Perché è giusto ( e necessario ) approvare lo Ius Soli.

di ROBERTO FIORENTINI ♦

La dichiarazione di principio l’ho fatta nel titolo. Quindi, per quanto riguarda la comunicazione ai tempi di Facebook, potrei anche finirla qui. Ma su Spazio Libero – per fortuna – si può argomentare e quindi lo faccio. Vorrei partire dal fondo dell’ex direttore de La Repubblica Ezio Mauro dello scorso 14 settembre, nel quale si sottolineava un fatto davvero fondamentale e, per me, estremamente condivisibile: la cosiddetta linea Minniti, che comprende maggiore attenzione nell’accoglienza indiscriminata dei migranti e una indiscutibile stretta, anche mediatica, ( che porta con se un vago profumo di destra ) nei confronti di una posizione di grande tolleranza, deve ( il giornalista Mauro lo sottolinea , ed io con lui ) essere controbilanciata da aperture nei confronti di quel mondo. A più doveri devono conseguire anche più diritti. Lo ius soli (tra l’altro già ampiamente temperato nella legge all’attenzione delle Camere) potrebbe ben rappresentare la risposta di un Paese civile,laico ,aperto e tollerante, ma al contempo attento alla sicurezza e alla sostenibilità del fenomeno migratorio, nei confronti del partito delle ruspe e alla vergognosa campagna, fomentatrice di odio verso gli immigrati, portata avanti  da giornali quali LiberoIl Giornale e da alcune testate giornalistiche televisive.

Se non si hanno gli occhi foderati di prosciutto ( o non si è completamente in malafede ) non si può certo negare che il sentiment del popolo italiano in tema di accoglienza, di immigrazione e di accettazione del diverso stia lentamente ma decisamente virando verso destra. In un recente sondaggio dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza si è certificato che la quota di italiani favorevoli allo ius soli è calata al 52% dal 57% di Giugno 2017 e dal 70 % di Febbraio dello stesso anno. Negli anni precedenti il dato aveva toccato anche percentuali dell’80 %. Un giretto sui social network, dove il razzismo tocca non di rado vette inaccettabili ( e prende di mira spesso la Presidente Boldrini ), non può che confermare questa sensazione. Gli italiani hanno paura. Questa paura è spesso assolutamente ingiustificata ma non per questo deve essere ignorata. Anzi, riprendendo il citato articolo di Ezio Mauro, una grande responsabilità del centro sinistra ( e del PD in particolare ) è proprio rappresentata da questa sconfitta culturale. Lo spirito di tolleranza, sia quella di matrice cattolica sia quella più propriamente di sinistra, sta fortemente perdendo colpi nei confronti di un sentimento composto da un mix di paura, chiusura e rifiuto, che alimenta anche il consenso elettorale della destra e del M5S, che su questi temi è certamente allineato a Salvini e Casa Pound. La sinistra non è stata capace di far comprendere gli aspetti positivi di una società plurale, aperta, tollerante e multiculturale, forse anche a causa di una gestione sbagliata e caotica del fenomeno migratorio.

Ma torniamo allo Ius Soli. Esattamente di cosa si tratta? La legge presentata dal PD introduce due nuovi criteri per ottenere la cittadinanza prima dei 18 anni: si chiamano ius soli (“diritto legato al territorio”) temperato e ius culturae (“diritto legato all’istruzione”). Lo ius soli “temperato” presente nella legge presentata al Senato prevede che un bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve aderire ad altri tre parametri:

– deve avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;

– deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;

– deve superare un test di conoscenza della lingua italiana.

L’altra strada per ottenere la cittadinanza è quella del cosiddetto ius culturae, e passa attraverso il sistema scolastico italiano. Potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie). I ragazzi nati all’estero ma che arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.

La legge, cui forsennatamente  si oppongono le destre, i cinquestelle e moltissimi giornali, quindi, riguarda i bambinii ragazzi, i compagni di scuola dei nostri figli. Si tratta di ufficializzare l’italianità di tanti che già ora sono italiani di fatto, spesso non parlano nemmeno bene la lingua d’origine e conoscono persino meglio il dialetto della città in cui vivono. Cosa ci sia di pericoloso e sbagliato in questo, è difficile da spiegare persino per i più accesi tra i detrattori. Cosa ci sia di positivo, invece, è talmente evidente che non necessita neppure di spiegazioni ulteriori. Basti dire che a maggiore integrazione naturalmente corrisponde minore attrazione verso l’integralismo e la malavita. Rinunciare ad approvare questa legge, prima della fine di questa travagliata legislatura, è una sconfitta, è una resa alla dittatura del sondaggio, è il sintomo di un ascolto eccessivo della cosiddetta pancia della gente, è la rinuncia ad una norma che distingua sul serio la differenza tra chi è progressista e chi conservatore, una specie di  piccola abiura della nostra identità politica. Credo che  fino alla fine bisognerà provare ad approvare questa legge, spiegandone bene le motivazioni. Purtroppo temo che in questi mesi la real politik avrà la meglio, ma, nel mio piccolo, questo articolo vuole essere  un contributo per alimentare la speranza che, in Parlamento,  invece prevalgano la speranza, la tolleranza e l’integrazione.

ROBERTO FIORENTINI