IL PENDOLO LIBERO – Il valzer dei moscerini.

di DARIO BERTOLO ♦

Il valzer dei moscerini.

Chi pensa che il valzer dei moscerini sia solo il titolo del famoso brano, diventato poi una vera e propria icona nel suo genere, cantato da Cristina D’avena nell’ormai preistorico 1968, sbaglia di grosso.

Giravolte, trottole, volteggi, improvvisi mutamenti, voltafaccia. I loro movimenti all’interno dello sciame, secondo un autorevole studio recente di fisica statistica non sono affatto casuali, anzi rispondono a precise dinamiche riconducibili al predominio del territorio e alla conquista del potere.

Non c’è bisogno di essere acuti osservatori per notare come le similitudini tra il mondo animale e quello antropico siano così marcate, e a maggior ragione quando queste si proiettano in scenari come quelli che si prospettano e che, naturalmente, guardano alle prossime scadenze politiche ed elettorali.

Si sta per inaugurare quella che molti ribattezzano “la sagra delle promesse”. Una stagione di sorrisi accattivanti, pose fotografiche disinvolte, slogan ammalianti, rassicuranti e ideologicamente rivoluzionari.  Oltre, naturalmente , un’inondazione di parole.

Tra l’altro le congiunzioni astrali mai come quest’anno sono favorevoli al perpetuarsi della rappresentazione onirica meglio nota come “elezione dei rappresentanti del popolo sovrano”.

Politiche, Regionali, Europee e (forse, chissà..) anche le amministrative locali. Un tripudio di proclami, accordi diurni e smentite notturne, accorpamenti multiformi, coalizioni variegate, improbabili, incerte e imbarazzanti, dichiarazioni incoerenti e sconclusionate, nemici che si odiavano e ora si amano e amici da tradire senza scrupoli. E ancora mezze parole mai pronunciate, mezze verità mai ammesse e mezze bugie mai smentite, decisioni prese ma mai condivise, circoli riservati aperti a tutti, figure e mezze figure, comprimari e comparenti. Candidature reiterate, compulsive, ormai assuefatte del tutto alla impopolarità e al pubblico ludibrio.

D’altronde nell’immaginario collettivo, essere protagonisti di stagioni come queste, comunque e come vada, equivale a ritagliarsi uno spicchio di visibilità che, per quanto minima e ininfluente se rapportata a livelli superiori, garantisce negli anni l’immunità all’oblio che è, in realtà, il vero nemico di politici, artisti e figuranti.

Quindi che inizino le danze. Sulle note di un rassicurante Valzer Viennese, di una tumultuosa Marcia di Radetzky, di una imperiosa Cavalcata delle Valchirie oppure di una semplice suonata dei zampognari questo sarà tutto da vedere.

Però vi immaginate come i  moscerini saranno contenti di sapere che per una volta qualche altra specie vivente ha mutuato il loro curioso stato sociale ?

DARIO BERTOLO