DOWNSIZING

a cura di PIERO PACCHIAROTTI 
ITFF grazie alla preziosa collaborazione con “Recensioni FILM”  presenta la recensione del film:       DOWNSIZING

 

Written by MACHINEGUNB

Downisizing segue le vicende di Paul Safranek (Matt Damon), un uomo che conduce una vita modesta e che, insieme alla moglie, sogna un grande cambiamento. Il film è ambientato in un presente ipotetico in cui gli scienziati hanno trovato un modo per rimpicciolire gli uomini, al fine di far fronte alla crisi mondiale causata dal costante aumento della popolazione e della produzione di rifiuti. Paul e sua moglie decidono di correre il rischio di sottoporsi a questa pratica controversa, ma non tutto andrà secondo i piani.

Foto 1

Questa storia sembra quasi essere divisa in due parti; la prima è una specie di commedia sociale dai toni un po’ amari concentrata sull’esistenza di Paul, sulla ripetitività delle sue giornate, sui suoi problemi e su come questa scoperta del rimpicciolimento lo stimoli e lo incuriosisca; per Paul infatti tutto ciò rappresenta un’opportunità per fuggire da una vita di rinunce economiche e di insoddisfazioni lavorative, il tutto con la libertà di agire sapendo che quello che compie è un gesto eticamente corretto. Poi c’è una leggera transizione in cui si passa alla vita-da-piccoli, un momento in cui Paul stesso non capisce più le motivazioni che l’avevano portato ad intraprendere quella strada, un momento in cui si perde e si ritrova ancora a fare le stesse cose che faceva prima assumendo una routine rassicurante per rientrare nei binari dell’unico metodo esistenziale che conosceva, quello lavoro-casa-ordine-cucina-educazione, dunque pare che nulla davvero sia cambiato dalla sua fase precedente.

Foto 2Il tutto esplode quando Paul conosce Gong Jiang, una vietnamita ribelle che ha subìto il trattamento di miniaturizzazione in prigione contro la sua volontà, che improvvisamente si impossessa della storia costringendo il povero Paul in una serie di attività forzate, che però ad un certo punto, lo aiuteranno a capire qual’è il suo posto nel mondo e cosa vuole fare della sua vita. Tutte queste fasi narrative che il film attraversa rendono Downsizing difficile da collocare e da inquadrare, perché proprio nel momento in cui sembra aver preso una strada, la cambia e questo succede più volte e a più livelli, di stile, di tematica, di registro; la storia quindi sembra accartocciarsi senza concludersi e spesso confonde lo spettatore.

Foto 3

Le tematiche affrontate sono molte e anche importanti, vanno dalla questione ambientalista, al disagio della classe media, al desiderio incurabile che abbiamo per il lusso, al vizio tutto americano di costruire siti abitativi plastici e perfetti che poi nascondono sfumature di disagio ed alienzione, alla povertà estrema mai assistita, alle sette, insomma un calderone di argomenti che meriterebbero ciascuno di essi un intero film. Downsizing è originale, profuma ancora di festival, e porta con sé una specie di freschezza data dalla buona idea di partenza ma sarebbe stato meglio concentrarsi su uno solo degli aspetti. Personalmente a me sarebbe piaciuto vedere un film tutto su Paul, sul suo prima, su come è arrivato ad accomodarsi su una vita che non voleva, e sul suo poi, magari senza privarlo dell’incontro importante con Gong Jiang, ma evitando di disperdere i personaggi in viaggi, interiori e non, che ad un certo punto portano lo spettatore a chiedersi “ma come ci siamo arrivati qui?”.

Foto 4

L’altra grande domanda che ancora mi ronza in testa è “cosa voleva dirci Alexander Payne?”. Giuro che non lo so, la mia idea spiccia è che quando un film non risponde a questa domanda anche se è carino, originale e indubbiamente un prodotto colto, ha comunque un bel difettone di base, mi dispiace ma è così, e questo grande PERO’ mi fa concludere con una specie di rimandato, ovvero un po’ quello che i professori dicevano a mia madre ai temuti ricevimenti, basi e potenzialità ci sono…ma poi si perde!

MACHINEGUNB