50 anni …

di PIER SALVATORE MARUCCIO ♦

Numeri e date fanno parte della stessa categoria, espressione fredda di dati frutto di mero calcolo. Il “numero “ ha la capacità di essere umanizzato dal rapporto con il fatto allorché questo colpisce la nostra attenzione e, nei casi di riferimento, induce la memoria a calarsi nel ricordo nel rispetto del suo corretto esercizio.

Può accadere anche che la coscienza dettata dall’essere stati qualcuno e qualcosa, impedisca di aderire al ricordo quasi fosse una sorta di riesumazione.A ciò si risponde, in genere,con la rimozione. In buona sostanza mi riferisco alla Primavera di Praga ed in particolare all’invasione indebita, criminale ed inaccettabile dei carrarmati russi in Cecoslovacchia.   Era il 68,”quel” 68! Noi tutti, di quelle generazioni, ci eravamo dentro in un modo o nell’altro, da una parte o dall’altra, rivoluzionari e resistenti, tutti convinti di essere nel giusto.

Personalmente non riuscivo a collocarmi, non perché fossi un preconcetto conservatore, ma perché convinto che ci fosse in atto un intruppamento ideologico che rispettavo ma non condividevo. Era il mio modo di sentirmi libero e di reagire alla compressione di una società che andava cambiata.Ero Presidente della Renato Posada, associazione universitaria che portava il nome di un nostro concittadino vittima della barbarie nazista.

L’invasione russa di Praga era il ripetersi di tante altre prevaricazioni. Nel 1956, dodici anni dopo Renato Posata e 13 prima di Piazza Venceslao, c’era stata l’invasione e la repressione nel sangue degli ungheresi dagli stessi russi. In Italia quell’anno fu caratterizzato dal grande freddo. Quel 68 Saigon subiva i bombardamenti per la sua liberazione. Ian Palach, uno studente universitario ceko, si dette fuoco come un bonzo per gridare con forza che morire era l’unico modo di vivere.

Io e qualche altro demmo vita ad un movimento spontaneo che chiamammo “Gente Libera per Ian Palach”. Partecipammo ad un Consiglio Comunale e successe il finimondo. Sindaco era Archilde Izzi, un galantuomo socialista, che governava la città con comunisti e democristiani. Se solo volessi dare una connotazione minimamente polemica, aggiungerei che fummo letteralmente aggrediti. Non è questo il punto e non voglio soffermarmi su questa parte che considero un momento del mio percorso civile. Desidero evidenziare che i  fenomeni storici vengono vissuti e, proprio per questo, vanno ricordati. Rimango perplesso nel verificare che solo qualche straccetto di commento sia apparso a ricordare un fatto che suscitò, per la prima volta, la recisa condanna del PCI  di Berlinguer.

Noi siamo sul blog a dialogare. Le analisi storiche, le discettazioni tecniche sulla politica, sulle ragioni e sui torti, le lascio, tutte, a coloro che lo fanno per professione, ben avendo le mie idee sempre disposto a modificarle nella speranza, costante, di poterle rinfrescare, aggiustare, o mantenere. Quel fatto, quella libertà bruciata, che non si può liquidare come “Storia”, rimane dentro di me a far parte del mio patrimonio di esperienze. Rimane il rammarico di non averne letto o sentito commenti e riflessioni degne di quanto accadde. Nel ricordo mi rimane, invece, la “cronaca “. Archilde Izzi con le mani nei capelli e Pucci che cercava il confronto….anch’io non ero tenero: siamo diventati amici e, con lui, anche con altri.

Forse, se la Storia si fa leggere, l’insegnamento che ne ho tratto, il più diretto ed efficace, è che da ogni fatto, se affrontato con il giusto equilibrio, accantonando orgogli e gratuiti pregiudizi, si traggono grandi vantaggi. A volte, stima, giusta considerazione, rispetto ed anche amicizia. Il che non è poco!

PIER SALVATORE MARUCCIO