto da attività domestiche di cura alla casa e alla persona (fattori di attrazione) in seguito all’invecchiamento della popolazione (Bordogna & Ornaghi, 2012). Ad oggi, tutto questo è ancora visibile. Nel 2019 sul territorio italiano si contano circa 195 nazionalità diverse. Un’altra peculiarità della migrazione in Italia è rappresentata dal supporto ai migranti da parte dei sindacati (Cgil, Cisl, Uil), associazioni religiose (Caritas, Comunità di Sant’Egidio) e cooperative, che in molteplici occasioni hanno spinto il Parlamento e il Governo italiano ad attuare e mettere in atto leggi specifiche e ad agire in momenti di emergenza (Bolaffi, 1996) (1). A questo proposito, la caratteristica più sorprendente del sistema migratorio italiano è stato l’uso ricorsivo alle regolarizzazioni, le quali rappresentano il principale meccanismo per garantire l’integrazione legale dei migranti in Italia. Dalla Legge Foschi del 1986 (prima regolarizzazione) si sono susseguite ben altre sei regolarizzazioni, con l’ultima risalente al 2012 (Pacchetto Sicurezza) (2).

(1) In generale, le politiche di immigrazione sembrano reagire a eventi drammatici piuttosto che seguire una strategia pianificata (Penninx, 2004).
(2) Legge Foschi 1986, Legge Martelli 1990, Decreto Dini 1995, Legge Turco-Napolitano 1998, legge Bossi-Fini 2002, Pacchetto Sicurezza 2008-2009, Pacchetto Sicurezza 2012.
King, R. (1993). Recent immigration to Italy: Character, causes and consequences. GeoJournal, 30(3), 283-292.
Penninx, R. (2005). Integration of migrants: Economic, social, cultural and political dimensions. The new demographic regime: Population challenges and policy responses, 5, 137-152.

ELEONORA TRAPPOLINI

(continua con la Parte 4 – giovedi 19 marzo 2020) 

Bibliografia
Bettin, G., & Cela, E. (2014). The evolution of migration flows in Europe and Italy. Economia Marche Journal of Applied Economics, 33(1), 37-63.
Bolaffi, G. (1996). Una politica per gli immigrati (Vol. 13). Il mulino.
Bonifazi, C. (1998). L’immigrazione straniera in Italia (Vol. 409). Mulino.
Bordogna, M. T., & Ornaghi, A. (2012). The ‘Badanti’ (Informal Carers) Phenomenon in Italy: characteristics and peculiarities of access to the health care system. Journal of Intercultural Studies, 33(1), 9-22.
Immacolata, MM., Pugliese, E. (1991). Gli immigrati in Italia. Laterza.