Progettare il futuro di Civitavecchia

di PATRIZIO PAOLINELLI 

 “Come è possibile che una città millenaria qual è Civitavecchia appaia oggi così decadente, priva di un’identità forte, economicamente depressa? Come è possibile che una città dotata di un ambiente storico-naturalistico da far invidia a chiunque non sia stata in grado di giocare questa carta per combattere la disoccupazione? Come è possibile che Civitavecchia somigli così poco a una cittadina del Centro-Italia e molto di più a una semiabbandonata realtà del Meridione?”.

Così iniziava un libro pubblicato nel 2008 sulla politica a Civitavecchia intitolato La comunità ritrovata (Teseo Editore, Roma) e frutto di un lavoro collettivo di studiosi, esperti, professionisti residenti nella nostra città. Da allora a oggi a Civitavecchia si sono succedute tre differenti giunte comunali.

La prima, impropriamente autodefinitasi delle “Larghe intese” arrivò a fine mandato (2007-2012), la seconda fu messa in piedi dal centro-sinistra ed ebbe vita breve (appena un anno e mezzo, tra il 2012 e il 2013), la terza (dal 2014 a oggi) è guidata dal M5S e sta per concludere la propria esperienza.

Che cosa caratterizza le giunte delle “Larghe intese” e quella del M5S che per dieci anni hanno avuto in mano le redini del Pincio? Il fatto di essere allo stesso tempo simili e differenti. Simili perché marcatamente antipolitiche, differenti perché la prima era guidata da un cacicco locale dalla spiccata vocazione al trasformismo e dalla spregiudicata gestione della cosa pubblica.

L’attuale giunta nacque da un moto di protesta dell’elettorato contro una sinistra incapace di ricambio del proprio personale politico e a pochi mesi dalla sua scadenza si è caratterizzata: a) per un sindaco inadeguato al ruolo di primo cittadino; b) per una seria incapacità politico-amministrativa; c) per un immobilismo che ha inasprito a dismisura gli atavici problemi di una città già di per sé arretrata.

Da questa sommaria ricostruzione emerge chiaramente che nessuna delle criticità individuate dal gruppo che dieci anni fa si era interrogato sulla condizione di Civitavecchia è stata affrontata né, tantomeno, risolta. Anzi, il declino della città è continuato inesorabile: povertà, disoccupazione, fragilità delle istituzioni locali, degrado urbano, servizi pubblici inefficienti e scarsa cultura civica non hanno interrotto la loro parabola discendente tanto da essere così pienamente metabolizzati da corpo sociale da produrre un ripiegamento dei cittadini su se stessi come non si era mai visto dal secondo dopoguerra a oggi.

Un esempio per tutti: per ben tre estati di fila (2016-2018) buona parte della città ha sofferto per l’acqua inquinata da colibatteri fecali, nel 2017 per ben sessantuno giorni di fila. Non c’è stata alcuna reazione organizzata da parte della cittadinanza e le opposizioni al Pincio si sono limitate a qualche comunicato stampa. Quest’inerzia è frutto di una città ormai rassegnata, preda di un fatalismo d’altri tempi e di altre latitudini.

Ma c’è anche un’altra Civitavecchia. Una Civitavecchia che non si rassegna e che è costituita dalla parte sana del corpo politico, dal vitale mondo delle associazioni, da alcuni segmenti del mondo produttivo, da tanti cittadini di buona volontà che cercano un’occasione per impegnarsi.

Tra pochi mesi Civitavecchia torna alle urne, sia per le europee sia per le amministrative. Per uscire dall’attuale stagnazione occorre aggregare le energie sane presenti in città intorno a un progetto per il futuro. Civitavecchia non può permettersi di perdere altri anni, pena il suo passaggio dall’arretratezza al sottosviluppo.

Compreso chi scrive il gruppo che dieci anni fa diede alle stampe La comunità ritrovata era ed è composto da persone che afferiscono alla comunità Città di Leandro. Oggi, dopo tanto tempo, torniamo a occuparci di Civitavecchia assicurando subito i malpensanti che nessuno di noi nutre ambizioni politiche e, come è noto, non deteniamo pacchetti di voti da mettere sul tavolo. Siamo cittadini estremamente preoccupati per la situazione in cui versa la nostra città.

Già oggi a Civitavecchia, che si faccia i saldatori o gli informatici, i cuochi o gli ingegneri, il destino è il pendolarismo verso Roma se non addirittura l’emigrazione. Non a caso Civitavecchia ha iniziato a perdere abitanti. Intendiamo mettere a disposizione della città le nostre competenze per far risorgere Civitavecchia e darle il ruolo che merita nel Lazio, in Italia e in Europa. L’unico modo per farlo è progettare la Civitavecchia del futuro, stimolare le classi dirigenti della città, formare nuove leve. Ci impegneremo in questa direzione per senso di dovere nei confronti dei nostri concittadini e in particolare nei confronti dei giovani.

E’ soprattutto per loro che cercheremo di immaginare un futuro che non sia il precariato, la sottoccupazione, l’emigrazione.

PATRIZIO PAOLINELLI