IL ROCK E’ MORTO. VIVA IL ROCK.

di ROBERTO FIORENTINI

La classifica FIMI dei 10 album più venduti del 2018 è appena uscita: accorpa i 10 album che per vendite (digitali, fisiche e streaming premium) e posizioni dominanti nelle classifiche italiane hanno conquistato il loro posto nella libreria musicale degli italiani.

Ecco la classifica dei 10 album più venduti in Italia nel 2018:

1 ROCKSTAR – SFERA EBBASTA

2 PLUME – IRAMA

3 FATTI SENTIRE – LAURA PAUSINI

4 PLAYLIST – SALMO

5 IL BALLO DELLA VITA – MANESKIN

6 20 – CAPO PLAZA

7 PETER PAN – ULTIMO

8 SIAMO SOLO NOISE – BENJI & FEDE

9 DAVIDE GEMITAIZ – TANTA ROBA

10 DIVIDE – ED SHEERAN

Questa è l’Italia. Ma cosa succede altrove? Questa, invece, è la classifica del 2018 di Billboard, una rivista settimanale statunitense dedicata alla musica. Contiene alcune sezioni dedicate alle classifiche, considerate tra le più precise e dettagliate al mondo:

1 Reputation – Taylor Swift

2   Scorpion – Drake

3   Beerbongs & bentleys – Post Malone

4   The Greatest Showman -Soundtrack

5   DIVIDE – Ed Sheeran

6   Invasion Of Privacy -Cardi B

7   ASTROWORLD -Travis Scott

8   Stoney – Post Malone

9   ? – XXXTENTACION

10 Culture II – Migos

In Inghiterra, la patria del rock, la situazione è questa :

1 THE GREATEST SHOWMAN – MOTION PICTURE CAST RECORDING

2 STAYING AT TAMARA’S – GEORGE EZRA            

3 DIVIDE – ED SHEERAN                

4 MAMMA MIA HERE WE GO AGAIN- MOTION PICTURE CAST                  

5 SCORPION – DRAKE                     

6 BEERBONGS & BENTLEYS – POST MALONE

7 A STAR IS BORN – MOTION PICTURE CAST        

8 LOVE – MICHAEL BUBLE

9 DUA LIPA – DUA LIPA                 

10 KAMIKAZE – EMINEM

Esaminando le tre classifiche saltano agli occhi alcune cose che, secondo me, meritano una qualche riflessione. Per prima cosa la classifica italiana è composta quasi totalmente da musica italiana, con l’eccezione, all’ultimo posto, del ( bel ) disco della star folk-pop internazionale Ed Sheeran, presente anche nelle charts USA ed UK. La seconda cosa è la presenza, davvero importante, di colonne sonore, specie nella classifica inglese. La terza, che è il reale oggetto di questo articolo, è l’assenza praticamente totale del rock dalle classifiche. Basti pensare che l’unico disco in qualche modo riconducibile al rock sarebbe nella chart italiana e sarebbe esattamente quello dei Maneskin, giovanissima band, figlia del talent X Factor. Per il resto rap, trap, pop e qualche cantautore. Insomma ha ancora senso parlare di rock, oggi ? C’è spazio per il genere che ha cambiato la musica, la cultura e persino i costumi delle generazioni degli anni ’60, ’70 e ’80? Ma ovviamente non è solo una questione numerica, casomai di forza, di presenza, di attaccamento al presente. Riesce il rock a raccontare quello che siamo, quello che vorremmo essere, riesce a mettere in scena ansie, conflitti e desideri del nostro tempo? Qualche giorno fa, su La Repubblica, l’ottimo Gino Castaldo ha scritto : “C’era una volta il rock. Cominciò col bacino roteante di Elvis a infiammare i sovversivi ormoni dei ragazzi nati nel dopoguerra, esplose col luminoso verbo beatlesiano, prese forza e consapevolezza con le parole incendiarie di Bob Dylan, con le visioni dei Pink Floyd e di Frank Zappa, celebrò riti estremi con Jimi Hendrix, Rolling Stones, Doors, continuando per almeno un altro paio di decenni a raccontare le trasformazioni del mondo. Ma oggi, cosa è diventata questa irripetibile favola della cultura contemporanea? Il nulla, un enorme e fragoroso vuoto“. Sul tema è intervenuto anche Gene Simmons, il bassista dei Kiss, in una intervista al magazine Esquire che aveva come tema principale lo stato di salute della musica rock: “Il rock è morto e non per cause naturali. Non è morto per anzianità, è stato ucciso. Ci sono ancora delle cose da dire ma è diventato sempre più difficile guadagnarsi da vivere suonando e scrivendo canzoni. Per quelli che sono anche cantautori, creatori della loro musica, rock, soul e blues, il rock è definitivamente morto. E la cosa che mi dispiace di più è che questo tocca soprattutto le band più giovani che non avranno neanche la chance di provarci. Chi suona la chitarra ora dovrebbe smettere visto che l’unica strada è quella di cantare canzoni ad X Factor”. E’ difficile da spiegare, specie per un quasi sessantenne cresciuto con i Beatles, David Bowie e i Cure, ventenne in piena new wave negli anni ’80, cosa vuol dire accendere la radio e trovare solo rap, trap e musica leggera. Persino in Inghilterra, dove il rock è davvero pop(ular), dove in radio e tv, da sempre, passano artisti di tutti i generi, anche quelli più hard, la “nostra “ musica sembra svanita. Oggi soltanto il cosiddetto classic rock sembra ancora in buona salute. Questa estate Rogers Waters ( ex Pink Floyd ) ha fatto ovunque il tutto esaurito e, al cinema, la biografia del cantante dei Queen Freddy Mercury ha avuto un successo davvero planetario. La vendita dei vinili è ripresa con una crescita costante a due cifre. Ma il rock è ( stata ) sempre la musica dei giovani. Perché, allora, oggi i ventenni ascoltano Sfera Ebbasta o Post Malone, che non mi avventuro neppure a definire? Davvero al rock sta accadendo quello che è già accaduto al jazz, nato come musica dei neri dei ghetti delle metropoli americane ed oggi presente soltanto nei festival europei e in locali eleganti del centro città? Non ho risposte, però. Perché non è per niente rock’n’roll dare risposte, ma lo è fare domande. Ed io ho intenzione di continuare a farle, per molto, molto tempo. E di continuare a sentire la mia musica. Long live rock!

ROBERTO FIORENTINI