INCOMUNICABILITÀ

di MARIA LETIZIA GALDI ♦

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INCOMUNICABILITÀ

Stefania

  • A Dicembre ci sono i concorsi e io non so se la spunto, Rainer. Vinceranno le tette, pare, e il culo, l’ho saputo da Giò. Il consiglio di Giò? Farsela amica questa Sensini…no… Filardi, Daniela Filardi, che ha più culo che cervello. Questa amichetta dell’illustrissimo cattedratico, e poi via libera, Rainer. Rainer è lei la bellona che mena la danza. Le sue tecniche? Veste in modo castigato, regala col contagocce le sue grazie, e piange, piange, racconta storie che straziano su di lei e la sua famiglia, e i prof, tutti commossi, oh povera ragazza, oh povera micetta … La solita solfa, Rainer, la compassione è di maniera. Lei è una che fa certe robe, dicono. Dicono che Daniela Filardi ci sa fare fra le lenzuola, o per meglio dire, sulla scrivania del prof la sera. Hanno tanto da lavorare, loro… le segretarie, col poco personale che c’è, fanno i turni e alle cinque in dipartimento non c’è un cane. O meglio, c’è. Ci sono loro, Daniela e il prof. Tu lo capisci, Rainer. Non hanno mica vent’anni questi accademici, e così vanno in brodo di giuggiole con poco: qualche servizietto alla svelta, e in cambio ecco, voilà una pubblicazione a doppia firma… o singola, dipende. E io che faccio, seguo il consiglio di Giò? Mi ha detto, fattela amica alla Filardi, Attraverso lei arrivi a Silvestri, mi ha detto Giò. Così pubblichi il tuo lavoro mi ha detto Giò. E mi risparmio la trafila, mi risparmio la fatica… la commissione del dipartimento, l’editore… ‘sta roba, Rainer. Vuoi ancora del pesce…  Vuoi ancora due triglie, Rainer, vuoi del vino?”

Rainer

  • Io vorrei soltanto raccontarti il mio sogno. L’ho letto in un libro, e stanotte quel sogno è diventato il mio sogno. Guarda il mio viso: non vedi il mio sguardo sereno il volto disteso, una gioia profonda che trasluce dalla mia anima finalmente sgombra di tanti fardelli? Lo vedi? Stefania mi guardi? Stefania io oggi sono colmo di pace…

Stefania

  • Mi segui? Mi segui per favore? Dicevo: io così arrivo a Silvestri, dicevo, Rainer io arrivo a Silvestri attraverso Daniela la bella… la pupilla dei suoi occhi. La furbona di Bari. Eh… voi uomini invecchiate e diventate un po’ citrulli, caro Rainer! Così ha trovato la formosetta e ora è al settimo cielo il caro e vecchio Silvestri. E se è lei che intercede io non posso che farmela amica, quella. Però, mi chiedo, ti chiedo: ci sono altre mosse?  E quali? E forse… forse sì e forse no. Per esempio: cambiare obiettivo. Raganà. Ci sarebbe Raganà ma ha meno prestigio. Raganà ha perso potere, non ha il potere di Silvestri. Ha i titoli, eccome se ha i titoli, ma è uscito dal gruppo, e uscire dal gruppo… è la fine, caro Rainer. Ti spiego: lui, Raganà, lui stava nel gruppo della sinistra, o meglio: lui era… del centro. Del gruppo di centro, che guarda a sinistra. Mi segui?

Rainer

  • Ho sognato, Stefania stanotte ho sognato quel sogno del libro. Mi trovavo su un prato verde smeraldo: era l’alba. Guardavo la luce albeggiante color ciclamino mentre lassù si faceva strada un riverbero azzurro.  Intorno vedevo un paese di case minuscole, baracche e taciti steli splendenti e ritti come cristalli e prati selvaggi…

Stefania

  • I gruppi contano, sai. I principali sono tre, te lo stavo dicendo, Rainer. In uno di questi tre gruppi convergono tutti i cattolici, o quasi…. o quasi! Un altro gruppo sicuramente è schierato a sinistra, o quasi! E uno, invece, è più a destra, ma non poi di tanto, insomma: quasi … E c’è chi entra e chi esce: nuovi prof e vecchi finalmente in pensione. Si fanno e si disfanno e questo è quanto, Rainer. C-c-cioè: si fanno e si disfanno, secondo le situazioni e le emergenze e le convenienze, Sono strumenti di manovra e anche questo va detto… E io l’ho detto, Rainer. È chiaro?

Rainer

  • Ho sognato che camminavo camminavo… ed ecco mi trovo davanti a una casa. C’era sull’uscio un piccolo batocco… toc toc… questo improvviso rumore più antico, più solido e così dignitoso mi rincuorava… toc toc… la porta si apre e un rosato lucore si insinua in quella fessura e poi dilaga come un mare color ciclamino fino a laggiù, laggiù. E in quella luce incantata tutto sembrava galleggiare come su un mare di bambagia rosa.

    Stefania

  • Però Rainer il gruppo dei cattolici non è un gruppo omogeneo, tu lo capisci, non è… non è un gruppo compatto, è un gruppo… composto dai cattolici, e va bene, questo qui lo sappiamo, ma… sono più a destra, tu lo capisci, non tutti, alcuni… più a destra. E poi: c’è ancora un altro sottogruppo del primo, quello composto da cosiddetti cattolici cattolici. Dai cattolici più illuminati. E dov’è Raganà? Dicevamo: Raganà si è spostato, e va bene. Veramente va male, nessuno, ma proprio nessuno sa quali sono i suoi santi, i suoi punti di riferimento, e senza sapere, tu lo capisci, Rainer, non posso…E quindi: tira la somma Rainer! gira e rigira non mi resta che il carissimo l’esimio e l’illustrissimo Silvestri. Che è proprio quello e oramai l’hai capita, è quello che tocca il cielo con un dito per la bellona. Ci siamo capiti, Rainer… Rainer? Vuoi l’insalata Rainer?

Rainer

  • C’erano tanti lettini uno vicino a quell’altro e anche due culle. La luce era rimasta sull’uscio, c’era solo un lumino stringicuore che dava all’ambiente un chiarore pesto e soffocato. Eppure io vedevo quei volti di bimbi sereni nel sonno. Non un rumore intorno, forse solo il segreto e remoto pulsare di quei piccoli cuori…

Stefania

  • Stamattina ero al bar con Mario Raulle, e si parlava di Pareto, beh sì di Pareto, siamo sociologi no? E sai quello che si dice sul povero Pareto, che era un fascista… cioè… un precursore del fascismo… Poi è caduto il discorso su Silvestri e io gliel’ho detto, perché oramai lo sanno tutti che Silvestri sta dietro al sederino dorato e lei in cambio dei suoi servizietti… voilà che vince il concorso! E Mario Alt! Mi dice. Fermati Stefi. Cara Stefi non contare su Silvestri. Darai mica retta a quella marpiona della Giovanna, per caso! Giovanna manovra per sé, per i suoi… sei dei suoi? No. E poi, è una cosa ridicola, veramente ridicola – mi dice Mario Raulle – ma se è proprio Giovanna, se è lei che è ammanicata con Silvestri. E quindi, e allora… se lei vuole, ma vuole? Non vuole… Ti dice di andare da quella di Bari come entratura. Come entratura per il gran capo. Silvestri… e figurati un po’, mi fa Mario Raulle. Sveglia, svegliati Stefi. E poi – Rainer mi senti? Mi senti Rainer? – Non è finita. Mario mi dice: lo sai o non lo sai che per le pubblicazioni, ci vuole sempre, ci vuole comunque, il placet di Laura Guglielmi? Della Guglielmi? Della Guglielmi! Oh povera me, faccio io. Quella befana. Quella vipera della Guglielmi. Caro Mario – gli ho detto – con la Guglielmi io sono fuori, sono out. Io ho chiuso se in commissione c’è la Guglielmi.  O ci si prende o non ci si prende a questo mondo e così va il mondo, caro Rainer. Questa è la legge. Ci piaccia o non ci piaccia questa legge è viva e vegeta, Rainer. E io lo vedo ogni giorno…

Rainer

  • Tutta la mia apprensione spariva come dentro un gorgo benigno, spariva in quell’imprevista e straordinaria visione. Mi sembrò di sentire qualcosa di nuovo, suoni e melodie di cui ero il solo a godere, finalmente sciolto dall’abbraccio fatale dello spirito dei tempi. Finalmente libero e puro! L’aria era leggera leggera… ed ecco… un piccino si sveglia. Si guarda intorno smarrito, singhiozza, una bambina nel lettino vicino mi guarda e mi tende le piccole tenere manine e piange sommessa, poi un altro poi un’altra e ancora ancora. I piccini sono svegli ma non sono felici, cercano, cercano, cercano forse la mamma o il papà o comunque un abbraccio. Io svevo uno zainetto: forse lì dentro, pensai, ci sono ben custoditi e protetti come un messaggio nella bottiglia, sigillati in quello zainetto ci sono forse giochi e favole consolanti? Apro lo zainetto…

Stefania

  • Rainer mi ascolti? Allora Mario Raulle mi guarda, e mi fa: cara Stefi, mi è venuta un idea. Saresti disposta a venire con me, con noi, nel mio gruppo? Sarebbe tutto più semplice, lo capisci. Te ne infischi di Silvestri, te ne infischi della sgualdrinella. Ti unisci al nostro gruppo e dici giuro, lo giuro, sarò leale con voi. Stefi che ne pensi? E io resto lì come una scema. Non sapevo più che dire, Rainer, davvero. Da un lato il vantaggio che mi procuro con questa mossa. Lasciare il mio gruppo, entrare in un gruppo che conta di più, molto di più. Ma, caro Mario c’è un ma… gli ho detto. Caro Mario io non posso tradire. Tradire? – fa lui – tradire? Parole, paroloni fuori luogo. Fuori luogo? Caro Mario io ormai sono bella e schierata, gli ho detto. Non cambio, gli ho detto. Ma va là… ma va là! – mi fa Mario Raulle. E mi sorride con un sorrisetto … ridacchia, ridacchia… e io avevo un diavolo per capello, Rainer. Anzi io HO un miliardo di miliardi di miliardi di diavoli, Rainer. E lui, lui continuava a ridacchiare e a sghignazzare. Gli ho voltato le spalle, mi è preso un odio per Mario, mi è preso un odio per Giò. Bell’amica e complimenti. Un odio per Mario, Giovanna… e tutti. Per tutto.

Rainer, mi ascolti?

Rainer

  • Stefania, il sogno continua. Ero io, mi muovevo tra i lettini. Tendevo le braccia, sollevavo un bambino poi un altro. C’ero io, e quei bambini piangenti. Ero sollecito e trepidante. E all’improvviso trovavo le parole giuste, la mia voce è pacata, dolce melodiosa. Parole che devono avere fatto presa: una lingua arcana a me ignota fluisce lieve dalle mie labbra e i piccoli volti si rasserenano, cominciano a spuntare i sorrisi, e poi risatine di gola, tante piccole scarnite braccine si tendono verso di me.

Stefania

  • Un’altra giornata così e io vado in vacca! Rainer. Sono andata giù in centro. E sai cosa ho comprato? Comprato… mi segui? Ho comprato un nuovo pc all in one. Mi segui? E ho comprato un cappotto. E poi… mi è venuta una idea. Questa idea. Voglio fare un viaggetto, ma sì. Sono andata su Internet e ho preso un po’ di offerte. Ho annotato i percorsi… e…

Rainer

  • Nel sogno disegnavo i paesaggi dell’anima, e mormoravo agli infermi: sbaraglieremo le piaghe dei vostri corpi indifesi. Consegnatevi al vostro dottore, ricacciate giù in gola la disperazione… siate vivi. Siate vivi! E così… Stefania io ho sognato che così parlavo…

Stefania

  • Rainer, mi segui? I prezzi, gli orari… tutto. Leggo? E allora: Irlanda mille e ottocento euro. A testa. Dieci giorni. Compreso il nolo dell’automobile… le pensioni col breakfast, e due ticket, per un concerto.”

Rainer

  • E mentre parlavo disegnavo disegni bellissimi con matite d’argento, di rubino e di giada. Pinnacoli che sfumavano in cielo con luminose opalescenti, giogaie lucenti, torri purpuree che s’incendiano, abbaglianti falò. Disegnavo montagne, e le vaste distese di neve rosata. Ho sognato che riempivo le stanze, e gli interminabili corridoi di quella cruda casa della sofferenza con immagini d’incanto. Mostravo agli infermi visioni fatate, rimedi fatati per tutti i crucci e le deprivazioni.

Stefania

  • Oppure: il Messico! Tremila e trecento. Viaggio aereo in classe business, Rainer. Oppure… in India. Si brinda, il trentuno dicembre, nella reggia del sultano. Oppure, Rainer. Rainer, mi segui? Oppure: le isole del Borneo. I tagliatori di teste e le visite alle piantagioni di the. E poi le visite alle piantagioni del caffè. Quanta roba. È un po’ troppa? Può darsi. Oppure: la Suisse. Tutto il giro dell’Engadina. Il laghetto di Sils Maria… e sai quello di Nietzsche, Rainer. Dove lui vide gli eroi greci… con gli elmi, il prode Aiace coi pennacchi. E anche Agamennone il crinifluente. Bha… bhè. Oppure Parigi.  Oppure…

Mi ascolti? Rainer mi ascolti? Rainer vuoi ancora vino?

Rainer

  • Poi mi sono risvegliato e così ho perso la mia gioia. Stefania, mi sono risvegliato e ho maledetto il mio risveglio. Perché non continuo a sognare che ancora cammino leggero leggero… Sognare, ancora sognare che io racconto altre favole belle. E dorme la quieta campagna d’intorno, e la luna, la luna rischiara i miti profili delle colline…

Stefania

  • Rainer, Rainer… Mi senti? Insomma, cosa ti prende? Io ho avuto l’idea della candela, stasera. Rainer la vedi la candela accesa? Rainer ti piace la candela accesa mentre si mangia? Io invento e provo e ce la metto tutta, sempre! Tu invece non sei quello di una volta, giuro. Rainer e non è mica una delizia, non è una gran roba le cene così… giuro! Cos’hai, Rainer?

Rainer

  • Stefania, io ho puramente, e semplicemente, un senso crescente e inarrestabile di estraneità.

 

MARIA LETIZIA GALDI