IL MURO

di CARLO FALZETTI

Mara Moschini, attrice, ha interpretato in teatro uno spettacolo sul muro di Berlino. Cio’ mi ha colpito particolarmente e mi ha spinto a scrivere, data l’attualita’ dell’argomento, questa piccola storia.

Helga  (un nome fra i tanti) e’ una  ragazza tedesca che il destino ha diviso dal suo Hans quando i due erano adolescenti. Lui e’ nel settore ovest. Lei nel settore est. Una storia d’amore ai tempi del muro.

Helga si avvicina al muro che e’ in via di demolizione. I ricordi cominciano ad affiorare impetuosi. Helga inizia  a parlare al muro, vero protagonista della storia di quegl’anni. Un tempo era possibile avvicinarlo. Era possibile sentire la presenza dell’altro oltre il muro. Poi il muro si fa muraglia, con filo spinato.

Ma un giorno accade qualcosa, un evento straordinario. Dopo quell’evento e, forse, anche a causa di quello e di eventi simili, il muro sara’ picconato nel 1989.

Helga guarda il muro e inizia a parlare con esso:

.  .  .

Die mauer………  the wall.

Il muro!

Con  quanti nomi ti indicano,  mio terribile, crudele  avversario.

In origine eri  minuto , scalcinato.

Allora  potevo ancora discorrere con il mio tenero  hans situato nel lato occidentale.

Avevamo studiato ogni dettaglio. 

Un fischio, un suono, un segno di riconoscimento.

Distendevo le mani aperte sopra la tua fredda parete, come faceva  hans dalla parte opposta.

Adagiavo l’orecchio accanto al tuo corpo nell’attesa che tu lasciassi  filtrare un qualche respiro d’amore.

Ci scambiavamo promesse mentre i cuori palpitavano quasi  lambendosi attraverso le tue pareti ruvide.

Speranze scaldavano le nostre  voci che volavano lievi  scavalcando il tuo dorso aguzzo.

Ora sei diventato muraglia  con  grovigli  di filo spinato ed un largo spazio ti  fa da difesa.

 minaccia che inghiotte avida ogni speranza.

Per causa tua ho perso il mio amore ingurgitato dal tuo cemento.

Dovrei avere le ali, farmi rondine per superarti.

Ma tu!   Me lo impediresti,  comunque.

 

Ricordi la tua ultima grande vittoria?….. Era d’estate, nel 1988.

Davanti al  Reichstag, dall’altra parte,  stavano per suonare i……….  Pink Floyd!!

Era una notizia  volata da bocca ad orecchio, giorni prima.

Tanti giovani s’erano addensati agli inizi del filo spinato davanti allo spazio largo che ti fa da difesa. Tutti  eravamo dubbiosi che la notizia fosse vera (sarebbero stati davvero i Pink Floyd?).

Ti scrutavamo con occhi di fuoco e ti sfidavamo, crudele avversario.

Ti sfidavamo perche’ godevamo del fatto che,  nonostante  la tua possente mole, non avresti potuto fermare il suono.  I decibel ti avrebbero vinto, scavalcato come onde d’uragano  per arrivare alle nostre orecchie trepidanti.

Ma, forse, la notizia  era falsa, una voce come tante.

Attendevamo, guardandoti.

Poi…d’improvviso un ruggito,

 come un tuono che squarcia l’aria……

 un attimo di silenzio e…….

Da berlino ovest si alza  un boato!!

Heiliger Gott! 

E’ accaduto. E’ meraviglioso!

Ma quanti sono?? La piazza deve essere immensamente  piena!

Ma tu sapevi.

Tu sapevi, avversario demoniaco.

Tu sapevi.

 Tu,  dovevi vincere, comunque.

I tuoi  cani guardiani  arrivarono in forze.

Con i  manganelli   colpirono le gambe, poi  le braccia.

E noi,

Indietreggiammo,

Indietreggiammo,

 indietreggiammo.

 indietreggiammo fino a non poter percepire che rumori confusi e lontani e  assurdi.

Avevamo raggiunto la zona  che la  Stasi, la polizia segreta, aveva stabilito per l’ascolto :   500 metri da te !!

 .  .  .

La piccola storia e’ finita.

Tuttavia, i muri non sono solo di pietra.

E non si collocano solo ai confini.

E non sono solo quelli visibili.

Esistono anche i muri dell’anima.

I muri dell’anima  interrompono le relazioni. Le soffocano. O ,peggio ancora, le banalizzano.

Muri interpersonali. Muri tra famiglie ,muri tra individui,muri tra cittadini, muri tra cittadini ed istituzioni.

Sono i muri piu’ pericolosi perche’ invisibili ma  onnipresenti.

E’ la lunga, lunghissima storia del flagello dell’egoismo.

L’uomo non dovrebbe essere un’isola circondata da un mare che la protegge dalla contaminazioni dell’altro.

Eppure l’ego di ognuno e’ piu’lungo del vallo di adriano. Piu’alto del muro di berlino. Piu’ odioso del muro americano o israeliano.

Ogni isola dovrebbe utilizzare il mare che la circonda per comunicare.  Il mare unisce, il mare non divide. E’ cosi’ che sentiamo dire spesso, forse troppo spesso.

Eppure, il nostro ego si oppone usando ogni trucco.

Questo io per quanto ridicolo possa sembrare vorrebbe perdurare sempre e dominare . Nella misura in cui morisse il nostro piccolo io  (questo aggreggato di processi psichici, pauroso, disperato aggressivo, opportunistico, manipolante e troppo di rado gioioso)   si svilupperebbe di pari passo la fiducia, la vera gioia e la ferma speranza .cosi’ si esprimeva, anni fa, un benedettino avversato dalla chiesa ad amante dello zen (Willigis Jager).

Ma,  non ci si puo’aspettare che l’ego rinunci di buon grado al proprio predominio.

Evidentemente, non ci interessano affatto lo sviluppo dell’universo, la molteplicita’ delle possibilita’di una vita socialmente vivibile.

Ci interessa solo l’”io” ed il” mio”.

E ci meravigliamo, allora, dei muri esterni.

 E ci fa meraviglia il muro di pietra.

 E ci adiriamo per cio’ che e’ politicamente scorretto.

Non comprendiamo che questi muri (quelli di pietra)  esistono proprio perche’ i muri dell’anima sono

 solidi,

 incombenti,

 invalicabili.

 

CARLO FALZETTI