DESAPARECIDOS: IL CALCIO ARGENTINO RICORDA

di STEFANO CERVARELLI ♦

In questi tempi dove più forte è la necessità di non perdere memoria del passato e più alta deve essere la guardia contro rigurgiti nazi-fascisti e contro un neo-razzismo ed un antisemitismo, i cui gesti ci capita di vedere ormai quasi ogni giorno, ho ritenuto che potesse essere interessante, ed anche per qualche verso utile, raccontare come in Argentina, attraverso lo sport, il Paese ricorda le vittime della dittatura militare vissuta tra gli anni 70 ed i primi anni 80, quando un numero imprecisato, ma certamente molto elevato di persone, subì la prigionia e le torture per poi scomparire nel nulla, tanto da venire definite con la triste definizione di Desaparecidos.
Qualche mese fa, nel paese sudamericano, con una cerimonia alquanto toccante, si è compiuto un atto simbolico che, a suo modo, comunque, non ha mancato di fare storia dando il via ad altri episodi analoghi.
Il Banfield Club di Buenos Aires-società nella quale militò anche Javier Zanetti prima di passare all’Inter-ha restituito, dopo più di 40 anni, la tessera del club a 11 suoi soci. Undici, a rappresentare una ipotetica squadra; non a caso l’iniziativa che è stata promossa, tra gli altri, dal gruppo “Banfield per i diritti umani”, si chiama “Los 11 de la Memoria”.
I componenti di questa simbolica squadra sono legati da un destino comune, da un passato che li accomuna: sono stati tutti vittime della violenta repressione politico-militare operata in quel Paese.
Si tratta di dieci uomini e una donna. Vennero sequestrati, torturati per finire poi Desaparecidos; ma prima erano stati appassionati tifosi del club biancoverde.
Di loro abbiamo poche notizie.
Si sa di Raul Ceci, militante peronista e giocatore nelle giovanili del Taladro.
Si sa di Silvia Streger che venne sequestrata insieme al fratello Eduardo e che per dare alla famiglia un segno di vita, fece arrivare, tramite una compagna di prigionia, una treccina fatta con fili bianchi e verdi, i colori della squadra del cuore.
Si sa di Josè Riccardo Chidichimo che al primo tentativo di arresto si salvò dicendo al poliziotto che aveva davanti di essere stato allo stadio declinando tutta la formazione; che però non potrà sfuggire al secondo arresto. Degli altri non si è avuta più la più piccola notizia. Il loro stato di Desaparecidos è totale.
La decisione del Banfield ha ricevuto anche l’appoggio delle istituzioni calcistiche argentine e segna una tappa importante nel percorso che il club sta percorrendo per recuperare la memoria delle vittime di quel periodo oscuro della storia del paese.
L’iniziativa del Banfield aveva avuto comunque un precedente, se non nella forma, certamente nella sostanza.Ad inizio Millennio, precisamente nel 2001, il Defensores De Belgrano, intitolò una tribuna del suo stadio ad un suo socio anche lui Desaparecido: Riccardo Marcos Zucker.
In seguito, il cammino verso il recupero storico delle vittime dell’atrocità militari argentine, subì un arresto per riprendere poi con maggiore forza il suo cammino nel 2017. In quell’anno, Ariel Scher, sociologo e tifoso del Rancing De Avellaneda, pubblicò un libro:” Los Desaparecidos De Racing” nel quale vengono raccontate storie di tifosi e soci dell’Academia, vittime di un vero e proprio terrorismo di stato.
Pochi mesi dopo, nel marzo 2018, in occasione dell’anniversario del golpe, i tifosi attivisti appartenenti a diverse fedi calcistiche lanciarono il “Coordinamento dei diritti umani del calcio argentino” avente, appunto, tra i suoi scopi, il recupero della memoria e il consolidamento dei diritti.
Fu proprio grazie alla loro capacità organizzativa, all’impegno dei club che le iniziative si moltiplicarono.
Ne cito solo alcune. Quella dello stesso Racing che, grazie all’intenso lavoro della giornalista Micaela Polak, socia del gruppo” Memoria Racingvista”, ha realizzato nel Marzo 2019 un Murales per ricordare sei militanti tifosi, fucilati la notte del 22 Febbraio 1977 proprio sui muri del “Cilindro”, l’impianto cioè della società.
Seguì poi l’iniziativa del Rosario Central che, sulle mura del proprio stadio, ha posto una targa per ricordare i suoi Desaparecidos, mentre i giocatori, a loro volta, sono scesi in campo con stampato sulle maglie il tradizionale fazzoletto delle “Madri di Plaza de Maya” incontrandosi sul terreno di gioco con alcuni familiari delle vittime.
Un’ulteriore cerimonia, altrettanto emozionante, si è avuta la scorsa estate quando il San Lorenzo De Almagro- squadra per cui tifa Papa Francesco- ha restituito agli eredi dei suoi soci scomparsi la loro tessera, nominandoli membri onorari della società.
Termino ricordando l’apprezzabile iniziativa del River Plate.
I dirigenti di quella società hanno avuto l’idea di portare i ragazzi delle squadre giovanili in visita alla Esma, uno dei principali centri di tortura, affinché abbiano coscienza e memoria del tragico periodo nero vissuto dal loro Paese e del sacrificio compiuto anche da tanti loro coetanei che, come loro, amavano giocare al calcio.C’è da dire che altre società di altre discipline sportive hanno iniziato un percorso di ricerca del proprio passato.
Termino con una considerazione: ma da noi, in Italia, un lavoro, una ricerca, iniziative di questo genere non potrebbero essere possibili? E non è, purtroppo, che la nostra storia non ce ne offra occasioni.
Anche il nostro sport, le nostre società sportive hanno pagato un caro prezzo alla orripilante ideologia nazi-fascista.
Non mancherebbero poi siti e luoghi dove portare i ragazzi affinché prendano sempre più coscienza di un passato la cui ombra prova minacciosamente a proiettarsi sul nostro Paese e su l’Europa intera.
Sarebbe sbagliato non considerare l’enorme forza trainante e coinvolgente che lo sport possiede nella crescita di una coscienza fortemente democratica nei giovani.

STEFANO CERVARELLI