…. pensieri!

di PIER SALVATORE MARUCCIO ♦
La riscoperta dell’otium, effettivamente praticato e non pensato, nemico dell’inerzia, mi porta nel suo naturale rigetto dei negotia, ad avvertirne, invece, l’esigenza del loro esercizio. Innamorato del mio lavoro, non ne ho mai subito il condizionamento limitativo dello stress. Penso che il supporto adrenalitico, frutto della passione delle scelte, serva ad ognuno per rigenerare il piacere delle scoperte quotidiane.
Tutto (…ed è veramente “tanto “) quello che sta succedendo incombe su di noi con una velocità che ha letteralmente scombinato i parametri spazio temporali cui i ritmi della politica ci avevano abituati.
Perché la Politica? Perché è l’elemento di riferimento imprescindibile per ognuno, anche quando ne vorresti fare a meno. Ed allora ozio e negozio si riuniscono, l’uno a fare da supporto all’altra, e viceversa. Per quanto ci si sforzi, ti rendi conto della loro irrinunciabilita in termini di reciprocità.
La velocità delle apparenti trasformazioni ha generato termini come antisistema e “roba”, pur senza rivoluzionare il loro senso reale. Quello, Grillo, da solo, con Casaleggio con chiunque altro o qualunque altra Forza, Associazione, e chi più ne ha ne metta, ha messo in campo nient’altro che un’altra forza “sistemica”, confermando che il cambiamento della storia non si realizza cambiando le parole. Del resto, “Roba“ ha solo imposto un modo milanese di chiamare “cosa”!
Non ho mai amato l’intruppamento,anche se più volte mi sono domandato perché, dal momento che sfilate e fanfare hanno pur esercitato fascino. Non mi accodo alle condanne preconcette verso chi comanda, soprattutto ora che, per l’appunto è al governo l’anti sistema. Il fulcro del problema non è lì: in Grecia, con espressione onnivora, si dice “…vedremo!” Una volta si diceva anche da noi, con la saggezza di chi sapeva attendere sapendo di possedere il proprio patrimonio di idee e di saperlo spendere.  Mi guardo intorno e vedo una marea, sono tanti, di incapaci. Mi viene in mente Sciascia, ma anche Tommasi di Lampedusa per la profondità significante delle loro espressioni. Certamente oggi abbiamo superato il limite. Incredibilmente, ai Calogero Sedara, ai praticoni della politica, ai “diversamente onesti “, si stanno sostituendo i “diversamente capaci”.
Leggevo l’intervista fatta a De Mita, sul Corriere della Sera. Novant’anni ben portati!
In questo politico di stralungo corso accanitamente democristiano, si coglie in tutta la sua evidenza la lucida amarezza di tempi passati ma c’è anche la ragione del perché del superamento di quel tempo. Non mi era simpatico quel modo democristiano di vedere le cose. Quarant’anni fa Moro, rifacendosi a Platone, diceva che la stagione dei diritti e delle libertà era di fatto superata. E che per salvarsi dal naufragio bisognasse recuperare ai doveri i cittadini, gli italiani.
Il padre era stato il maestro delle elementari di mio padre. Ed era profondamente cattolico come lui. l’Italia dei doveri civici, dell’onestà individuale, stava annaspando nella piena inconsapevolezza delle proprie incapacità che non possono essere solo sopraggiunte ma già ampiamente in essere e manifestate all’epoca.
Ho pensato a me. Quaranta anni fa ero ero immerso a pieno titolo nella mia formazione professionale. Ho sempre avvertito il fascino della politica alla quale, nella partecipazione civica, non mi sono mai sottratto. Ma la Politica era come un campionato di Serie A cui si accedeva con le scuole calcio. Ognuno con la propria.
La c.d. Società Civile era già tale. Significata nella sua specificità, lasciata al suo libero esercizio, senza Frattocchie precostituite (non c’è sarcasmo), laddove era la “strada” a formarti, giorno dopo giorno. L’Italia dei doveri io l’ho frequentata e praticata alla pari di milioni e milioni di altri uomini e donne che non avevano nelle brache di Aronne possibilità di rifugio.
Oggi leggo interi memoriali su come eravamo per giustificare il come siamo. Siamo governati da una tecnica condominiale che è la diretta conseguenza di quanto non è stato fatto o è stato fatto male. A questo va aggiunto quanto comunque è stato fatto.
Una enormità di cose, certo, ma sulle quali ci siamo seduti come nelle cene di Trimalcione. E coloro che ci si sono seduti, ingrassati a dismisura per la loro perspicace e pervicace inerzia, hanno gravato su quelle cose, come il traffico sul ponte di Genova.
Di rinvio e rinvio, i tiranti si sono strappati con quello che è stato. Specialisti nella Scipionica strategia dell attacco in casa altrui, si pensa che ancora una volta questa possa garantire la vittoria. Ognuno per se e Dio per tutti!
Negli ultimi vent’anni il PIL italiano, tra i paesi europei, è l’unico a non essere dignitosamente cresciuto. Ci sarà stata una ragione? Un mea culpa, un passo indietro? Nossignore. E allora dalli col sovranismo, il nazionalismo, l’identitarismo. E, intanto, sovranisti e nazionalisti vanno avanti e la gente li vota. E ciò avviene secondo democrazia.
Arroccati sulle pendici della montagna, non ci rendiamo conto della fragilità delle sue pareti. E invece di passarci la corda, urliamo all’altro di spostarsi. Il tutto condensato nelle suscritte definizioni, strumentalmente usate con la stessa faciloneria e presunzione da ogni parte, da chi ha sempre ritenuto di essere nel giusto, depositario di verità, di cultura, di raffinata sensibilità, e che ha trascinato la nazione dove siamo.
Forse è arrivato il momento di fare il salto di qualità attraverso la ragionevolezza dell’incontro, della matura collaborazione, che, all’epoca di Moro si chiamava compromesso storico e che oggi, mutatis mutandis, con interpreti diversi, la storia catalogherebbe con diversa definizione, attuando l’unico modo di essere solidali che è quello di lavorare finalmente insieme!….già, insieme!
PIER SALVATORE MARUCCIO